GLI EFFETTI DELLE NUOVE NOMINE UE SULL’ITALIA

Un’analisi su come potrebbe cambiare l’approccio dell’Europa nei confronti dell’Italia

Le nuove nomine europee potrebbero comportare continuità delle politiche monetarie ma minore flessibilità fiscale. Per l’Italia, un sano realismo sulle finanze pubbliche sarà cruciale per poter sfruttare l’opportunità concessa dalla Bce.

E’ quello che sostiene Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer Ubs Wm Italy. 

Da un punto di vista economico, le due cariche più rilevanti sono il Presidente della Commissione europea e il Presidente della Banca centrale europea.

Secondo Ramenghi, l’aspettativa dei mercati nei confronti del nuovo presidente della Bce Christine Lagarde è che si muova nella stessa direzione di Mario Draghi, con una politica monetaria sufficientemente accomodante ma, forse, con minore attenzione nei confronti delle specifiche necessità delle economie del Sud Europa. Dalla sua parte giocano l’esperienza al Fondo monetario internazionale durante la crisi e le grandi capacità politiche. Dall’altra parte, sarebbe il primo presidente senza esperienza nella direzione di una banca centrale e, almeno direttamente, di politica monetaria.

Il nuovo Presidente della Commissione europea sarà molto probabilmente Ursula von der Leyen. Fa parte della Cdu e, in precedenza, è stata Ministro della Difesa in Germania. Durante la crisi dei debiti pubblici in Europa ha avuto posizioni molto dure nei confronti della Grecia e del Sud Europa.

Quindi, commenta il money manager, bisogna aspettarsi un atteggiamento meno flessibile da parte della Commissione per quanto riguarda le finanze pubbliche. Va comunque ricordato che le decisioni riguardo a eventuali procedure sul deficit sono prese dall’Ecofin (che raggruppa i Ministri delle Finanze) e dai capi di Stato.

Tuttavia vengono affidate all’Italia alcune cariche importanti, David Sassoli sarà Presidente del Parlamento europeo e c’è la possibilità di avere rappresentanti anche nella Commissione e nel Consiglio direttivo della Bce. La buona notizia, prosegue Ramenghi, è che, almeno per ora, la procedura per deficit eccessivo è stata evitata. Il minor utilizzo del reddito di cittadinanza e di quota 100, unito a qualche piccola concessione da parte del governo, ha consentito di evitare un’escalation e un processo che si sarebbe rivelato particolarmente penalizzante.

Il problema però potrebbe essere solo rimandato. La Finanziaria del 2020 rappresenterà un sentiero stretto tra le clausole di salvaguardia e dati economici molto meno vigorosi rispetto al recente passato. Adottare un sano realismo e abbandonare piani di maggior deficit potrà consentire di beneficiare di tassi d’interesse più bassi e dare sollievo alla spesa pubblica e all’economia. Oggi Spagna e Portogallo pagano tra lo 0,2 e lo 0,3% sui loro titoli decennali, mentre l’Italia paga l’1,7%, un differenziale che pesa sulla crescita e sul bilancio pubblico, ha concluso l’analista di Ubs Wm Italy.

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