MERRILL LYNCH: ORO VERSO I 2.000 DOLLARI L’ONCIA

A marzo BofA aveva previsto il superamento dei 1.350 entro la fine dell’anno: è successo il 20 giugno

Oro a duemila dollari l’oncia. L’ultimo report di Merrill Lynch si chiama “Quantitative Failure And Gold”, che in italiano si traduce: “Il fallimento del Quantitative Easing e l’Oro”, e individua il nuovo target del metallo prezioso. L’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina prosegue, l’ultima mossa è quella di Donald Trump, che ha inserito Pechino nella lista nera di Washington per aver svalutato eccessivamente lo Yuan come risposta ai nuovi dazi annunciati dal presidente Usa a partire da settembre. E oltre a scuotere ancora una volta al ribasso i mercati internazionali, ha portato il metallo prezioso al nuovo massimo da aprile 2013: 1.474 dollari l’oncia, consolidando sempre di più la sua funzione di bene rifugio per eccellenza.

IL RUOLO DELLE BANCHE CENTRALI
Bce e Fed hanno aperto a ulteriori interventi al ribasso del costo del denaro: questo significa che la crisi finanziaria globale è ben lontana dal concludersi, e proprio per questo le banche centrali continueranno a porre rimedio alle conseguenze “facendo tutto ciò che è necessario” per stimolare economia e consumi, anche a costo di tenere l’inflazione bassa, tant’è che l’indice dei prezzi al consumo dei vari paesi, in particolare quelli europei, non dà segnali di rialzi consistenti, anzi, se possibile, tende ancora di più al ribasso. Le promesse, gli interventi sui tassi e i rinnovati Quantitative Easing delle banche centrali, tuttavia, stanno ottenendo una reazione, da parte dei mercati, molto più tiepida del previsto. Segnale che il timore degli investitori, secondo gli esperti di Merrill Lynch, non è più quello dell’inflazione, che rimane ben lontana dal target del 2%, ma che le banche centrali non siano più  in grado di frenare nuove e ulteriori spinte disinflazionistiche. Questo potrebbe spingerle a nuove e consistenti correzioni, una volatilità sempre più elevata a fronte di una svalutazione del dollaro e quindi una conseguente, decisa corsa all’oro, nel corso degli ultimi mesi completamente impermeabile all’inflazione.

LE PREVISIONI DI MARZO
Cinque mesi fa l’oro viaggiava in area 1.300 dollari l’oncia e Merrill Lynch e gli esperti di BofA avevano previsto il raggiungimento di quota 1.350 dollari entro la fine dell’anno, un target molto difficile da superare nell’ultimo quinquennio, che invece è stato superato il 20 giugno, quando la Fed ha aperto alla possibiltà del taglio del costo del denaro, intervento poi completato il 31 luglio scorso. Nella giornata di oggi, al 6 agosto, il report di BofA come detto apre all’ipotesi di un target ragionevolmente sui 1.500 dollari l’oncia entro la metà del 2020, “ma in questo scenario -conclude la nota- vediamo la possibilità per l’oro di salire verso i 2.000 dollari”.

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