GLI 8 EVENTI CHE LASCERANNO IL SEGNO NEL 2020

Dalla crisi di governo alle proteste ad Hong Kong, dalla guerra commerciale alla Fed, passando per Greta Thunberg e Mario Draghi. Ecco gli 8 eventi e personaggi più rilevanti del 2019

Oggi salutiamo uno degli anni migliori per le Borse mondiali degli ultimi decenni, con una ricchezza generata pari a circa 17 trilioni di dollari. Ma quali sono stati i fatti più rilevanti del 2019? A cosa hanno guardato gli operatori finanziari? Quali sono stati gli episodi e i trend più influenti per i mercati? Abbiamo selezionati otto eventi che avranno ripercussioni anche nel 2020.

 

La Fed ha tagliato i tassi tre volte

Il 31 luglio del 2019 la Federal Reserve ha deciso di tagliare i tassi di interesse per la prima volta dal 2008 di 25 punti base, portandoli a un intervallo del 2-2,25 per cento. Dopo luglio, abbiamo assistito ad altri due tagli di tassi a settembre e ottobre, fino ad arrivare all’attuale range di 1,50-1,75 per cento. 

Il taglio del principale tasso di interesse di luglio è avvenuto dopo i rialzi seguiti al periodo di crisi finanziaria: tra il 2007 e il 2009, il tasso sui Fed Funds è stato portato dal 5,25 per cento a zero, quando l’esplosione della bolla dei mutui subprime aveva mandato in recessione l’intera economia mondiale, la Federal Reserve ha poi gradualmente innalzato i tassi sino al 2,5 per cento dal 2015 al 2018. I segnali di incertezza derivanti dall’economia mondiale, i dubbi sulla risoluzione della guerra commerciale e le difficili relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e le altre potenze mondiali, hanno indotto il Fomc ad abbassarli per ben tre volte nel corso del 2019.  

 

La saga Brexit

Il capitolo Brexit è stato uno dei più intricati del 2019. La data dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea doveva essere il 29 marzo, poi il 31 ottobre 2019 e ora tutto è rimandato fino al 31 gennaio 2020. Dopo il naufragio, per ben tre volte, nel Parlamento britannico dell’intesa che Theresa May aveva raggiunto con l’Unione europea, la premier ha dovuto rassegnare le dimissioni da leader del partito Conservatore e primo ministro, lo scorso 7 giugno. Boris Johnson è stato eletto il 23 luglio per sostituire la May, battendo lo sfidante Jeremy Hunt, ministro degli Esteri in carica. Dopo la chiusura “forzata” del Parlamento, giudicata illegale dalla Corte Suprema, il 17 ottobre Johnson ha annunciato di aver trovato un nuovo accordo con l’Ue. La vittoria, il 12 dicembre, dei Conservatori alle elezioni anticipate gli ha assicurato una maggioranza assoluta e maggior spazio di manovra per portare avanti il suo piano di fast Brexit. 

 

Crisi di governo

Dopo quattordici mesi di governo, l’8 agosto 2019 si è aperta la crisi all’interno della maggioranza che ha portato alla fine della legislatura guidata da Movimento 5 Stelle e Lega. In seguito alla bocciatura, da parte del Senato della mozione con cui il M5s chiedeva al Parlamento di fermare la realizzazione delle Torino-Lione, la Lega si dissocia dalla maggioranza e Salvini chiede il ritorno alle urne. Il 20 agosto il premier Giuseppe Conte si è presentato in Aula al Senato per dare le sue dimissioni e porre fine al governo gialloverde con un duro atto d’accusa verso Matteo Salvini. Il 29 agosto ha ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di formare il nuovo Governo e dopo giorni concitati di incontri formali e non, si è arrivati al 4 settembre, giorno in cui Conte ha sciolto positivamente la riserva e accettato di dar vita al nuovo esecutivo.

 

Le elezioni europee

Un anno importante per l’Unione europea. Il 26 maggio, con le elezioni europee, è cambiato l’assetto del Parlamento, sconfiggendo l’ombra dei sovranisti. A fare eccezione soltanto l’Italia, dove la Lega di Matteo Salvini ha stravinto. Le famiglie politiche tradizionali, Popolari e Socialisti, perdono consensi, ma ne conquistano di nuovi i liberali e soprattutto i Verdi, che sorprendono sia in Germania che in Francia. Il 16 luglio, il Parlamento europeo ha dato la fiducia alla tedesca Ursula Von der Leyen eleggendola nuova presidente dell’esecutivo comunitario, sancendo una tappa storica con la prima donna a capo delle istituzioni Ue. 

 

Greta Thunberg

È stato l’anno di Greta Thunberg, la sedicenne svedese che con le sue lotte contro i cambiamenti climatici e l’emergenza ambientale ha risvegliato le coscienze mondiali e obbligato i potenti del pianeta ad assumersi le loro responsabilità. Dopo anni di sit in scolastici, Greta è stata invitata a parlare al meeting di Davos in Svizzera, lo scorso gennaio, diventando un’icona dei movimenti ecologisti internazionali. “La nostra casa è in fiamme”, ha detto in quella occasione, dichiarando lo stato di emergenza per il pianeta. Da quel giorno in poi, tanti sono stati gli appuntamenti pubblici che l’hanno vista protagonista e soprattutto tantissimi gli scioperi organizzati anche grazie al suo esempio. Il Time l’ha di recente nominata “persona dell’anno 2019”

Trade war Cina-Usa

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina risale a marzo 2018, quando il presidente Usa Donald Trump ha deciso di firmare la legge per imporre dazi sulle merci cinesi. Pechino ha risposto con la stessa arma. È stato il principale market mover di quest’anno, agitando le Borse internazionali nei periodi di frizione e provocando rialzi e consolidamenti durante le fasi di distensione. A dicembre si è giunti ad una tregua, con l’annuncio da parte dei due contendenti di aver trovato un accordo per arrivare alla fine della fase 1. L’accordo commerciale prevede la riduzione dal 15 per cento al 7,5 per cento dei dazi americani imposti il primo settembre su una lista di beni cinesi del valore totale di 120 miliardi di dollari. Resta invece la tariffa del 25 per cento su altri 250 miliardi di prodotti della Repubblica Popolare. Inoltre, la Cina aumenterà le importazioni di prodotti made in Usa, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari nei prossimi due anni, dei settori agricolo, manifatturiero, energia e servizi. L’accordo prevede anche un maggior controllo da parte cinese per tutelare la proprietà intellettuale e prevenire la contraffazione. Non si conosce ancora la data precisa della firma dell’accordo, ma probabilmente entro la fine di gennaio.

 

L’addio di Mario Draghi

Il 28 ottobre Mario Draghi ha ufficialmente lasciato la presidenza della Banca centrale europea, dopo otto anni di lavoro. Consegnando simbolicamente la campanella nelle mani di Christine Lagarde le ha passato il testimone della direzione della politica monetaria europea. Per molti è considerato l’uomo che ha salvato l’euro negli anni bui della crisi economica. Celebre la sua frase “whatever it takes”, pronunciata a Londra nel luglio 2012. “Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”, ha detto l’ex presidente dell’Eurotower, in un periodo in cui le banche spagnole erano al tappeto, la Grecia in declino e l’Italia a rischio contagio. All’inizio del 2015, ha deciso di aprire le porte al Quantitative Easing al ritmo di 60 miliardi di euro al mese.

 

Le proteste di Hong Kong

Lo scorso giugno, sono iniziate ad Hong Kong le manifestazioni degli studenti che protestavano per ottenere l’abolizione di un emendamento a una legge sull’estradizione che, se approvato dal Parlamento locale, avrebbe consentito di processare nella Cina continentale gli accusati di alcuni crimini gravi, come lo stupro e l’omicidio. Le proteste vanno avanti da sei mesi e si svolgono principalmente nel fine settimana. Il 4 settembre, la Chief executive di Hong Kong, Carrie Lam, in quota cinese, ha ritirato il contestato emendamento. Non è stato, però, sufficiente a fermare i manifestanti, che hanno allargato le loro richieste includendo anche le dimissioni della governatrice Carrie Lam e maggiori libertà democratiche. Nel frattempo le proteste sono diventate via via più violente, con l’intervento punitivo della polizia cinese: da giugno, circa seimila persone sono state arrestate e ferite, poliziotti compresi.