LA RIVOLUZIONE DEI RENDIMENTI NEGATIVI A VANTAGGIO DELL’ORO

WisdomTree: c’è un legame tra oro e valore di mercato del debito a rendimento negativo.

Non importa che l’oro abbia raggiunto i minimi a 1.459 dollari l’oncia. E neanche che, attualmente, la soglia dei 1.500 appaia una resistenza molto difficile da sfondare. Nell’attuale contesto politico ed economico, il metallo giallo rimane un asset super attraente. Perché quasi un quarto del debito (15 trilioni di dollari) emesso da governi e società di tutto il mondo oggi è attualmente scambiato con rendimenti negativi, riporta Aneeka Gupta, Associate Director Research di WisdomTree. E quando i tassi di interesse finiscono sotto lo zero, in aggiunta ai crescenti rischi geopolitici, dalle tensioni strategiche tra Arabia Saudita e Iran all’invasione della Turchia nella Siria del Nord, lo status di bene rifugio come quello dell’oro inevitabilmente tende a riaffermarsi con sempre più vigore.


Grafico Oro by TradingView

La rivoluzione dei rendimenti negativi

“Riteniamo che questa sia la conseguenza di oltre un decennio di allentamento globale da parte delle banche centrali dopo la grande crisi finanziaria del 2008, nel tentativo di rilanciare l’economia a livello internazionale” prosegue così il suo commento Aneeka Gupta di Wisdom Tree. Che aggiunge: “In realtà, l’allentamento delle banche centrali ha avuto come principale conseguenza l’abbattimento dell’inflazione e i tassi d’interesse”. Secondo l’analista, è interessante notare che: “Dall’inizio del 2016, i prezzi dell’oro e il valore di mercato del debito a rendimento negativo globale aggregato hanno mostrato una forte correlazione positiva, pari all’81%”. Non solo. Il continuo deterioramento dei dati macroeconomici globali, correlato agli scambi commerciali, potrebbe incoraggiare le banche centrali di tutto il mondo a continuare ad allentare ulteriormente i tassi di interesse, interventi in grado di deprimere ancora di più i rendimenti obbligazionari. Da qui, il consolidamento dell’oro quale bene rifugio appare sempre più probabile.

 

Verso quota 2.000

Secondo le stime di David Roche, presidente e global strategist di Independent Strategy, le quotazioni del metallo prezioso potrebbe schizzare fino a 2.000 dollari l’oncia, per un incremento ulteriore del 30% entro la metà del 2020, mentre rimane forte anche la sensazione degli analisti che l’oro possa raggiungere già i 1.600 dollari l’oncia entro la fine del 2019.

 

Aneeka Gupta, Associate Director Research di WisdomTree

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