I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi, Professional Trader, intervistato da Manuela Donghi

Una settimana archiviata ma non ancora scontata, a causa dell’esasperazione intorno al Coronavirus. Chiaramente è facile (purtroppo, in questo caso) trovare il nostro Catalyst per discutere di mercati. La grande riflessione ruota intorno a quello che sta accadendo a livello globale, a cominciare dalla situazione nel nostro Paese, diventato suo malgrado protagonista assoluto e osservato speciale in tutto il mondo.

davide biocchi

Abbiamo passato una settimana a dir poco allucinante, Davide. I primi casi di Coronavirus in Italia, la quarantena di alcune zone rosse, la psicosi della popolazione… come hai vissuto queste giornate?

Beh, anzitutto ho cercato di interrogarmi, e sono giunto alla conclusione che lo stesso panico che abitualmente si vede solo in Borsa, questa volta lo abbiamo visto anche nel quotidiano, nella Street Economy, come piace dire a me. Ci siamo resi conto cosa significhi creare letteralmente una psicosi collettiva e poi non essere in grado di controllarne gli effetti. Da giorni sui media (colpevoli) non si parla d’altro che di Coronavirus con toni da apocalisse, e abbiamo verificato qual è stato il drastico cambio nelle abitudini di vita delle persone che sta causando un grave danno all’economia reale, quella con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.

Possiamo già fare un primo bilancio su questa Street Economy?

Negozi e ristoranti che preferiscono chiudere per non sobbarcarsi dei costi… e di conseguenza vedere il locale vuoto o semivuoto. Città paralizzate, scuole chiuse, stadi chiusi, ma contraddittoriamente metropolitane aperte… Si sono bloccate molte attività quotidiane come vedersi con amici, giocare la partitella, andare a messa, andare al lavoro (molti sono operativi da casa o, come si dice meglio oggi, in smart working). Subito dopo i primi giorni è apparso chiaro che la situazione era sfuggita di mano, e quindi? Retromarcia… La città più impattata economicamente (Milano) dichiara di voler ripartire: il Duomo riapre, stop alle chiusure forzate di bar e locali nelle ore serali e notturne, ecc. E come se non bastasse, liti tra governo centrale e regioni su chi deve dare le disposizioni e le linee guida. Insomma: in brevissimo tempo abbiamo visto di tutto, ma nel frattempo l’economia va picco.

Certo la situazione si è modificata anche per i mercati… una parola su tutte: crollo. Lo analizziamo insieme?

Beh, le Borse vanno a ruota. All’inizio si tratta del classico panico, per cui tutti si scavalcano per vendere per primi e ovviamente c’è chi è più reattivo e chi meno. Sin qui possiamo dire che siamo ai primi due giorni di ribasso, con annesso rimbalzo il terzo giorno. Poi subentra la fase 2, perché l’iper-regolamentazione degli ultimi anni mette paletti molto forti. Le gestioni, al verificarsi di determinati eventi, devono prevedere una protezione a tutela di risparmiatori e clienti, che significa vendere o addirittura dismettere interi asset. Quindi, il panico visto nei primi giorni, genera lo scattare della luce rossa di allarme per molte gestioni e per i fondi speculativi. Qualcuno reagisce subito, qualcuno dopo un po’, qualcun altro magari finisce anche in margin call, e così arriva la seconda, devastante, ondata di vendite ancora in corso, di cui non si conosce la fine. E l’inevitabile impennata di volatilità causa anch’essa ulteriore panico tra gli operatori, perché molti avevano legato proprio alla misura della volatilità i propri parametri d’allarme. Tutti, da chi liquida gli asset a chi li protegge con opzioni o con altri derivati, generano forti vendite che si riversano a pioggia sui mercati, e il risultato è lo sfacelo visibile. Quando gli automatismi agiscono sui mercati fanno tutti la stessa cosa, e in assenza di controparti sufficienti il risultato è scontato: crollo da manuale!

Ti faccio questa domanda a dita incrociate… Credi che la situazione sia rientrata o che possa rientrare o siamo invece ancora ben lontani da un ritorno alla normalità?

No, non credo che la situazione sia rientrata, ma realmente non lo so e non lo sa nessuno. Le vendite chiamano altre vendite, fanno scattare altri stop e tutto poi è gestito dalle macchine in auto-avvitamento. E’ un corto circuito di cui fanno parte integrante anche i rimbalzi fotonici, ai quali prima o poi assisteremo. Il problema è proprio qui: non si vende perché si vuole, ma si vende perché si deve, costretti dalle regole che ci si è imposti o dalle decisione degli algoritmi. Quando smetteremo di avvitarci? Vedremo… Ma non credo che il primo rimbalzo sia il segnale giusto. Anzi, in effetti esso è già avvenuto e non lo è stato. Ma in generale servirà tempo, perché la psicosi che si è creata e stata anche pompata in maniera esagerata, e gli effetti lo saranno di conseguenza.

Quindi quali previsioni per i mercati in generale e nello specifico per il nostro? Il Ftse Mib?

Beh qualsiasi previsione ora più che mai è aleatoria. Per avere idee più chiare dovremo aspettare che il mercato si calmi, restando al momento alla finestra. Poi potremo guardarci intorno e vedere dove saremo arrivati… Servirà consolidare dei prezzi/valori e da lì ripartire. Faccio notare che nel clima di totale risk-off che si è generato, è aumentata enormemente la liquidità parcheggiata sul Bund tedesco. Gli operatori non badano al prezzo in aumento del costo del parcheggio (il rendimento sempre più negativo): si posizionano sul Bund senza se e senza ma, in attesa di eventi. Anche l’oro sta tentando di consolidare i prezzi dopo la recente ennesima sfuriata a rialzo. Però attenzione: il Gold è un bene rifugio, non una slot machine

E’ possibile stabilire quali comparti reggeranno di più e avranno meno ripercussioni dopo questa ondata di Coronavirus?

Beh senz’altro i titoli che sin qui hanno goduto di alte prospettive di crescita, con business in costante espansione (i c.d. titoli growth) sono i più penalizzati. Per capirci sono ad esempio molti di quelli quotati al Nasdaq, che erano saliti molto, per esempio Stm in Italia. Quotavano a multipli  ben più elevati dei titoli value, quelli che hanno business stabili e solidi, che sono meno volatili e quindi soffriranno meno. Anch’essi sono scesi ma con minore enfasi (Nexi, Poste, Enel, Farmaceutici, ecc). In questi casi però non ci sono salvagenti, i titoli scendono comunque tutti, solo alcuni magari meno di altri. Il piccolo investitore dovrebbe quindi preservare la liquidità e mettersi in paziente attesa. L’occasione arriverà, basterà saperla attendere.

Mi hai già risposto in parte, ma ti chiedo ancora: quali consigli mirati, anzi, miratissimi, per gli investitori?

Quel che ho appena detto: stare liquidi e aspettare… Ah, una considerazione. Hai capito perché ho tanto insistito che servisse il paracadute (leggi metter stop loss insindacabili o proteggere il portafoglio)? Spero che chi ci segue abbia preso spunto e agito con la prudenza necessaria. Così dovrebbe avere decisamente limitato i danni.

Alla Prossima…

Aspetta… Mai farsi prendere dal panico, concordi?

Mai.