HUAWEI, SCATTA L’EFFETTO DOMINO

Una protesta solenne quella della Cina rivolta a Washington sul trattamento di Huawei, in questi giorni inserita nella lista nera degli Stati Uniti.
Il portavoce del ministro del commericio Gao Feng, nel briefing settimanale ha detto che la Cina prenderà provvedimenti per aiutare le sue aziende a migliorare la loro capacità di far fornte ai rischi, nella speranza che gli Usa correggano e rivedano le loro “azioni pericolose”. 


Intanto la decisione della Casa Bianca di inserire Huawei nella lista nera delle società cui è proibito vendere apparecchiature tecnologiche, a cui si è aggiunto anche l’annuncio di Google, che non ha intenzione di rinnovare gli aggiornamenti del sistema Android al colosso asiatico, ha provocato un vero e proprio effetto domino.
Diversi gruppi giapponesi e britannici hanno fatto sapere infatti che, per il momento, interromperanno il loro legame con il produttore cinese di smartphone. L’ultimo ad aggiungersi all’elenco delle società che hanno annunciato lo stop alle forniture da Huawei è stato Panasonic. Su cui però si è creato un piccolo giallo. Perché sul sito cinese del gruppo l’azienda ha smentito le voci, assicurando che continuerà a fornire Huawei “normalmente”.

NUOVO TONFO DI SHANGHAI E HONG KONG
In questo contesto, le piazze asiatiche, questa notte, hanno chiuso debolmente, trascinate al ribasso dai titoli tech, con le preoccupazioni che il conflitto commerciale tra Cina e Stati Uniti possa trasformarsi in una guerra fredda tecnologica e minacciare ulteriormente la crescita economica globale. Alla Borsa di Hong Kong, l’indice Hang Seng è sceso dell’1,58%, a 27.267,13 punti, mentre alla Borsa di Shanghai, l’indice composito ha perso l’1,36% a 2.852 punti. Pesante ribasso anche per quello di Shenzhen: -2,43% a 1.503.37 punti. Secondo Bloomberg, l’indice Msci Asia Pacific ha perso il 6% da quando Donald Trump ha minacciato di alzare i dazi verso Pechino, dimezzando i guadagni da inizio anno.

ANCHE TOKYO DEBOLE
Neanche il Giappone si salva. Per il quotidiano Nikkei infatti la trattativa Washington-Tokyo sui commerci è partita male: le due parti sono molto distanti. Il governo nipponico ha chiesto che siano tolti i dazi gravanti oggi sulle automobili (2,5%), sui camion (25%) e sulle motociclette (2,4%). Ma Trump non ci sente. Anzi, potrebbe alzare al 25% quelli sulle automobili. E così, anche la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso, con l’indice di riferimento Nikkei 225 ha perso lo 0,62% a 21.151,14 punti, mentre l’indice generale Topix è scivolato dello 0,36% a 1.540,58 punti.