ELEZIONI UK: CONSEGUENZE POLITICHE, ECONOMICHE E DI MERCATO

Cosa cambia nel Regno Unito dopo il risultato delle elezioni. Commento a cura di Jamie Stuttard, Head Global Macro Fixed Income Team di Robeco

 

Vittoria schiacciante alle elezioni anticipate del Regno Unito. Boris Johnson e i conservatori ottengono 364 seggi, 47 in più rispetto alle elezioni precedenti, mentre i Laburisti di Jeremy Corbyn si fermano a 203, perdendone 59. Sale lo Scottish National Party a 48 seggi, 13 in più rispetto alle elezioni precedenti, mentre i LibDem si fermano a 11 (1 in meno). Strada spianata verso un’uscita della Gran Bretagna dall‘Ue in tempi brevi: “Andremo avanti e realizzeremo la Brexit senza indugi e nei tempi stabiliti, entro il 31 gennaio” ha affermato Johnson commentando stamattina i risultati del voto. “Abbiamo spezzato lo stallo e la miserabile minaccia di un secondo referendum è stata sventata” ha aggiunto il premier. L’obiettivo ora è il voto in Parlamento prima di Natale. Sanità, scuola, sicurezza, ricerca e traformare la Gran Bretagna in un paese più verde e ricco, questi gli obiettivi annunciati da Johnson.

Aspettano le prime mosse del premier, Robeco, gestore patrimoniale internazionale, analizza e anticipa le conseguenze politiche, economiche e di mercato del voto del Regno Unito.

 

Conseguenze politiche

  • Il semplice messaggio di “Get Brexit Done” ha dato al partito conservatore britannico la sua più grande maggioranza elettorale dal 1987 sotto la guida di Margaret Thatcher. Tra le regioni in cui la presenza del partito conservatore è cresciuta maggiormente troviamo le aree del nord dell’Inghilterra a favore della Brexit, con cambiamenti sostanziali alla tradizionale mappa politica del Regno Unito, in quanto alcuni seggi storici dei laburisti (il “muro rosso”) sono diventati blu.

 

  • A livello nazionale, questo risultato pone fine a un periodo di forte incertezza politica, iniziato con la perdita della maggioranza conservatrice da parte di Theresa May nel 2017. Ora non c’è più un parlamento appeso, non c’è più bisogno di accordi con il Dup nordirlandese, non ci sono più coalizioni. Nei prossimi cinque anni Westminster avrà meno drammi rispetto agli ultimi tre, o addirittura rispetto agli ultimi nove.

 

  • Gli elettori hanno respinto il messaggio dei liberaldemocratici di “revocare” il referendum del 2016. I liberaldemocratici hanno ottenuto solo una dozzina di seggi e la loro leader, Jo Swinson, ha perso il suo. Dalla creazione dell’Ue, i voti contro questa istituzione generalmente non hanno avuto, a livello nazionale (in Irlanda, Francia e Paesi Bassi – su questioni come il Trattato di Lisbona e la Costituzione europea), molte conseguenze politiche, con i voti ani-Ue capovolti, le elezioni ripetute o le preoccupazioni semplicemente spazzate sotto il tappeto. Giovedì sera il Regno Unito ha dimostrato una resilienza democratica a livello nazionale, aprendo la strada affinché il referendum del 2016 abbia reali conseguenze politiche. Non esiste un precedente all’interno dell’Ue in cui l’autorità dall’alto verso il basso di questa istituzione sia stata messa in discussione. Questo potrebbe essere o meno un fenomeno politico una tantum.

 

  • L’elettorato inoltre ha bocciato il potere centralizzato in stile Anni Settanta caratterizzato da tasse elevate ed elevate politiche di spesa promosso da Jeremy Corbyn. ll leader dei laburisti si dimetterà, la questione aperta è se il Corbynismo sopravviverà. C’è un lungo processo di ricostruzione a venire, in cui la direzione futura del partito – se abbandonare o meno la svolta verso una sinistra più radicale – rimane poco chiara.

 

  • L’unica nota di incertezza politica futura è in Scozia, dove il Partito Nazionale si è rafforzato a spese dei Laburisti, quasi interamente scomparsi. Questo rafforzerà le richieste di un secondo referendum scozzese, dopo il rifiuto iniziale dell’indipendenza nel 2014.

 

 

Conseguenze economiche

  • Il Regno Unito ha ora un panorama meno incerto per gli investimenti, gli investimenti diretti esteri, l’attività di M&A e la spesa del settore privato per la prima volta dal secondo trimestre del 2017, quando è iniziato il parlamento sospeso che ha dominato i titoli dei giornali. Fino a ieri, significativi aumenti della corporation tax, confisca di partecipazioni, nazionalizzazione delle utility e di altre infrastrutture chiave – anche possibili crisi finanziarie da piani fiscali insostenibili – erano tutti possibili. Il rischio di un ritorno alle disfunzioni economiche degli anni ’70 – che avevano portato al salvataggio del Regno Unito da parte del Fmi nel 1976 – è stato evitato.

 

  • Tuttavia, l’incertezza commerciale futura derivante dal referendum del 2016 rimane presente. Un’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 31 gennaio è, per parafrasare Churchill, solo la “fine dell’inizio”. La naturale tendenza protezionista di alcuni paesi dell’UE, e il timore all’interno di Bruxelles legato alla possibilità che altri paesi potrebbero essere incoraggiati a imitare il Regno Unito nell’eventualità di un suo successo economico post-uscita, lasciano intendere una posizione dura dell’Ue sul fronte commerciale per il futuro. Anche le discussioni sull’allineamento normativo potrebbero rivelarsi difficili da risolvere facilmente. Una disputa prolungata danneggerebbe il potenziale di crescita del blocco nel suo complesso, ma è probabilmente lo scenario di base.

 

  • Questi due fattori in conflitto suggeriscono un rimbalzo a breve termine, ma una traiettoria di crescita a lungo termine più contenuta rispetto al potenziale fino a quando le questioni commerciali non saranno risolte.

 

  • La crescita della sterlina britannica dovrebbe mantenere l’inflazione contenuta e portare la Banca d’Inghilterra (BoE) a rimanere in attesa. La BoE avrà probabilmente un nuovo governatore all’inizio del 2020.

 


Grafico Euro Sterlina by TradingView

 

Conseguenze sui mercati

  • La reazione immediata è positiva per il rischio, con i mercati del credito che in apertura si sono mostrati più forti, soprattutto l’high yield e i subordinati dei finanziari. Un rally guidato dalla scomparsa della minaccia di una corporation tax più alta e del rischio di un parlamento sospeso potrebbe seguire. Il punto di partenza del credito non è particolarmente conveniente dato che le banche del Regno Unito e altre misure indicative del credit risk premia della regione hanno sovraperformato nel corso del 2019 dopo la volatilità del 2018. Alcune difficoltà strutturali nella parte bassa dell’high yield UK – nel retail ad esempio – probabilmente rimarranno presenti.

 

  • La curva dei Gilt sarà interessata da un irripidimento, con una crescita dei rendimenti dei titoli a scadenza più lunga a seguito di un ridursi del premio legato alla ricerca spasmodica della qualità nell’obbligazionario governativo.

 

  • Il rischio fiscale legato alle politiche di Corbyn non è più presente, ma la nuova amministrazione Johnson/Javid avrà un approccio accomodante – molto diverso dai nove anni di Osborne/Hammond – che si tradurrà in una maggiore offerta.

 

  • La parte iniziale della curva rimarrà relativamente ancorata grazie ai tassi bassi delle banche centrali

 

  • La valuta potrebbe continuare a rafforzarsi. Nel lungo termine, la sterlina tratta ancora ben al di sotto dei livelli del 2016, quando è iniziato tutto, quindi in teoria c’è ancora un significativo margine di recupero.

 

  • Su questa possibile ripresa pesa il doppio deficit del Regno Unito, che rende la sterlina una valuta più rischiosa. Tuttavia, considerato il recente focus sulla spesa fiscale – supportata anche da Christine Lagarde nel suo primo meeting Bce di questa settimana – probabilmente sono le partite correnti il dato più importante. In questo senso, i segnali anticipatori (precedenti anche alle elezioni) di un aumento degli investimenti diretti esteri e dell’attività di M&A, in particolare da fonti di capitale come Hong Kong, potrebbero perdurare.