I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi (Directa Sim), intervistato da Manuela Donghi

Una settimana dei mercati, quella appena conclusa, ricca di eventi e dati macro: un pot pourri di elementi tutti concentrati in modo fitto fitto, che hanno sicuramente tenuto ben sintonizzate le antenne degli investitori e di chi opera sui mercati finanziari. Se fino a un paio di settimane fa avevamo considerato l’unico vero market mover il Presidente Usa Donald Trump, ecco che le carte sul tavolo si sono rimescolate nuovamente, e le Borse hanno cominciato a rivalutare questioni che erano solo momentaneamente “congelate”. Come si suol dire? L’avevamo detto? O meglio: l’aveva detto Davide Biocchi?

Ciao Davide!

Ciao! Sì, l’avevamo detto, dai! Però ci sono un po’ di però…!

Ah, ecco, mi sembrava… Ora ci arriviamo… ma partiamo lo stesso dalla mia premessa, cosa ne dici? Banche centrali, dati macro, elezioni in Gran Bretagna, guerra commerciale… E’ così? Cosa possiamo subito considerare?
Beh, guarda… diciamo che fino a ieri l’avremmo definita la settimana delle elezioni UK e delle Banche centrali, ma poi con un vero coup de theatre, in realtà, sempre lui, sempre Donald Trump si è preso le luci della ribalta, anticipando la firma di un accordo commerciale con la Cina, che ha messo le ali ai mercati. E così, dopo avere preso atto che la Fed è particolarmente ottimista sul 2020 e che anche Christine Lagarde tutto sommato è un po’ meno pessimista, abbiamo incassato anche la fine dei timori di rischio sistemico in riferimento alla Brexit, e questo grazie alla schiacciante vittoria di Boris Johnson.

Quindi ora quali sono gli scenari più probabili?
Ora i mercati potrebbero potenzialmente godersi una fase di Risk On, che dovrebbe generare maggiore propensione agli investimenti anche verso asset class più rischiose come le azioni e le commodities tipo il petrolio, o verso i Paesi emergenti. Ovviamente non c’è nulla di scontato, ma propendo per l’idea che questo atteggiamento possa farsi più evidente col prossimo anno.

Tanto per riprendere la vignetta/tema che abbiamo affrontato la scorsa volta, nel contesto recente chi è lo squalo, chi il pesce medio e chi il piccolino che soccombe sempre e comunque?
Beh diciamo che è squalo (ma in senso buono) qualsiasi grosso gestore che, muovendo grandi capitali, può spostare il mercato. Il Piranha (quello di taglia media) è invece l’operatore molto aggressivo che cerca di non perdersi neanche un’ onda dei trend che si evolvono. Piranha sono oggi i fondi macro, molto repentini nel muovesi sul mercato, ma anche i software che fanno trading algoritmico. Poi ci sono i pesci piccoli, quella taglia S, che sono tantissimi e hanno purtroppo la marcata attitudine a farsi trovare contro trend. Proprio ora che lo S&P500 fa registrare gli ennesimi nuovi massimi, mi spiace rilevare che tantissimi non riescono a cogliere i frutti della salita (o peggio si mettono addirittura a ribasso), solo perché hanno la sensazione che il mercato sia salito troppo… Purtroppo le statistiche sono implacabili: l’80% dei piccoli perde soldi soccombendo, come dici tu, sempre e comunque.

Vorrei riprendere “in mano” un istante il Rapporto Censis 2019. Non che mi abbia stupita particolarmente, ma la parola chiave è SFIDUCIA. C’è qualcosa che ti ha colpito di più?
Ma si, mi sembra di nuovo di tornare al discorso precedente. Nel senso che chiunque di noi può cogliere segnali reali nella quotidianità e toccare con mano ogni giorno la sfiducia generale; ce l’hanno scritta in faccia le tante persone che camminano per strada a testa china, quasi senza speranze. Viviamo, come dice il Censis, in una sorta di stress post-traumatico da crisi: il 74,2% degli italiani dichiara di avere temuto gli effetti per la propria famiglia e dal 2015 abbiamo incrementato di oltre il 23% il consumo di anti-depressivi. Pensa che i millenial italiani non hanno mai conosciuto altro che la crisi. Siamo in crisi da così tanto tempo che ormai non credo nemmeno si sappia più realmente a cosa ambire. Molti di coloro che oggi lavorano, un’espansione economica non l’hanno mai vista, al massimo l’han sentita raccontare. Tra 3 mesi “festeggeremo” – per modo di dire – 20 anni di ribassi di Borsa (il massimo storico risale al 6 marzo del 2000) e dobbiamo prendere atto di un’amara verità: la Borsa è lo specchio di un Paese. E se la nostra Borsa scende dal 2000 significa che, e noi sappiamo quanto ciò sia vero, in questi 20 anni il Paese si è avvitato su se stesso, senza un paracadute. I segni di questo sfacelo li ritroviamo nel report del Censis, che ci racconta che tra sfiduciati e pessimisti cronici, siamo arrivati all’82% della popolazione.

Aiuto… dobbiamo preoccuparci?
Aspetta, aspetta… ci stavo arrivando! In realtà proprio questo mi fa pensare che sia prossimo un punto di svolta: le cose cambiano sovente proprio quando si pensa che sia ormai impossibile e queste percentuali bulgare di pessimisti dicono che stiamo proprio grattando il fondo. E, con un po’ di sano ottimismo, cerco le basi di un cambiamento in altri numeri del rapporto Censis medesimo, magari quando si citano gli investimenti in crescita nella robotica, vero futuro della manifattura. Se la congiuntura globale lo permetterà, nel 2020 avremo l’occasione di provare a dare una svolta e la Borsa, per abitudine, potrebbe anticipare.

Azzardo.. Potremmo davvero tentare una storica inversione ventennale?
Ora non ci sbilanciamo troppo… Staremo a vedere, ma se guardi questo grafico sembrerebbe proprio a portata di mano…

Mi piace questo tuo ottimismo che contrasta con il clima di sfiducia diffusa. In effetti i mercati quest’anno hanno riportato una performance ottima. So che lo ripetiamo ogni settimana, ma la maggior parte degli utenti si chiede come mai. Insomma, come è stato possibile?
Capisco che si fatichi a comprendere, eppure la lettura per me è piuttosto semplice. Torniamo al rapporto Censis, esso ci racconta che gli italiani, preoccupati come non mai, hanno tirato i remi della spesa in barca e hanno cercato di risparmiare quanto più potevano. I depositi a vista nell’ultimo decennio sono aumentati infatti del 33% circa a dispetto di un calo della ricchezza nel medesimo periodo. In finanza questo atteggiamento di prudenza estremizzata ha spinto i denari a rifugiarsi nei forzieri, come il Bund tedesco, dove invece di produrre rendimento, da qualche tempo addirittura generano un costo (gli interessi negativi) per i risparmiatori. Soffermiamoci solo un attimo a pensare a quanto profondo debba essere il disagio di chi preferisce l’opzione di sostenere un costo pur di non investire. Ebbene è questo atteggiamento che deve (e sta iniziando a) cambiare. Qualcuno ha infatti già provveduto, a cavallo tra ottobre e novembre, a richiamare parte dei denari parcheggiati nei forzieri e a investirli. Questo traspare dalla recente risalita dei rendimenti, passati da -0,75% a -0,25%, causata da flussi in uscita dal Bund che, visti i volumi in crescita sulla Borsa, sono stati in parte riversati anche sulle azioni. Questo denota un iniziale cambiamento significativo nella propensione al rischio. Ma siamo solo a un inizio, ed è un tentativo che poi magari abortisce, però questo già basta a spiegare perché i mercati a volte si muovono con anticipo generando rialzi brucianti che tendono a spiazzare il piccolo investitore.

Mi hai convinta anche stavolta! Però prima di chiudere, facciamo un giochino che mi piace sempre anche se banale: la parola chiave della settimana?
Sul tavolo ce n’erano quattro: Fed, Bce, Brexit e Trade-War. Senza alcun dubbio dico Trade-War e scelgo Trump come miglior attore protagonista: ha davvero rubato la scena a tutti per l’ennesima volta! (ride…)