I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi (Directa Sim), intervistato da Manuela Donghi

davide biocchi

Era prevedibile, ma anche questa settimana ripartiamo dal Coronavirus. Le vittime sono 1483, un numero sicuramente impressionante, anche se c’è anche un dato che arriva dalla Cina che possiamo definire incoraggiante: i decessi sono calati rispetto ai giorni scorsi. Il virus cinese sta allarmando il mondo intero. Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato l’attenzione sulla necessità di agire tempestivamente, seppur mantenendo la calma. Della serie: allarme sì, allarmismo no. Non parleremo solo di questo, ma occorre partire da qui, anche perché i mercati finanziari stanno cercando di percorrere esclusivamente la loro strada, senza farsi intimorire troppo, anche se la settimana è stata decisamente un po’ altalenante.

Davide, il Coronavirus avanza, i mercati non sembrano (ancora) spaventati, l’economia reale però si ritrae, e quindi le conseguenze logistiche delle aziende seguono per forza di cose la curva dell’emergenza sanitaria. Qual è la tua idea in merito?

L’impatto del Coronavirus sull’economia reale c’è già e continuerà eccome! Lo ribadiamo sin da quando è stato chiaro che la pandemia avrebbe comportato un vero e proprio blocco di qualsiasi attività, soprattutto in Cina. È evidente che un intervento sufficientemente efficace per ridurre il rischio contagio, non poteva che essere la quarantena, che si porta dietro strascichi imprevedibili, sia per l’economia spiccia quotidiana, sia per i cicli produttivi e di erogazione di servizi di più lungo periodo. Tutto questo avrà conseguenze anche a onda lunga, al momento non ancora ben prevedibili, soprattutto perché dipenderanno dalla durata di questo attuale stato di crisi. La diffusione sembrava essere un po’ in contenimento e invece c’è stata un’ulteriore impennata nella diffusione del virus. Non propriamente una buona notizia.

Lo dico con un sorriso molto, molto amaro… da quando c’è il Coronavirus sembra non esserci più altro…

Eh si, perché in questi giorni tutto, compreso Trump e la potenziale crisi politica nel nostro Paese, sta passando in secondo piano, quasi inosservato. L’unico vero catalyst è rimasto il prezzo del petrolio, perché incarna molto efficacemente il problema. La Cina bloccata significa minori consumi di petrolio nell’ordine di circa 2 milioni di barili al giorno, il che si è riflesso e continua a riflettersi nelle quotazioni. Finché il petrolio non consoliderà valori superiori ai 50$ barile, non potremo dire di esserne usciti. E se scivolasse sotto quel livello potrebbe tirarsi dietro a ribasso anche le Borse. Dico sempre che bisogna avere in primo piano l’account Twitter di Trump nella piattaforma di trading, ma ora ci aggiungo il grafico real time del petrolio, che attualmente non può mancare.

petrolioGrafico Petrolio by TradingView

In realtà però il focus rimane ancora anche sulle Banche Centrali che, alla luce di dati macro non proprio brillanti, hanno rimarcato che arriveranno necessariamente altri interventi di politica monetaria. Christine Lagarde ha messo in guardia l’Eurozona sui rischi di un prolungamento ulteriore del Q.E., ribadendo la necessità di un’azione incisiva da parte dei Paesi virtuosi e con i conti a posto.

Le Banche centrali sanno alcune cose: che l’Europa fa fatica, mentre gli Stati Uniti vanno molto meglio. Sanno che in Germania e negli altri Paesi che possono permetterselo urgono politiche di stimolo per le imprese che sono in difficoltà. Sanno anche che queste misure servirebbero ancora di più ai Paesi come l’Italia, ma che da noi sono inattuabili per via dell’alto debito pubblico. Infine sanno anche che dopo tanti anni di effetti benefici dei vari Q.E., oggi cominciamo a vedere alcuni degli effetti distorsivi a medio e luogo termine di questo vero e proprio doping finanziario. Infatti più di un investitore è timoroso nell’acquistare azioni, perché spaventato da mercati che crescono da anni e anni. Teme di rimanere incastrato in una bolla speculativa col cerino acceso… Purtroppo però l’asset class storicamente alternativa alle Borse, cioè il reddito fisso, è esso stesso in bolla speculativa ancora più evidente, a causa dell’immissione forsennata di liquidità nel sistema. Quindi molti, pur di non decidere ora, continuano a spendere per parcheggiare la liquidità sul Bund. Altri hanno invece deciso di comprare asset class diverse, che non vanno d’accordo con l’attuale clima di alta propensione al rischio, ma che salgono lo stesso, come l’oro, il cui valore è cresciuto tantissimo negli ultimi 8 mesi, pur in assenza di quel tipico panico che di solito ne motiva l’acquisto in quanto bene rifugio.

Cambio argomento perché voglio approfondire quanto dicevi prima. Il mercato italiano non sembra minimamente guardare alla politica interna… lo spread scende, il comparto bancario è il migliore… quanto potrà durare?

Beh almeno sino a quando durerà l’attuale governo. L’attuale establishment politico è gradito ai mercati, che con questa maggioranza si sentono al riparo da rischi sovranisti. A cascata ne beneficia appunto lo spread, e di conseguenza le banche che, dopo essere state per anni la zavorra del listino, oggi combinano una minor pressione sul fronte differenziale Btp/Bund con una buona ripresa in termini di utili. Questo mix gli regala temporaneamente un appeal notevole, che subito si è riflesso nelle quotazioni. In questo concetto si racchiude il bello e il brutto. Infatti se la potenziale crisi politica dovesse subire un’escalation, immediatamente si impennerebbe lo spread e le Banche tornerebbero a esser vendute, magari con ancora più enfasi, visto che il prezzo cresciuto le renderebbe ancora più appetibili per uno short. È come se la speculazione andasse short sulle banche per proteggersi da eventuali rischi sistemici del Paese, che si paleserebbero in caso di crisi di governo, con conseguente ritorno alle urne e probabile vittoria di forze sovraniste.

Mi fai l’analisi tecnica del nostro indice?

C’è poco da dire… Il break-out rialzista è stato da manuale, sia su scala giornaliera sia settimanale. Fa una certa impressione vedere che l’indice mette il naso fuori dopo 11 anni, ma l’avevamo detto più volte che avrebbe potuto succedere. C’è una forza relativa impressionante perché, al netto di cattive notizie soprattutto sul fronte del Coronavirus, c’è qualcuno che si è stufato di spendere soldi  per stare sul Bund (mi riferisco ai rendimenti negativi) e sta ora comprando azioni. E le compra selettivamente, scegliendo soprattutto tra quelle che sono meno volatiti e offrono alti rendimenti.

Insomma, per il momento tutto come previsto… Un accenno anche ai mercati americani che vanno sempre più su: ma prima o poi non soffriranno di vertigini?

Non credo a breve, perché gli Stati Uniti beneficiano ora degli accordi commerciali stipulati da Trump, che giustificano aspettative ulteriormente favorevoli e quindi consentono al mercato di crescere mantenendo accettabili i multipli. La prova del nove ci sarà quando misureremo in numeri reali il peso dell’impatto del Coronavirus sui giganti dell’economia globale. Lì, proprio lì, avremo la cartina di Tornasole.

Diciamo che per tutti è un momento interlocutorio nel quale stare a guardare. Quindi, sai che te lo chiedo ogni settimana: consigli agli investitori?

Carpe diem, con prudenza. Cogliere l’attimo… Godersi il rialzo, ma sempre con occhio vigile. Un esempio: Washington si accorda con Pechino e i cinesi promettono di acquistare svariate decine di miliardi di dollari di merce dagli USA. Ma se comprano da loro non compreranno più da altri. Temo (ancora nessuno lo fa notare) che l’Europa – Germania in testa – possa essere un po’ vittima sacrificale sull’altare degli accordi commerciali Trump-Cina. E credo anche che il mix tra Brexit, minacce di dazi da parte di Trump sulle auto Europee e ricadute di minori esportazioni verso la Cina, siano i fattori che da tempo fanno essere assai pessimisti i direttori di acquisto delle aziende tedesche, che contribuiscono a generare il PMI, cioè l’indicatore macroeconomico che ci ha fatto percepire con anticipo le difficoltà che ora diventano evidenti quando vediamo la produzione industriale europea andare a picco.

Perciò in attesa del catalyst che stiamo, anzi, stai cercando (vedi vignetta), anche se tutto sembra più o meno tacere, mantenere la concentrazione…

Ovvio. Lo ripeto, i mercati salgono e non vanno contraddetti ma cavalcati. Però con la consapevolezza che questo idillio potrebbe anche svanire in fretta, quindi bisogna essere vigili e prudenti.

Ciao Davide. Alla prossima…

… Alla prossima!