DRAGHI, ADESSO PARLO IO

Il Governatore risponde a tutte le accuse che gli sono piovute addosso in 8 anni di mandato: dagli effetti negativi dei tassi sotto zero all’inutilità di QE e alla presunta illegittimità dell’Omt. Ricorda infine con vanto che negli anni del suo mandato alcuni paesi dell’Eurozona sono stati salvati, a partire dalla Grecia. Svela di aver accolto con favore perfino i ricorsi, fa alcune ammissioni e offre suggerimenti per il futuro. Attacca, infine, gli opinionisti da Social Network

 

Mario Draghi risponde punto per punto ricordando fatti, date e dati.

L’occasione è quella del conferimento della laurea Honoris Causa in Economia all’Università Cattolica.

La lezione magistrale non fa solo il punto sul passato ma consente all’operatore sui mercati finanziari di capire cosa può accadere nel futuro in caso di diverse eventualità

Il Qe è utile?

Grazie alle misure intraprese fra il 2014 ed il 2015 (tassi negativi e acquisto di titoli pubblici), ha spiegato Draghi, “abbiamo evitato una spirale deflazionistica”. Senza ricorrere a misure non convenzionali la Bce non sarebbe stata in grado di adempiere al suo mandato di tutelare la stabilità dei prezzi”.

“Le analisi che ci hanno portato al Qe suggerivano che gli acquisti di titoli pubblici avrebbero ridotto i costi di finanziamento delle banche e le avrebbero incentivate a far credito all’economia reale piuttosto che al settore pubblico”, ha svelato il Governatore. Le più recenti stime avrebbero confermato che quelle analisi erano corrette. A sostegno della sua tesi il Governatore porta dati concreti. Le misure introdotte hanno contribuito per 2,6 punti percentuali alla crescita del pil nell’area dell’euro fra il 2015 e il 2018 e per 1,3 punti percentuali all’inflazione. Prendendo poi come punto di riferimento il 2017 l’anno di picco della crescita, almeno un quinto dell’impatto complessivo è attribuibile ai tassi negativi, mentre gli acquisti di titoli contribuiscono per la maggior parte della quota restante. Sul fronte del mercato del lavoro c’è stato l’aumento di 11 milioni di occupati registrato nell’area dell’euro dalla metà del 2013, quando si avviò la ripresa. Con riferimento specifico al mercato del lavoro, l’evidenza ha mostrato, secondo il Governatore, che le riforme realizzate dopo la crisi hanno ridotto sia la componente strutturale della disoccupazione che quella ciclica.

“Non c’è stato allo stesso tempo un peggioramento della diseguaglianza a seguito delle politiche non convenzionali, rafforzando la determinazione della Bce a proseguire nella stessa direzione”, ha ribadito il numero uno della banca centrale europea.

L’Omt ha salvato alcuni paesi e l’euro?

Secondo Draghi si, anche se perfino su questo strumento sono arrivate opposizioni specifiche. Può essere utile ricordare che l’Omt è l’acquisto da parte della banca centrale di titoli di uno specifico paese in condizioni di difficoltà, in cambio dell’adesione ad un piano concordato con alcune istituzioni finanziarie internazionali come l’Esm (Il Fondo Salva Stati) ed il Fondo Monetario Internazionale. Nel Qe, invece, l’acquisto di titoli è generalizzato per tutti i paesi. L’acquisto di titoli può essere anche illimitato.

“Alcuni si opposero con decisione all’Omt, perché a loro parere il compito di stabilizzare l’area dell’euro spettava ai politici”, ha ricordato Draghi, la banca centrale così facendo avrebbe invaso il campo della politica fiscale.

“Se non avessimo agito con decisione l’area euro sarebbe stata investita da una catastrofica destabilizzazione, con profondi effetti deflattivi”, ha ricordato Draghi ed ha poi aggiunto che in quella fase l’integrità della moneta che avevamo il compito di preservare era a rischio.

Il costo di protezione dalla deflazione era cresciuto da 184 punti base nel gennaio del 2012 a 276 in luglio.

Nel luglio del 2012 gli spread dei titoli pubblici a 10 anni rispetto all’equivalente titolo tedesco erano pari rispettivamente a 500 punti base in Italia e a 600 in Spagna; valori ancora più elevati si registravano per la Grecia (circa 4.000), il Portogallo (1.342) e l’Irlanda (circa 1.300).

Le operazioni monetarie definitive Omt per diversi paesi non sono state mai attivate ma l’effetto dell’impegno della Bce a fare tutto ciò che fosse necessario per preservare l’euro fu potente, “equivalente a quello di un programma di acquisto di titoli su larga scala”, ha sottolineato Draghi. Gli spread nei paesi esposti caddero in media di 400 punti base nei successivi due anni.

Oggi con il combinato disposto fra Omt e piano di salvataggio concordato in alcuni paesi ed il Qe gli spread sono rispettivamente pari a: Italia 147,8, Spagna 69, Grecia 193, Portogallo 65 e Irlanda 48.

Ricerche condotte nella Bce hanno mostrato che gli effetti sul pil e sui prezzi dell’Omt sono stati sostanzialmente in linea con quelli prodotti dall’espansione monetaria (Qe) attuata negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Eppure alcuni si opposero con decisione all’Omt, perché a loro parere il compito di stabilizzare l’area dell’euro spettava ai politici, non alla banca centrale che così facendo avrebbe invaso il campo della politica fiscale.

La Grecia deve dire grazie?

Anche in questo caso se si ascoltano le parole del numero uno della banca centrale, la risposta è si. Nel 2015 se la Bce avesse interrotto i finanziamenti ciò avrebbe determinato il collasso completo dell’economia greca e la probabile uscita del Paese dall’euro. Tutti ricordano i bancomat che erogavano a singhiozzo le banconote.

Il sostegno dato alla Grecia è stato enorme: al suo picco, la somma dei prestiti erogati dalla Bce e dalla Banca di Grecia alle banche del Paese raggiunse i 127 miliardi, corrispondenti al 71% del pil. Ma i finanziamenti non furono mai né incondizionati né illimitati. L’aderenza a un programma di risanamento concordato con l’Eurogruppo garantiva la qualità del collaterale, i titoli di Stato dati dalle banche greche come garanzia per il loro finanziamento.

La scelta, per Draghi, si è rivelata giusta, sia per la Grecia che per l’Europa, anche se il prezzo per i cittadini greci è stato alto. Grazie alla solidarietà dell’Europa, al coraggio e all’impegno dei successivi governi greci si è trovato un percorso per uscire dalla crisi.

L’euro ha dimostrato il suo valore

La creazione dell’Unione europea, l’introduzione dell’euro e l’attività della Bce hanno incontrato molti ostacoli e dovuto fronteggiare molte critiche. “Hanno dimostrato però il loro valore”, ha evidenziato Draghi.

Le critiche sarebbero in certo senso fisiologiche visto che il processo che porta alle unioni monetarie è lento, non lineare e accidentato. “Gli Stati Uniti, ad esempio, non ebbero una banca centrale per più di 130 anni dopo la loro fondazione; il bilancio federale ha assunto un vero ruolo solo negli anni Trenta dello scorso secolo”, ha ricordato il banchiere centrale. Oggi pochi penserebbero di ritornare indietro.

Draghi suona poi anche qualche corda politica. Se si guarda alle elezioni europee i partiti sovranisti pur mirando a rallentare l’integrazione europea, partecipando alla consultazione non ne hanno implicitamente contestato la legittimità. “I parlamentari eletti sono risultati in maggioranza a favore dell’Europa”, evoca nell’aula magna dell’Università Cattolica Draghi.

L’euro è più popolare che mai; il sostegno all’Ue tocca i valori più alti registrati dall’inizio della crisi. Nei dibattiti sul futuro dell’Europa si discute sempre meno se la sua esistenza abbia senso e assai di più sulla via migliore per avanzare. “Su queste basi la nostra Unione può durare e prosperare”, ha indicato Draghi.

Tutti i traguardi raggiunti

Il Governatore rivendica come ulteriori obiettivi raggiunti nel corso del suo mandato: la costituzione del Meccanismo europeo di stabilità (Esm), il varo della vigilanza bancaria europea, la creazione del Fondo di risoluzione. Traguardi tutti ostacolati adducendo problemi di azzardo morale. “Grazie a queste misure l’unione monetaria è ora più forte e gran parte delle paventate complicazioni si sono rivelate infondate”, ha sottolineato il banchiere centrale.

I ricorsi ci hanno allietato

Il Governatore svela a fine mandato anche qual è stato il suo sentimento davanti ai ricorsi contro alcune decisioni presentati alla Corte di giustizia europea. “Non ci hanno preoccupato, anzi, ne siamo stati lieti perché ciò ha consentito alla più alta autorità giuridica europea di confermare la piena legittimità delle nostre azioni e di chiarire quali ne fossero i limiti”, ha spiegato Draghi.

Più fatti oggettivi e meno opinioni soggettive

La Bce, avverte Draghi, decide sulla base della ricerca e l’analisi accurata dei dati dell’economia dell’Eurozona, il lavoro degli economisti e degli statistici sono da decenni il pilastro su cui poggiano tutte le valutazioni.

Rimbalzano, invece, da un lato all’altro del mondo, opinioni soggettive con confortate dalla conoscenza e dalla ricerca. Su questo il Governatore cita 2 esempi, il primo è più lontano nel tempo, quello di Bretton Woods 1944 (creazione del Fondo Monetario Internazionale e tassi di cambio legati al dollaro invece che all’oro). Quel sistema ha spiegato Draghi, “non sarebbe mai nato senza la incessante ricerca empirica condotta durante la guerra da un grande economista: Ragnar Nurske e senza l’esperienza e la visione di John Maynard Keynes”. L’altro più recente è quello dei cambiamenti climatici. “Solo grazie al lavoro degli studiosi del clima che possiamo comprendere gli scenari che ci aspettano, i feedback potenziali fra i vari ecosistemi, quantificando i rischi estremi e i costi dell’inazione”, ha indicato il Governatore.

“La lezione della storia è che le decisioni destinate ad avere un impatto duraturo e positivo sono quelle basate su un lavoro di ricerca ben condotto, su fatti accuratamente accertati e sull’esperienza accumulata”, ha concluso sul tema Draghi.

Suggerimenti

Il Governatore offre anche una ricetta per arrivare a una buona decisione, occorre mettere in campo: conoscenza, coraggio e umiltà.

Il Governatore avverte che queste sue considerazioni non sono dovute al caso ma al frutto della sua esperienza maturata su 3 livelli diversi: quello domestico quando era in Bankitalia e al Ministero del Tesoro da Direttore Generale, quello a livello globale quando fu Capo del Comitato della Stabilità Finanziaria e quello europeo alla Bce.

Nello specifico la politica monetaria non dev’essere succube della politica fiscale. E’ auspicabile un particolare un coordinamento fra politica monetaria e politica fiscale.

Negli Usa target inflattivi raggiunti grazie al deficit

Dove la politica fiscale ha svolto un ruolo più rilevante dopo la crisi, ha evidenziato il Governatore, il ritorno alla stabilità dei prezzi è stato più rapido. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 2009 al 2018 il disavanzo primario strutturale è stato in media pari al 3,6% del pil potenziale, nell’area dell’euro si è registrato un avanzo pari allo 0,5%. La Germania non è esplicitamente chiamata in causa ma è evidente che il Governatore si riferisse soprattutto a questo paese.

Le ammissioni

Spesso la Banca Centrale agisce in condizioni di incertezza e i risultati non sono valutabili con certezza.

La crisi ha messo in discussione la curva di Phillips, cioè la relazioni fra disoccupazione e inflazione

“Tutte le politiche monetarie producono effetti collaterali”, ha ricordato il Governatore, “la banca centrale dell’intera area deve valutare, però, il quadro complessivo e verificare se i benefici netti delle misure intraprese superano i costi potenziali”.

Questo non significa che gli esperti, inclusi quelli della Bce, possano contare su una conoscenza perfetta. “Gli esperti devono continuamente mettere in discussione le loro ipotesi, riesaminare le evidenze, e saper ascoltare la voce di chi non è d’accordo”, ha specificato Draghi.

Con riferimento all’indipendenza della Banca Centrali, il numero della Bce sembra avere le idee molto chiare. Le banche centrali in particolare, ricevono un mandato politico, i membri del Comitato esecutivo della Bce sono nominati dal Consiglio degli Stati, il Consiglio europeo e sugli stessi esprimono un parere i rappresentanti dei cittadini: il Parlamento europeo. Sono vincolati da un obiettivo, la stabilità dei prezzi, che in Europa ha valore costituzionale è iscritto nel Trattato, in altri paesi è conferito dalla legge.

“Un mandato politico è essenziale affinché l’indipendenza della banca centrale sia compatibile con la democrazia”, ha specificato Draghi. Le banche centrali sono potenti e indipendenti ma non sono elette dai cittadini: è un assetto accettabile solo se esse agiscono sulla base di un mandato chiaramente definito dato da coloro che sono eletti e a cui devono pubblicamente rispondere. Il Presidente della Bce è stato ascoltato almeno ogni tre mesi dal Parlamento europeo, annoverando quaranta audizioni in otto anni; inoltre è stato convocato dalle commissioni parlamentari in diversi Paesi per spiegare azioni e per rispondere a diverse domande. Diverse risposte le ha date in quelle occasioni, le altre se le è riservate per il giorno della sua laurea nell’aula Magna della Cattolica. (riproduzione riservata)

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