ECONOMIA ANCORA DEBOLE, BCE: BAZOOKA PRONTO

I verbali della Banca Centrale Europea: pronti a ricalibrare i nostri strumenti

Ci si domanda cosa cambierà con Christine Lagarde al timone della Bce. La maggiore preoccupazione però riguarda, ancora, la debolezza dell’economia globale. Perché quella no. Quella non cambia. Anzi, è una debolezza che cresce e a conferma di ciò, ecco i verbali proprio della Banca Centrale Europea della riunione di giugno a Vilnius. Documenti da cui emerge l’ormai sempre più abituale slogan: “Siamo pronti ad agire con nuove misure di stimolo”. Una buona notizia, sia chiaro, ma che mette in evidenza come quei piccoli segnali di ripresa che un po’ tutti i paesi aspettano (e alcuni millantano) in realtà siano in realtà fasulli.

DRAGHI PREPARA IL BAZOOKA
D’altronde, l’Istat lo aveva detto chiaramente, qualche giorno fa, anche se in riferimento soltanto all’Italia: “Solo episodi, la seconda parte del 2019 vedrà un probabile rallentamento”. Ed ecco spiegato allora il nuovo, ennesimo bazooka che il governatore Mario Draghi sta preparando e che ha già adoperato in passato per far fronte a un clima di incertezza che perdura nel tempo. “I segnali di debolezza sono crescenti -è un altro dei passaggi dei verbali- e probabilmente si prolungheranno (…). Il Consiglio direttivo dunque è preparato ad adeguare tutti i suoi strumenti (…) per raggiungere la stabilità dei prezzi (…) riprendendo gli acquisti di attività nette e diminuendo i tassi ufficiali”.

INFLAZIONE VERSO I MINIMI DEL 2016
Dunque, l’antidoto alla recessione per il vecchio continente rimane, ancora una volta, la cosiddetta linea accomodante. I banchieri si stanno preparando ad agire per sostenere l’economia dell’Unione attraverso il taglio dei tassi di interesse (mossa che con ogni probabilità effettuerà anche la Fed, con una riduzione del costo del denaro di 25 punti base, il minimo), o riavviando il programma di acquisto di asset. Tradotto: il quantitative easing. C’è un’inflazione che potrebbe peggiorare, stando alle aspettative, fino ai minimi registrati a settembre nel 2016. C’è una Brexit da gestire, e i primi a doverlo fare, i politici della Gran Bretagna, sono ancora in alto mare, a tre anni dal referendum in cui il popolo britannico decise di uscire dall’Europa (salvo poi andarsi a leggere su Google il significato della sigla: Ue). E c’è una nazione, la più potente di tutti, gli Stati Uniti, che non è più disposta ad accettare, o quantomeno progettare uno sviluppo economico virtuoso, per se stessa e per gli altri paesi. E questo non riguarda soltanto la Cina o l’Iran. Riguarda tutto il mondo: dalla Gran Bretagna all’India, dal Messico all’Unione Europea stessa.

LAGARDE COME DRAGHI
Ecco cosa vuol dire quando la commissione della Bce scrive nei suoi verbali che l’aumento dell’incertezza probabilmente peggiorerà nel prossimo futuro. Ed ecco perché la Banca Centrale si è dichiarata pronta, all’unanimità tra i suoi Commissari, ad allentare ulteriormente la politica monetaria, con tassi già negativi, ricalibrando tutti i suoi strumenti. L’obiettivo rimane la stabilità dei prezzi, estendendo almeno fino a tutta la prima metà del 2020 l’attuale costo del denaro. Prima metà 2020. Significa oltre Mario Draghi in scadenza a ottobre. Questo è il motivo, uno dei motivi, per cui Christine Lagarde non potrà discostarsi più di tanto, almeno all’inizio della suo mandato, dalla linea indicata dall’attuale governatore.

2,5 MILIARDI DI BTP COLLOCATI ALL’1,24%
Gli strumenti ricalibrati della Bce sono dunque una buona notizia. Ma lo sono anche per l’Italia e per i suoi titoli di Stato, che continuano ad attirare gli investitori a caccia di rendimento. Lo certificano i buoni risultati dell’ultima asta Btp che si è tenuta questa mattina: 2,5 miliardi di Btp a 7 anni collocati all’1,24%, in calo rispetto all’1,96% di metà giugno. Collocati anche 3 miliardi di Btp a 3 anni allo 0,49% rispetto all’1,05% dell’ultima asta.

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