ITALIA: ISTAT E CONFINDUSTRIA LANCIANO L’ALLARME

Nella nota mensile dell’Istat, l’indice anticipatore risulta ancora negativo. Confindustria rincara la dose: “Rischio recessione”.

Mentre i conti pubblici e la scrittura della prossima Manovra finanziaria si prendono la scena della politica italiana ed entra nel vivo la discussione sulla Nota di aggiornamento al Def approvata dall’esecutivo con l’esame alla Camera e al Senato, l’Istat diffonde la consueta nota mensile sulle prospettive economiche del nostro Paese. Che sono, senza troppe eclatanti sorprese, tutto fuorché confortanti.

L’economia italiana sta attraversando ancora un momento difficile, tracciato dal “profilo negativo” dell’indicatore anticipatore che suggerisce “il proseguimento della fase di debolezza dei livelli produttivi”: così comincia l’Istituto di Statistica, e prosegue: “La revisione dei conti economici ha lievemente modificato il profilo del Pil che ora evidenzia un marginale incremento sia nel primo sia nel secondo trimestre (+0,1%). Tuttavia, a luglio, l’indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva”.

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Trade war e rallentamento dell’economia cinese

Non aiuta certo la situazione economica mondiale, con le trattative commerciali tra America e Cina ancora latenti e la spada di Damocle dei dazi che incombe non solo oltreoceano ma anche sull’Europa e in casa nostra. Anche qui senza troppe sorprese. E se questo non bastasse, scrive ancora l’Istat, si aggiungono “fattori geopolitici destabilizzanti e un preoccupante rallentamento dell’economia cinese, che continuano a influenzare negativamente il commercio mondiale”.

L’allarme di Confindustria

Rincara la dose Confindustria nel rapporto “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica”, nel quale viene fotografato un Paese “in bilico” che corre sul filo del “rischio recessione“. A “politiche invariate”, con il rialzo di Iva e accise, gli economisti di Viale dell’Industria stimano un Pil fermo sia quest’anno sia nel 2020 quando, invece, “crescerebbe dello 0,4%” se “l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit”. L’Italia, ricorda l’indagine del Centro Studi di Confindustria, è ormai l’unico paese dell’Eurozona, insieme alla Grecia, a non aver recuperato il calo degli anni della crisi.

I consumi delle famiglie e gli investimenti

Il Centro Studi segnala che la dinamica dei consumi delle famiglie italiane va “verso lo zero”, e che la spesa “è prevista crescere dello 0,3% quest’anno e fermarsi vicino allo zero il prossimo (-0,02%)”. Diversi fattori inciderebbero negativamente: tra questi, si apprende, a legislazione vigente, “l’aumento dell’Iva avrà un impatto negativo sulla dinamica della spesa delle famiglie, qualora non sterilizzato”.

Gli investimenti fissi lordi sono previsti crescere a ritmi discreti nel 2019 (+1,9 per cento), per rallentare poi nel 2020 (+1,4 per cento).

Il governo e la Manovra

Secondo il direttore del Csc, Andrea Montanino, la Manovra si presenta come “parzialmente restrittiva per 8 miliardi di euro, pari a 0,5 punti di Pil”, la più restrittiva dai tempi del governo Letta. Tuttavia, sebbene con poche risorse, il 2020 “può essere un anno di svolta a patto che il dividendo dei tassi d’interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati e avviare in modo significativo la riduzione del peso fiscale sui lavoratori”.

“Nonostante l’economia italiana sia ferma da più di un anno – si legge ancora nell’indagine – i conti pubblici non ne stanno risentendo”. Il deficit/Pil scenderà all’1,8% nel 2019 e, con l’aumento dell’Iva, scenderebbe ancora per arrivare all’1,7%.

Il ministro Gualtieri: “Scenari da pre-Nadef”

Non si fa attendere la replica del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che parla di scenari pre-Nadef che non hanno quindi nulla a che vedere con la situazione futura: “Il dato sulla crescita è basato su uno scenario datato, ormai solo teorico, di aumento completo da 23 miliardi dell’Iva e di una totale disattivazione delle clausole tutta in deficit, con effetti su costo debito pubblico”, dice il titolare del Mef, che spiega come si tratti di due scenari entrambi fortunatamente esclusi dalla Nadef con l’accordo trovato nel governo per disattivare totalmente le clausole di salvaguardia ma non tutto in deficit. Le stime di crescita della Nota di aggiornamento del Def, continua il ministro, “non tenevano conto degli ultimi dati Istat del 4 ottobre che ha rivisto al rialzo il profilo trimestrale del Pil: questo dato ci incoraggia a pensare che, sia sul 2019 che sul 2020, le nostre stime non sono ottimistiche, ma più ancorate alla realtà effettuale e che la stima dello 0,6% nel 2020 sia equilibrata e persino prudente”.

Conte e i sindacati

Intanto il Premier Giuseppe Conte ha incontrato i sindacati rivendicando di avere “evitato una stretta sui consumi” disinnescando le clausole Iva.

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