I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi, Professional Trader, intervistato da Manuela Donghi

Questa settimana mi sento di iniziare così, rivolgendomi in modo colloquiale a voi, lettori di Borsa e Finanza.

C’è poco da fare: il Coronavirus non ci abbandona, nel senso di “notizia”, market mover, catalyst. Insomma. Avrei voluto archiviare tutto subito: il tema, la paura, le perplessità, i punti interrogativi. In un mondo ideale avrei voluto trovarmi qui, in questi giorni, a parlare del virus cinese come di qualcosa di brutto ma di passato. E invece non solo non è passato, ma il Covid-19 è diventato un virus italiano. Arrivato nel nostro Paese “attraverso” un europeo, un uomo tedesco. Non è l’untore. Lui non ha colpa. Avrebbe potuto essere ciascuno di noi, io per prima. Fino a tre settimane fa non avremmo mai immaginato che la questione avrebbe riguardato così da vicino singole città e singoli paesi della nostra Italia, che ora sono zone rosse, inavvicinabili e intoccabili. Così come siamo diventati intoccabili tutti noi: basta baci, basta abbracci, basta strette di mano. Basta socialità. Siamo tornati a contatto solo con una cosa: la costrizione. Siamo costretti a non fare cose che fino a ieri facevamo senza pensare. Personalmente è questo che mi fa paura. Da giornalista ho il compito e il dovere di parlare di Coronavirus tutti i giorni, di leggere notizie tutti i singoli momenti, di capire cosa sta succedendo e cercare di appoggiarmi a chi ne sa di più per comprendere le conseguenze di qualcosa che improvvisamente ci è entrato nella testa e che, senza volerlo, rimane lì e gira e gira e gira. Non sempre è facile essere razionali, ma è necessario. Come è necessario usare una delle poche cose di cui possiamo ancora disporre: il buon senso. Non chiudiamo gli occhi, non nascondiamoci, ma ragioniamo e valutiamo fatto per fatto, passo dopo passo. Noi giornalisti siamo stati richiamati dall’Ordine: troppo catastrofismo, troppa enfasi, troppo terrorismo psicologico. Eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci sta dicendo in queste ore che il mondo non sta facendo abbastanza, come a dire che la situazione è grave. La verità sta sempre nel mezzo, in medias res.

Come scritto prima avrei voluto parlare di altro, qui, oggi. Ma non posso.

davide biocchi

Davide Biocchi, bentrovato.

Partiamo dal punto sul Coronavirus, in particolare dalla REAZIONE delle persone nella quotidianità: come si sta affrontando? Qual è la paura? O la percezione della paura?

Siamo in una fase critica. Dopo il panico iniziale, che ha creato effetti collaterali sia negli atteggiamenti quotidiani (corsa agli accaparramenti, ecc) sia nell’operatività sui mercati, dove ci si è scavalcati uno con l’ altro per vendere, stiamo assistendo a comportamenti un po’; meno isterici, ma non per questo meno impattanti. Stanno infatti forzatamente cambiando le nostre abitudini, con grave danno per alcune categorie quali: commercianti, ristoratori, gestori di attività turistiche o ricreative come cinema, teatri, centri sportivi, ecc. Queste attività non potranno mai recuperare quanto lasciato per strada e dovremo prima o poi fare i conti con l’ impatto economico di questo
virus, che per alcuni sarà devastante. Purtroppo non sappiamo ancora per quanto durerà…

Dal un punto di vista MEDIATICO si sta trasmettendo il giusto messaggio?

Beh.. all’ inizio senz’altro no… Gran parte del panico iniziale è stato infatti colpevolmente innescato dai media, che invece di dare asettica informazione hanno calcato la mano per conquistare audience. Adesso il tutto sta migliorando, ma ormai il danno è fatto. Di informazione urlata e allarmistica ce ne è stata un’ overdose, di informazione sana, in grado di dare prescrizioni costruttive invece troppo poca. Il dazio lo ha pagato l’economia spicciola quotidiana e, per estensione, i mercati finanziari.

Da un punto di vista ISTITUZIONALE e POLITICO Siamo invece sul pezzo?

Beh attualmente è la fase più difficile. Dopo il panico iniziale, che ha assalito anche i politici, ora serve agire. Bisogna creare stimoli per consentire alle imprese di sopravvivere. Gli imprenditori si accollano per loro natura, questo è vero, un rischio imprenditoriale, ma dal loro successo dipende poi il sostentamento anche dei loro dipendenti, che altrimenti rischiano di essere lasciati a casa. Per questo serve intervenire subito, per evitare una crisi di liquidità che sarebbe senza precedenti, specie per le piccole medie imprese italiane, cronicamente sotto capitalizzate e quindi esposte a un forte rischio.

Nella vignetta parliamo di volatilità. Che dire?

Che forse ci eravamo dimenticati quanto sappia essere pericolosa la finanza. I mercati davano per scontato che non ci fossero gravi rischi impellenti e invece la volatilità è tornata e sta facendo molto male agli investitori.

E i mercati? Come stanno vivendo questo virus?

Si sta tornando a ragionare sui numeri e purtroppo non ci sono buone notizie. Dopo le vendite da panico ora abbiamo vendite consapevoli, ma pur sempre vendite. Il mercato sta cercando senza riuscirci di prezzare l’ impatto del Coronavirus. Solo dopo la prossima reporting season trimestrale, quando faremo i conti con gli inevitabili profit warning, avremo le idee più chiare. Ma non sarà una passeggiata. Nell’ economia reale avremo infatti a che fare con due tipi di problemi:
di domanda:
1. la gente, cambiando abitudini sta consumando qualsiasi cosa molto meno di prima
2. gli acquisti di beni durevoli (elettrodomestici, auto, ecc) vengono ovviamente rinviati
3. Settori come viaggi, turismo, commercio e ricreazione subiranno cali enormi

e di offerta:
1. Molte PMI, storica risorsa del Paese, andranno in crisi di liquidità

2. Ci sarà difficoltà a produrre, perché non si può ovviare con lo smart working
3. Potrebbero ridursi molto, forse troppo, le scorte nei magazzini
4. Potrebbero aumentare le difficoltà nel delivering (cioè nelle consegne dei prodotti)
5. C’ è un grave rischio di perdita di anelli nelle filiere produttive, costituite da più PMI

Analizziamo allora un po’ anche le correlazioni intermarket.

Beh, l’America cade dall’ alto e può scendere ancora molto. L’ Europa e in crisi cronica e potrebbe trovarsi anche in più grandi difficoltà. Le Borse reagiranno solo se la politica saprà dare le risposte e gli stimoli necessari. Non crearli sarebbe un suicidio. Ben vengano i tagli sul costo del denaro, ma non risolvono il problema per le imprese, che saranno invece in molti casi in crisi di liquidità, magari anche per pagare gli stipendi. Per ora è caccia al “safe haven”, al porto sicuro, che per le valute è lo Yen giapponese, tra le commodities è l’ oro e come asset class è il reddito fisso a tripla A, come il Bund tedesco, che ha rendimenti addirittura negativi, o il Treasury americano il cui rendimento è ormai prossimo allo zero. Ma l’asset class in assoluto più ricercata è la liquidità, quella a vista sul conto. Siamo al record… Mai come adesso su scala globale si era scelto di avere così tanti soldi liquidi e disponibili, con buona pace per gli investimenti. E le Borse di conseguenza scendono e continueranno a farlo in questo contesto. Semplice, ma impeccabile.

Quanto rischia l’Italia in termini economici? Si può cominciare a dare qualche numero più preciso, secondo te?

Nessun numero per ora… Come si fa a dirlo? E chi lo dice su che basi lo fa? Ma il conto sarà pesante e le stime da “zero-virgola” di calo del Pil sono fuorvianti. La Lombardia, per grande distacco la più importante economia italiana, si è fermata in blocco. Un’ intera regione agli “arresti domiciliari” e non si sa per quanto. L’ economia andrà a picco e per ripartire non basterà girare la chiave per rimetterla in moto. Come per un auto ferma da tempo, servirà ricaricare la batteria, gonfiare le gomme, magari cambiare qualche pezzo che non va più, ecc… Insomma ci vorrà tempo e il danno peserà sul Pil per punti percentuali, altro che “zero-virgola”. La Street Economy purtroppo
non mente mai…

Parliamo anche di BANCHE CENTRALI. Ti ha stupito la mossa a sorpresa della Fed? E la reazione di Trump?

Si, la mossa della Fed mi ha sorpreso, perché da tempo Powell dichiarava di essere data depending, ma poi ha reagito con tale urgenza da spaventare gli investitori. Se mi dai medicine in dosi da cavallo (mi riferisco al doppio taglio da 50 bps) e mi metti tale e tanta urgenza, io penso subito che la malattia sia grave, molto grave. Powell sa il perché ha agito in questo modo, ma il mercato l’ ha presa proprio male, anche perché si ricorda che nell’ agosto del 2007 la Fed agì similarmente e poi le cose andarono malissimo. Quindi o la situazione è molto grave o sono stati precipitosi. In ogni caso non è stato un buon messaggio per i mercati. Trump invece non mi ha sorpreso affatto… Lui spinge sempre per ottenere di più e anzi, non vorrei che l’ apparente fretta della Fed sia dipesa proprio ai suoi strali. Sarebbe un problema…

E’ stata anche la settimana dell’ Opec… cosa ti aspetti ora, visto che il petrolio è da tempo osservato speciale?

L’ Opec fa i suoi interessi. Decide di tagliare la produzione per far risalire il prezzo del greggio solo se è nell’interesse dei produttori. Ma le Borse non abboccheranno… In ogni caso il prezzo del petrolio è finito proprio dove pensavamo, sui 42 $/barile. E attenzione, perché è un prezzo chiave, sotto 39 è il baratro.

Per finire, consigli agli investitori?

L’ ho ripetuto allo sfinimento: prudenza massima. Non credo sia ancora finita, quantomeno non prima della prossima reporting season, quando ci vedremo più chiaro. Sino ad allora si naviga a vista. Attenzione al PMI (Purchasing Manager Index), l’ indice dei direttori d’acquisto delle grandi imprese. Essi per il ruolo che occupano ci daranno in preview la prima stima del danno da Coronavirus, percepita da chi sta dentro la filiera. Il dato flash, quello anticipatore di metà mese, arriverà a breve. I mercati lo aspetteranno con ansia.

Grazie Davide, alla prossima.

 

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