LA GIORNATA SUI MERCATI IN 5 PUNTI

Mercati alla ricerca di certezze sul fronte Usa-Cina dopo le voci di un passo indietro cinese. Sul fronte dazi silenzio di Trump sulle auto Ue ma fa pressing sulla FED

 

 Wall Street inizia la settimana flat in attesa di certezze

La giornata sui mercati  parte guardando agli indici a Wall Street che hanno terminato la seduta di lunedi’ 18 novembre in lieve rialzo, raggiungendo nuovamente livelli record, nonostante la mancanza di progressi dal fronte dei negoziati commerciali tra Washington e Pechino. La stampa americana ha infatti smentito le voci provenienti dalla Cina nel weekend di un avvicinamento tra le parti. Stando a fonti di stampa, la Cina pretende che gli Stati Uniti tolgano i dazi attualmente in vigore prima di firmare qualsiasi tipo di accordo, anche parziale. Ma il presidente Usa Donald Trump non sembra voler cedere su questo fronte. La strategia cinese sarebbe quindi di continuare a trattare ma di attendere sviluppi sul possibile impeachment dell’inquilino della Casa Bianca e maggiore chiarezza sulle sue possibilita’ di rielezione nel 2020. In precedenza, il ministero del Commercio cinese aveva detto che Washington e Pechino avevano avuto dei colloqui ‘costruttivi’ durante il weekend. A pesare e’ stata anche la situazione a Hong Kong, dove durante il weekend si e’ assistito ad un’impennata di violenza da parte della polizia contro i manifestanti pro-democrazia.
In Asia questa mattina seduta con segni misti per le principali borse asiatiche, dove la piazza di Tokyo ha chiuso in calo, con lo yen in rafforzamento sulle principali valute che ha penalizzato i titoli legati all’export. Sul sentiment degli investitori continua a prevalere l’incertezza sull’esito delle negoziazioni tra Cina e Stati Uniti sul commercio internazionale.

 Trump a Powell: “Tassi FED troppo alti”

“Nel mio incontro con Hay Powell ho contestato il fatto che il tasso della nostra Fed è troppo alto rispetto ai tassi di interesse di altri Paesi competitori. Infatti i nostri tassi dovrebbero essere più bassi di tutti gli altri (noi siamo gli Usa). Un dollaro troppo forte danneggia il manifatturiero e la crescita!”: lo ha twittato Donald Trump dopo l’incontro di lunedì mattina alla Casa Bianca con il presidente della Fed Jerome Powell, ignorando di nuovo la tradizionale indipendenza della banca centrale americana che domani pubblica i verbali dell’ultimo meeting di politica monetaria. Ieri a margine dell’incontro di nuovo il Tyconn aveva definito l’incontro buono e cordiale.

 Settore automotive in attesa di decisione su dazi

Continua a far ‘rumore’, invece, il silenzio di Donald Trump sul tema dei dazi sul settore auto. La scorsa settimana l’ottimismo aveva fatto da cornice alla scadenza della precedente proroga di sei mesi relativa alla loro imposizione, arrivata nella giornata di mercoledì. Pertanto, i mercati attendevano una decisione, o almeno una posizione sul tema, restando però delusi dalla mancanza di indicazioni, neppure arrivate dal solito tweet a cui Trump aveva abituato con le sue dichiarazioni a tuttotondo.
Nel frattempo le debolezze di Volkswagen (DE:VOWG) con le forti vendite che hanno ieri affossato il titolo che cede oltre il 3% a Francoforte, hanno tinto di rosso anche gli altri titoli del settore. I tedeschi di Volkswagen hanno tagliato le stime a medio termine dell’utile operativo e dei ricavi a causa della recessione globale che sta colpendo il settore automobilistico. Volkswagen prevede una crescita inferiore dell’utile operativo rispetto a quanto indicato in precedenza, passando dal +30% al +25% nel periodo 2016-2020. Anche la crescita dei ricavi potrebbe essere inferiore, portando le previsioni a scendere a +20% rispetto al precedente +25%. Le incertezze di Volkswagen si aggiungono alla ‘cura dimagrante’ annunciata da Daimler la scorsa settimana, seguita attraverso il piano dei tagli che ridimensionerà il proprio managment col fine di passare al settore elettrico. L’obiettivo di Daimler consiste nel tagliare 1,65 miliardi di euro di costi di personale, 1 miliardo solo all’interno di Mercedes-Benz, attraverso una riduzione di organico per 1.100 dipendenti.
Ieri sera la California ha fatto sapere che intende interrompere gli acquisti di nuovi veicoli per le flotte pubbliche nei confronti di General Motors, Fca , Toyota, e altri gruppi automobilistici che appoggiano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nella sua politica di spogliare lo Stato dell’autorità di regolarsi in maniera autonoma nelle emissioni di gas di scarico. La decisione era stata anticipata da CalMatters, un sito web di informazione, poi confermata da Reuters.

ArcelorMittal non spegne gli impianti

Nuovo capitolo nella delicatissima vicenda dell’Ex Ilva . ArcelorMittal ha sospeso la procedura di spegnimento degli altoforni: lo rendono noto i sindacati. Nella tarda serata di ieri, dopo l’invito rivolto dal Giudice Marangoni ad ArcerlorMittal affinché eviti di “porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti”- è arrivata la nota di ArcelorMittal che ha comunicato di aver sospeso la procedura di spegnimento impianti e riapre gli uffici commerciali, per la vendita del prodotto, in attesa della sentenza del Tribunale di Milano.L’azienda che aveva previsto la sospensione del treno nastri 2, ha dichiarato che riprenderà l’attività e questo significa, spiega il sindacato, che riprenderanno gli ordini e l’attività del settore commerciale. Secondo quanto si apprende, è previsto alle 18 e 30 di venerdì un nuovo incontro tra i vertici dell’azienda e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Si a scudo se c’è accordo. “Se si definisce un accordo con Mittal nel quadro di questo accordo ci sarà anche la componente dello scudo penale. Io penso che debba essere fatto ma in un quadro complesso”. Lo ha detto il ministro dell’economia Roberto Gualtieri a La 7 assicurando che “Ilva non chiuderà. Occorre una soluzione industriale perché l’Italia ha bisogno di un’acciaieria. Auspico una ripresa del negoziato”.

 Oggi in agenda immatricolazioni Ue. Valanga di emendamenti su Manovra

In attesa di sviluppi sui dazi, la giornata macro si apre con le nuove immatricolazioni auto in Europa con ottobre positivo per il mercato dell’auto che recupera rispetto ai mesi precedenti e chiude con vendite in aumento dell’8,6% a 1.214.989 immatricolazioni. Secondo quanto rilevato dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei, da inizio anno le auto vendute sono 13.039.134, con una flessione dello 0,7% sull’analogo periodo del 2018.Tra le case produttrici, il gruppo PSA-Peugeot, invece, è l’unica casa automobilistica che registra un calo delle immatricolazioni (-4,9%). Recupera FCA che vede salire le vendite del 2,5% anche se da inizio anno mette a segno una performance negativa di oltre 9 punti percentuali.
Seguono gli ordini e il fatturato dell’industria in Italia. Dagli Stati Uniti arrivano i dati sul mercato immobiliare con i nuovi cantieri residenziali e le licenze edilizie. Per la finanza, in evidenza le trimestrali di EasyJet e di Julius Baer.
Proseguono le discussioni sulla manovra con una valanga di emendamenti. Sono circa 4550 le proposte di modifica al testo presentati dai gruppi parlamentari alla manovra in commissione Bilancio al Senato. Oltre 1.500 solo dalla maggioranza: 900 del Pd, 400 del M5s e 230 di Italia Viva. I Dem chiedono – tra l’altro – di abbassare la plastic tax a 80 centesimi, non sui prodotti riciclati, e la sugar tax da 10 a 8 euro a ettolitro, e di applicare l’aumento della tassa solo sulle auto aziendali nuove. I Cinque Stelle introducono sconti fino a mille euro per chi adotta i filtri d’acqua e l’Iva agevolata al 10% per i profilattici; chiedono che la Chiesa paghi l’Imu compresi gli arretrati; prevedono che, in caso di lavori brevi e con entrate marginali, il reddito di cittadinanza sia solo sospeso. Iv chiede lo stop di Quota 100 per le pensioni e di tutte quelle che definisce ‘microtasse’. Appello del presidente del Consiglio in un colloquio con ‘Il Corriere delle sera’. “Sto lavorando con il ministro dell’Economia Gualtieri – dice il presidente del Consiglio – perché voglio ridurre ancora di più le tasse, come ad esempio quella sulle auto aziendali.