BORSE EUROPEE DEBOLI NEL FINALE. STERLINA ANCORA IN RALLY

Scambiano senza una direzione precisa le borse europee. Trump ufficialmente in stato di accusa per impeachment. Petrolio in attesa delle decisioni Opec

 

Le borse europee chiudono contrastate, con accelerata finale al ribasso che lascia sopra la parità soltanto Parigi. E’ la conferma che il mercato non sa ancora bene che direzione prendere e soprattutto di chi fidarsi. Se delle fonti americane come Bloomberg, che definisce le trattative Usa-Cina molto vicine a una conclusione positiva, o di Donald Trump, da oggi  ufficialmente in stato di accusa da parte della speaker della Camera Nancy Pelosi per aver violato la Costituzione: per il presidente americano ogni accordo sarebbe preferibile dopo le elezioni 2020. E la stessa cosa vale per l’Opec. L‘Arabia Saudita ha smentito di voler aumentare il taglio della produzione di petrolio da 1,2 milioni a 1,7 milioni di barili. Ciò nonostante, questa eventualità dovrebbe essere discussa durante l’incontro di domani. La proposta però sarebbe di un intervento valido fino a marzo 2020 e non fino a dicembre dell’anno prossimo, come inizialmente era previsto. L’euro dollaro supera nuovamente quota 1,11, la sterlina si rinforza ancora, con i mercati che ormai hanno scommesso sulla vittoria larga dei conservatori alle elezioni del 12 dicembre. Dopo aver superato i 59 dollari al barile, massimo degli  ultimi 40 giorni, il petrolio si riassesta in area 58,6 mentre l’oro si mantiene nei valori della viglia, sotto 1.480 dollari l’oncia.

 

EQUITY

Dax 13.064 (-0,65%)

Peggio delle attese gli ordinativi alle fabbriche tedesche, Francoforte è la prima tra le borse europee a virare in negativo e si riporta appena sopra quota 13.000 punti. Oltre a rimanerci, trascina giù anche Milano e Madrid. Le perdite rimangono comunque sotto il punto percentuale.


Grafico Dax by TradingView

 

Ftse Mib 22.969 (-0,28%)

A Piazza Affari si registra la storia di borsa della giornata, con Moncler che vola a +6,9% sull’interesse da parte della holding francese Kering, movimenti che hanno dato energia all’intero comparto del lusso. Governo e sindacati però si ritrovano nuovamente una patata bollente dopo l’annuncio dei tagli di Unicredit. E’ ancora una volta l’Ilva: sul tavolo delle trattative, ArcelorMittal ha proposto 4.700 esuberi entro il 2023.

Cac 40 5.801 (+0,03%)

Regge l’incertezza che si manifesta sui mercati soprattutto nelle ultime ore di contrattazioni. Maglia rosa tra le borse europee ma appena sopra la parità. Dai 5.966 punti del 23 novembre scorso, e quindi molto vicina ai 6.000 punti,  Parigi si ritrova appena sopra quota 5.800. Kering, che stando a Bloomberg sta trattando l’acquisto di Moncler, ha chiuso con un guadagno dello 0,4%. In Francia, nella giornata di oggi, si è tenuto uno dei più imponenti scioperi nazionali degli ultimi decenni. La protesta contro le riforme del governo Macron, in particolare quella delle pensioni.

Ibex 9.243 (-0,3%)

Migliora sensibilmente l’indice di fiducia dei consumatori spagnoli, che sale a  77,4 dal 73,3 rilevato precedentemente.

 

VALUTE

La sterlina continua la sua corsa, macinando terreno sia nei confronti del dollaro che dell’euro. Il 12 dicembre è domenica prossima ed è ormai evidente che i mercati stanno scommettendo forte sulla vittoria di Boris Johnson a capo di una maggioranza stabile in grado di portare il paese a una Brexit ordinata entro il 30 gennaio 2020. Nel cambio con il biglietto verde, il pound aggiorna i massimi da maggio 2017 a 1,316 (+0,4%). L’euro tiene nei confronti del dollaro con la crescita del Pil stabile e in linea alle attese e riesce a stabilizzarsi sopra quota 1,11.

Euro Dollaro 1,1102 (+0,2%). Euro Sterlina 0,8433 (-0,2%). Euro Franco Svizzero 1,0963 (+0,08%).


Grafico Euro Dollaro by TradingView

 

MATERIE PRIME

Si attendono le decisioni ufficiali del vertice Opec in corso a Vienna. Tra i vari scenari preventivati, al momento si sa per certo solo che verrà discussa l’ipotesi, nella giornata di domani, di un taglio della produzione pari a 1,7 milioni di barili al giorno fino a marzo 2020. Non si sa se sono inclusi o meno i condensati russi. Se lo fossero, il prezzo del petrolio, che nella seduta odierna è arrivato a un massimo di 59,1$, mai così in alto dal 23 settembre, potrebbe schizzare a 62 dollari al barile. Poco da segnalare sul fronte dell’oro, sotto 1.480 dollari l’oncia, in lieve rialzo (+0,2%) ma nei valori della vigilia. Risale a 2,64 dollari per libbra il rame, dopo i minimi dal 18 ottobre scorso a 2,6 raggiunti il 3 e il 4 dicembre.


Grafico Wti by TradingView

 

TASSI D’INTERESSE

Risale nuovamente il Bund tedesco, il cui rendimento prova ad abbandonare per l’ennesima volta l’area del -0,3%. Si riporta molto vicino ai massimi da agosto scorso invece il btp decennale italiano, a ridosso dell’1,4%, così come lo spread, che chiude a 169 punti base, mai così alto negli ultimi 4 mesi. Il governo giallorosso, oltre agli esuberi annunciati da Unicredit e Ilva, deve gestire una nuova grana sulla manovra. Italia Viva infatti chiede l’eliminazione delle tasse sulla plastica e sulle auto aziendali, costringendo Palazzo Chigi a convocare un vertice di maggioranza di emergenza proprio in serata. In questa direzione va l’intervento di Fitch, che intravede forti rischi per la tenuta dell’esecutivo.