ASSEMBLEA ABI, VISCO: ECONOMIA GLOBALE SENZA VIGORE

Quella che vi riportiamo è l’introduzione del discorso integrale di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, all’assemblea degli Associati ABI

L’economia globale stenta a prendere vigore. Secondo le principali istituzioni internazionali, quest’anno la crescita del prodotto mondiale sarà la più contenuta della contrazione del 2009. Nel bollettino economico che verrà pubblicato nel pomeriggio, il ritmo di espansione del commercio internazionale è valutato oltre due punti e mezzo in meno che nel 2018, all’1,5%. Su queste prospettive davano rischi al ribasso legati al protrarsi delle tensioni commerciali al rallentamento dell’economia cinese, alle incognite su tempi e modalità di uscita del Regno Unito deall’Ue. Nell’area dell’euro, la crescita resta debole. Le incertezze sull’economia globale incidono negativamente sulle esportazioni, sulla produzione manifatturiera e sulle aspettative di famiglie imprese. Secondo le proiezioni elaborate in giugno dall’Eurosistema, nel 2019 il Pil aumenterebbe dell’1,2%, per il 2020 la previsione è stata ridotta all’1,4%. La dinamica dei prezzi rimane contenuta e le attese di inflazione desunte dalle quotazioni dei contratti scambiati nei mercati finanziari sono particolarmente bassi.

LA BCE E L’ITALIA
All’inizio di giugno, il Consiglio direttivo della Bce ha confermato il tono fortemente espansivo della politica monetaria. In assenza di miglioramenti nel quadro macroeconomico, saranno necessarie ulteriori misure. Nelle prossime settimane il Consiglio continuerà a valutare come ricalibrare gli strumenti a sua disposizione. Nonostante il lieve miglioramento nel primo trimestre di quest’anno, in Italia l’attività economica ristagna, risentendo soprattutto della perdita di vigore del ciclo industriale. Secondo le nostre indagini, le imprese si attendono un allentamento della domanda nei prossimi mesi e un’espansione molto modesta degli investimenti nel complesso dell’anno.

A RILENTO LA CRESCITA DEL PIL 
Nella proiezione centrale riportata nel Bollettino, la crescita del Pil è pari all’0,1% nel 2019 e a poco meno dell’1% nella media del biennio successivo. Su queste stime pesano rischi connessi sia con gli sviluppi internazionali sia con la domanda interna. La fiducia di famiglie e imprese potrebbe risentire di incertezze sulla politica di bilancio, dissipate per l’anno in corso ma ancora vive per il successivo. In un concetto di generalizzata riduzione dei premi per il rischio che ha riflesso le attese di maggiore accomodamento monetario nell’area dell’euro, le tensioni sul mercato dei titoli di stato italiani si sono attenuate. Con la decisione della Commissione europea di non raccomandare l’avvio di una procedura per disavanzo eccessivo, a seguito della riduzione dell’indebitamento netto atteso per l’anno in corso, lo spread è sceso ulteriormente al di sotto, ieri, dei 200 punti base.

PRUDENZA A LUNGO PERIODO
Per consolidare questi risultati, e ridurre ulteriormente il costo del debito pubblico, l’orientamento prudente della politica di bilancio andrà confermato in un quadro di già lungo periodo. Lo spread supera ancora di 60 punti i valori non bassi prevalenti nell’aprile 2018. Rispetto alla Spagna, che come l’Italia ha fortemente risentito della crisi dei debiti sovrani, il differenziale di rendimento è di oltre 120 punti; era attorno a mezzo punto percentuale nell’aprile dello scorso anno. Se il calo del differenziale continuasse, e il costo del debito scendesse sotto il tasso di crescita nominale del Pil, come già è avvenuto negli altri paesi dell’area dell’euro, sarebbe più facile ridurre l’incidenza del debito sul prodotto.

LA DOMANDA DEL CREDITO RESTA DEBOLE
Il riassorbimento dello spread attenuerebbe anche i rischi per le condizioni di accesso al credito. Le tensioni sui titoli del debito pubblico hanno depresso le quotazioni obbligazionarie private e i corrispondenti prezzi di emissione, specialmente per le banche. I tassi di interesse sui prestiti alla clientela nell’anno finora risentito in misura contenuta, anche grazie all’elevata liquidità e al miglioramento dei bilanci degli intermediari. Tuttavia segnali di irrigidimento delle condizioni di accesso al credito sono emersi dalla metà del 2018, soprattutto per le imprese di minore dimensione e per quelle del Centro Sud; in un contesto di debolezza della domanda di credito, ne è seguita, dall’inizio di quest’anno, una moderata contrazione dei prestiti alle società non finanziaria.

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