I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi (Directa Sim), intervistato da Manuela Donghi

Il 2020 è iniziato. Dopo l’anno straordinario (il 2019) dei mercati, avevamo messo in conto che potesse esserci presto un’inversione di tendenza, ma davvero potevamo pensare che le carte sul tavolo potessero mescolarsi in un modo così intricato?

Davide, diversamente dalle altre volte, avverto subito che sei preoccupato…

Beh, direi che l’anno è iniziato come peggio non si poteva…

Eh sì, perché i mercati euforici del 2019 si trovano ora di fronte a un pericolo di guerra.

Ho sempre detto che le Borse avrebbero potuto continuare a salire, al netto di eventi imprevedibili. E ciò che è accaduto dimostra quanto dei fatti imprevisti possano incidere sull’umore degli investitori. I fatti accaduti hanno messo a repentaglio la stabilità dell’intero scacchiere mediorientale. L’Iraq ha percepito come violata la propria sovranità nazionale, l’Iran si è infuriato e minaccia ritorsioni pesanti, che potrebbero coinvolgere Israele. Trump ha detto che in caso di escalation, la reazione US potrebbe essere ulteriormente sproporzionata. Insomma, c’è di che preoccuparsi, perché il contesto aggrava un quadro già deteriorato dalla situazione siriana, dall’irrequietezza di Erdogan e dai fatti libici, ormai con le truppe turche in casa. Tutto il medio  oriente è in subbuglio e l’escalation potrebbe essere ulteriormente imprevedibile. E nel frattempo i mercati scendono.

I record storici recenti avevano reso i mercati euforici e la domanda era: quanto durerà? Possiamo rispondere adesso?

I mercati salivano forte in un’atmosfera chiaramente di Risk On (cioè di propensione conclamata al rischio), ma si stava manifestando un’ambiguità: con i mercati sui massimi e volatilità sui minimi,  risultava difficile spiegarsi la corsa all’oro, ripresa con vigore qualche giorno fa. Ora sappiamo perché…

Ci si domandava…

… chi bluffasse, ma ora tutto è chiaro: lo scenario si è totalmente ribaltato. Avversione al rischio totale (Risk Off), denaro che scappa a gambe elevate dall’azionario per tornare in forzieri come il Bund, impennata della volatilità, acquisti sull’oro, che veleggia sui massimi da 7 anni, acquisti su valute rifugio come lo Yen, tipicamente alimentati dalla paura e prezzo del petrolio che si impenna ulteriormente, perché si teme che un escalation in medio oriente possa incidere pesantemente sulle sue contrattazioni.

Quindi in questo momento conviene monitorare esclusivamente i beni rifugio?

Uhm, soprattutto occorrerà seguire l’eventuale escalation in Medio Oriente. USA e Iran stanno litigando forte, come avviene in una rissa da strada; i Paesi amici dei due contendenti cercano e cercheranno di calmare gli animi, ma tutti hanno ancora l’adrenalina a mille, per cui può capitare qualsiasi cosa e altri Paesi potrebbero presto essere coinvolti, anche se sarebbe auspicabile che fosse il buon senso a prendere il sopravvento. Purtroppo sono partite minacce pesanti da entrambe le fazioni, mentre i toni andrebbero moderati, per evitare che poi qualcuno debba agire per non perdere la faccia. Insomma c’è una miccia accesa vicino a una polveriera e non sarà facile disinnescarla. In tale contesto i beni rifugio saranno oggetto di acquisti tanto più se la situazione dovesse deteriorareìsi, quindi saranno una vera cartina Tornasole della crisi.

Cosa dire invece delle altre asset class?

Beh, non mi stanco di ripeterlo: l’atteggiamento della comunità finanziaria è di Risk Off. Questo comporta vendita di azioni, ulteriore parcheggio della liquidità nei forzieri e acquisti di Yen e altri beni rifugio a protezione del rischio. Il prezzo del petrolio ci dirà sino a che livello salirà la tensione e qualche acquisto potrà vedersi sui titoli del settore Oil (per noi Eni e Tenaris in testa), mentre le prese di profitto coinvolgeranno soprattutto i titoli più premiati di recente, come bancari e tecnologici. Una cosa è certa… Se la tensione permarrà elevata, le vendite non si esauriranno in breve. Meglio quindi aspettare a comprare questo tipo di ribasso; meglio attendere che ci sia una eventuale svolta positiva. Purtroppo in queste occasioni il mercato non va mai anticipato.

C’è un detto in finanza che dice che i primi cinque giorni dell’anno sono decisivi per capire come andranno i mesi successivi… Sei d’accordo? E’ una cosa effettivamente riscontrabile?

Ma sai, direi che è una credenza poco affidabile, un po’ come il rally di Natale che può verificarsi come non… a mio parere sono cose che lasciano il tempo che trovano. Piuttosto mi spiace di essere stato buon profeta nell’attendermi un anno ben più volatile del precedente. A me pareva evidente che su questi livelli non potessimo stare a lungo: o su o giù, senza compromessi. Infine non è la prima volta che l’anno comincia con una discesa. Ricordo che a inizio 2000, l’anno dell’epico Toro di Borsa, ci furono tre sedute consecutive di ribassi forti, nel quale l’indice crollò di migliaia di punti, per poi esplodere nella prolungata fase finale del rialzo.

La crisi in Medio Oriente può essere considerata un cigno nero?

Direi di no, perché il cigno nero è di solito un evento di tipo finanziario. L’ultimo cigno nero deflagrante che mi viene in mente è stato il fallimento di Lehman Brother’s. Che in Medio Oriente si stesse acuendo la tensione era evidente (Turchia, Siria, Libia), ma ciò non significa che si potesse prevedere quel che è successo, anche se evidentemente qualcuno doveva saperlo… Perché altrimenti comprare tutto quell’oro proprio poco prima che il fatto accadesse?

Situazione un po’ sospetta?

Appunto…

E gli altri market mover tipo la Brexit? Che fine hanno fatto?

E’ semplice. Quando si prende un raffreddore subito ci si preoccupa, poi se la malattia diventa un’altra ben più grave il raffreddore non lo si considera più. Quindi tutti gli altri temi rimangono ben presenti, ma al momento passano decisamente in secondo piano.

Inclusa l’Italia e la situazione politica di casa nostra?

Si, l’Italia al momento è un raffreddore di tipo molto leggero. Guerra commerciale, Brexit, Banche centrali, la situazione politica italiana… Torneranno a preoccupare solo quando la questione mediorientale sarà digerita.

Abbiamo più volte parlato di paracadute e cordicelle… è il momento di tirarle?

Eh, potrebbe essere… Si collega con quello che dicevo poco fa. Attivare il paracadute significa proteggersi. E la cosa più semplice resta vendere quel che si ha, attendendo gli eventi. Se invece si teme, vendendo, di non riuscire poi a rientrare se il mercato si rimettesse a crescere, allora si può cautelarsi acquistando opzioni put, vendendo l’indice a copertura, comprando beni rifugio o comprando volatilità a protezione. Quel che conta è proteggersi.

Quindi… come guardare a questo inizio anno a livello operativo?

Ti offro questa valutazione: l’indice S&P500 ha gravitato a lungo su e giù dai 3000 punti, ed è su questi valori che ci si è ancorati come prezzi. I prezzi sono poi saliti velocemente, senza consolidare, quindi si può tranquillamente tornare in quell’area (i 3000), senza che il trend di fondo rialzista risulti minato. Per il resto staremo a vedere… Comunque il consiglio rimane quello di non anticipare gli eventi.