I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi (Directa Sim), intervistato da Manuela Donghi

davide biocchi

Da giornalista ad analista, nel senso di psicologa? Continuo a guardare la foto di copertina di questa nuova chiacchierata con Davide e devo assolutamente chiedergli spiegazioni, ma prima occorre ripercorrere gli eventi di questi giorni, particolarmente incisivi nella dinamica dei mercati.

La settimana ha visto la risoluzione della fase 1 della Trade war: posso dire ce l’abbiamo fatta?! Anche se, per onestà intellettuale, dobbiamo dire che il peggio deve forse ancora arrivare… con la fase 2 che, noi l’abbiamo detto più volte, sarà ancora più complicata e cavillosa…

Beh sì, perché in fondo la fase 1 della guerra commerciale era che Trump ha sostanzialmente ha detto “cari cinesi, a me non va tanto bene come vanno le cose. Noi compriamo tanto da voi che non fate altrettanto con noi. Quindi o aumentate gli acquisti oppure io metto dei dazi e mi riprendo  quello che voi non mi date“. Quindi a un certo punto hanno cominciato a discutere. Si partiva da un rapporto di 160 miliardi di merci che i cinesi compravano dagli Usa, mentre gliene vendevano 500 miliardi; con questa fase 1 si è arrivati a stabilire che i cinesi alzeranno la cifra a 309/310 miliardi di merci che compreranno. Questo è il motivo per cui le Borse americane festeggiano e questo per cui Trump si è fatto scudo di questa cosa per parlare di un grandissimo successo.

Il primo scoglio da superare, secondo molti, è proprio se la Cina riuscirà a mantenere queste promesse…

E infatti da qui vengono fuori due cose. La prima è che la fase 2 sarà molto più criptica. legata a dettagli e tecnicismi… Ma per ora non addentriamoci. La seconda che i cinesi, che magari si aspettavano  qualcosa di più, in realtà vedranno i dazi diminuire mano a mano che raggiungeranno gli obiettivi che si sono prefissati. E visti gli attuali numeri dell’economia cinese, loro hanno patito un po’, mentre Trump con questo atteggiamento un po’ muscolare ha ottenuto quel che voleva.

I mercati sembrano aver messo in conto anche questo, cosa ne pensi? Gli investitori si stanno guardando intorno con “sospetto”? Si temono già incertezze e quindi volatilità sui mercati?

Sì, questo succede perché siamo in una fase critica ben evidente dai grafici. Italia e Germania hanno gli indici sotto resistenze importanti. Pensa che noi tra 2 mesi celebreremo 20 anni dai massimi storici del FtseMib e negli ultimi 10 ogni volta che torniamo intorno ai 24500 punti si torna indietro. Gli investitori vedono che siamo tornati su livelli da cui tante volte siamo stati respinti e di conseguenza viene loro una doppia paura: che comprare adesso si riveli un errore, perché se compri a un prezzo che ti sembra troppo caro e poi il mercato torna indietro, ti senti cornuto e mazziato, cioè paghi tanto (e lo sai), e per giunta poi ci perdi. Inoltre c’è il timore che le resistenze possano respingere i listini al ribasso e quindi non sanno bene che verso prendere. E se l’indice invece dovesse partire verso l’alto, cosa possibile al 50%, la loro difficoltà sarebbe anche più grande, perché comprare a prezzi più cari i quelli ai quali hai venduto è emotivamente frustrante. Questo è il motivo per cui i piccoli trader, si perdono i grandi movimenti di mercato, sia verso l’alto, sia verso il basso.

Mi hai anticipata… vorrei parlare proprio dell’indice italiano… sta ruotando intorno all’area dei 24000 punti. Per rimanere puntato al rialzo dovrà consolidare questa posizione? E’ fattibile secondo te?

Io credo che le possibilità di vedere un indice al rialzo siano ancora intatte. Fin qui siamo saliti in barba ai dati dell’economia, che non sono granché (e lo sappiamo), per un tecnicismo che vede arrivare liquidità sul mercato e quindi il listino si muove di conseguenza verso l’alto. Detto questo, le possibilità che questo accada, come detto prima, sono al 50% e lo ribadisco. È però difficile al momento capire quale possa essere la trig, cioè la condizione scatenante, del prossimo movimento. Mi sento abbastanza abbastanza confidente che non rimarremo a lungo sui livelli attuali in attesa del prossimo movimento. Secondo me da qui si andrà su o giù abbastanza velocemente… E aggiungo anche che se si tornerà indietro non sarà certo di soli 1000 punti……

Ah, e perché? Non vuoi dirmelo?

Ma certo che sì! E’ anche facile. Quello che succede è che quando si gravita sotto le resistenze, si fa l’abitudine a certi prezzi e se si torna indietro, comprare appare subito conveniente, anche perché ultimamente abbiamo assistito ad alcune sedute di ribasso per poi vedere i prezzi tornare dove erano prima. Se invece si verifica uno storno importante e il prezzo continua a scendere per due o tre sedute, allora tutti quelli che hanno comprato si trovano a vendere per paura, e il movimento si fa più rapido e si approfondisce. Guarda, esiste una trendline rialzista sui minimi crescenti, per cui se si tornasse indietro non mi stupirei di rivedere i 19500-20000 punti

Ah però… Ma da quello che dici è ancora tutto sul chi va là…

Esatto, è ancora tutto sul chi va la. E l’aspetto più rilevante è, come dicevo, che si cerca una trig, una condizione scatenante, che può essere in positivo o in negativo. Certo, se proprio dovessi sbilanciarmi…..

Sì?

… Ecco, anziché 50 e 50, azzardo un 51% rialzo, 49% ribasso! E questo piccolo vantaggio (che può essere piccolo o grande a seconda dei punti di vista) lo do per il fatto che finora il mercato si è mosso in controtendenza, rispetto alla congiuntura economica. E secondo me ci sono due cose che possono accadere: o qualcuno ha anticipato, perché ha avuto fiducia, e se diamo retta alla muscolarità di Trump dobbiamo riporla (la fiducia) nell’andamento dell’economia statunitense, oppure qualcuno ha fatto il trade della speranza… Però penso sia più probabile la prima intuizione.

Ne parleremo al momento opportuno… ora vorrei stare su altri market mover che si sono un po’ auto-congelati… Brexit in primis, ma se dei d’accordo ne parlerei la prossima settimana visto che ci avviciniamo alla fine del mese. Invece parlerei della Libia e del ruolo dell’Italia nel lavoro delle diplomazie internazionali. Il mercato sta guardando alla crisi libica?

Mah sai, secondo me purtroppo è una crisi molto importante per l’area mediterranea, ma finché le condizioni restano queste e non ci sarà un’eventuale escalation dal punto di vista militare, io credo che intaccherà poco la sola finanza, anche se si tratta di una situazione critica che dovrà trovare una soluzione. Era molto più potenzialmente deflagrante la tensione tra Usa e Iran, ma come hai visto, mancando l’escalation, a parte i riflessi su oro e petrolio, tutto è finito nel dimenticatoio molto in fretta, e la crisi è stata velocemente superata da altri eventi, tra cui appunto la guerra commerciale.

E ancora… la politica italiana? L’ho citata prima… Libia a parte, si avvicina il 26, data delle elezioni regionali tra cui l’Emilia Romagna. Tornerà anche la politica di casa nostra a condizionare il mercato?

Assolutamente sì, ma più che la Borsa potrebbero influenzare lo spread e quindi, a cascata, anche i  titoli bancari. Una vittoria della destra metterebbe infatti ancor più sotto pressione l’attuale Governo, che già mostra qualche debolezza al suo interno. Aumenterebbe quindi il timore che l’esecutivo possa cadere e quindi che si possa andare a nuove elezioni, e questa possibilità fa aumentare lo spread. Penso però che nonostante le difficoltà di relazioni, questo governo resisterà e si cercherà in tutti i modi di arrivare a fine legislatura. Non credo quindi che le elezioni in Emilia potranno far cadere realmente il Governo.

Insomma, è una questione che potrebbe interessare solo chi la politica la ama o la odia… Ti aspetti qualcosa di rilevante dalla Bce la settimana prossima?

Non mi aspetto nulla di particolare, anche se mi incuriosisce rivedere Christine Lagarde parlare a mercati aperti: aspetto di vedere le reazioni alle sue parole. Come sappiamo, una delle maggiori abilità di Mario Draghi era quella di saper dialogare con i mercati. Tranne rarissime occasioni, ha sempre saputo dare in pasto al mercato quel che si aspettava, cioè chiarezza anche quando si dovevano dire cose sgradevoli. Ora verifichiamo ulteriormente la Lagarde che modo di comunicare ha; stiamo imparando e prendendo confidenza con lei, quindi sarà molto importante. Ma intanto non dimentichiamoci che sarà anche la settimana di Powell e della Fed, e che le Banche Centrali, insieme alla Brexit, sono tra i catalyst di breve e medio periodo per quest’anno… Anche se parlando di market mover, a me viene da socchiudere gli occhi e ripetere “Trump, Trump, Trump“…

Eh eh… ma va?! Un’altra cosa. Questa settimana ti spremo un po’. Visto che parliamo di dietro le quinte, burattini e burattinai, cosa sta determinando questa fase altalenante dei mercati? Abbiamo uno spunto?

Una delle realtà che si sono più espanse in questi mercati mutevoli (per cui il trader deve essere sempre più camaleonte nell’affrontarli), sono i fondi macro, ossia grosse gestioni che operano sul mercato con intensità, perché basati su algoritmi che analizzano e masticano in tempo reale tantissime variabili per poi sputare la sentenza: si compra o si vende.

E quali sono le variabili che vengono macinate continuamente?

I dati della macroeconomia, con tutti gli aggiornamenti che quotidianamente arrivano, le trimestrali delle imprese, il news-flow in tempo reale, cioè il susseguirsi di notizie, che è talmente intenso che l’occhio umano riesce a malapena a monitorarle, senza poterle approfondire. Invece questi algoritmi sono in grado di interpretare tutta questa roba e molto rapidamente estrapolarne Buy o Sell.

… sai che voglio sempre qualche esempio…

Ormai in finanza si vive di questa alternanza tra situazioni risk on e risk off, ossia propensione o avversione al rischio. Propensione al rischio, significa che non sono preoccupato e quindi posso osare di più, per cui nella fase di risk on il denaro vesce dai forzieri (per esempio da bund tedesco, oro o Yen giapponese), e finisce investito su azioni, anche di Paesi emergenti. Risk off significa invece totale avversione al rischio e allora avviene il processo opposto, cioè si vendono le azioni e i Paesi emergenti per dirigere il denaro su asset meno rischiosi come oro o Yen giapponese oppure parcheggiarlo sul Bund. In certi momenti è stato così forte l’atteggiamento risk off, che pur di non investire si era disposti a pagare (rendimenti negativi). E’ tutto chiaro?

Direi di sì. Tutto chiarissimo, ma non ho ancora finito. Devo farti un’ultima domanda: mi hai ufficialmente fatta diventare la tua strizzacervelli personale? (vedi copertina)

(Ride) In effetti devo ammettere che ti vedo un po’ in questo modo. Perché una volta alla settimana mi obblighi a far di conto su tutte queste cose, e questo ha su di me ha un effetto benefico, perché aiutandomi a fare mente locale e parlandone, alla fine mi è tutto un po’ più chiaro. Nel senso che nella mia testa lo è già, ma un conto è pensarlo, diverso è dirlo, perché ti aiuta a mettere le cose in fila e quindi anche a trarne beneficio personale.

Ah, ecco, lo prendo come un complimento… e allora si dice che gli psicologi debbano in qualche modo poi sfogarsi a loro volta dopo aver recepito i “segreti” dei pazienti… Devo trovare anch’io un riflesso, ma ci penserò… Alla prossima seduta, a questo punto, Davide!

Un arrivederci ai lettori di Borsa e Finanza.