FASE UNO, CINA E STATI UNITI FIRMANO ALLA CASA BIANCA

Il presidente Trump: “Un passo mai fatto prima con Pechino”. Presente il vicepremier cinese Liu He. Ma per la Fase Due tutto è rimandato a dopo le elezioni americane

 

Il declassamento della guerra commerciale tra Usa e Cina è ufficialmente cominciato. Sostanzialmente è questa la Fase Uno tanto attesa dai mercati, o meglio, da tutto il mondo. Un armistizio. Ma solo parziale. Un accordo. Seppur preliminare. Ciò nonostante, un passaggio storico, così come lo ha definito il presidente americano Donald Trump, che nel pomeriggio ha avviato la cerimonia della firma sul contratto alla Casa Bianca, annunciando anche che andrà in visita a Pechino, in un futuro non lontano. In altri termini, prima o poi. “Un passo mai fatto prima con la Cina, verso scambi commerciali corretti che riscrivono gli errori del passato, per garantire un futuro di giustizia agli agricoltori, ai lavoratori e alle famiglie americane” è uno dei momenti del discorso con cui il presidente Usa ha avviato la conferenza stampa.

 

Pechino aumenterà l’import agricolo e rivedrà alcune riforme

La Cina, rappresentata a Washington dal vicepremier Liu He, acquisterà più prodotti agricoli dagli Stati Uniti: soia, grano, mais, riso, carne di maiale e pollame. Inoltre sono previste anche alcune riforme delle politiche cinesi in materia di proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico, mentre ampia collaborazione è stata promessa da entrambi i paesi sui temi delle svalutazioni monetarie e dell’energia. Sul fronte americano, revocato il rischio di nuove tariffe al 15% su 160 miliardi di dollari di prodotti made in China, già bloccate a partire dal 15 dicembre scorso, data in cui sarebbero dovuti partire stando all’annuncio della Casa Bianca nel corso del 2019. Dazi a cui in realtà Pechino era già pronto a rispondere, con tariffe su 3.300 prodotti americani.

 

 

L’incertezza rimane, anche sui mercati

I punti chiave della Fase Uno sono questi. La battaglia tariffaria però non è finita. In questi giorni i mercati non hanno reagito con grande euforia. Wall Street oggi scambia debolmente sopra la parità mentre sull’Europa prevale il colore rosso ormai da inizio settimana, complici le tensioni tra Usa e Iran che rimangono vive, anche in virtù dell’abbattimento, seppur per errore, da parte di Teheran dell’aereo ucraino con a bordo, tra gli altri, decine di passeggeri canadesi. Ma al di là del contesto geopolitico attuale, la verità è che i dazi al 25% su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi, almeno per il momento, non verranno elminati. E la sovrattassa del 15% attuale su altri 120 miliardi di dollari di prodotti made in China verranno “solo” dimezzati al 7,5%. “Gli Stati Uniti sono pronti ad aumentare i dazi sui prodotti cinesi, se la controparte non rispetterà gli impegni presi” ha dichiarato questa mattina il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin.

 

Media cinesi: “La Fase Due? Potrebbe non iniziare tanto presto”

La Fase Uno è senz’altro una delle mosse su cui Trump fa più affidamento in vista delle elezioni in programma quest’anno. La Fase due, che nella migliore delle ipotesi dovrebbe prevedere l’annullamento di tutti i dazi esistenti, proprio in questo senso sembra destinata a proseguire dopo i risultati del voto per la Casa Bianca, su cui pesa anche l’impeachment avviata dal Congresso: proprio qualche ora prima della firma tra Xi Jinping e Trump, Nancy Pelosi ha annunciato sette sostenitori dell’impeachment per l’incombente processo del presidente al Senato. Tornando alla Fase Due, anche i media cinesi hanno confermato che il prossimo round di colloqui potrebbe non iniziare presto.