NONFARM PAYROLLS, NON ASPETTATEVI CHE LA FED REAGISCA

I dati sul lavoro americano rimangono solidi nonostante le buste paga non agricole deludenti. Cosa farà la Fed? A cura di Nick Wall, Merian Global Investors

 

Il più lungo periodo di espansione nella storia degli Stati Uniti sembra destinato a proseguire, nonostante i dati deludenti sui nonfarm payrolls di dicembre. Il settore consumer rimane la forza trainante della continua crescita, fornendo un supporto decisamente necessario in un momento di debolezza della manifattura globale. Con il tasso di partecipazione in crescita e un mercato azionario sui massimi, questa dinamica continuerà. Per di più è possibile che il tasso di partecipazione –che rimane ancora decisamente più basso rispetto ai livelli pre-crisi– cresca ulteriormente, via via che l’aumento graduale dei salari attirerà di nuovo le persone verso il mercato del lavoro.


Figura 1: Tasso di partecipazione USA. Fonte: Macrobond, al 10 gennaio 2020

 

Dollaro indebolito, curva dei rendimenti… intorpidita

La domanda principale per i mercati è quali siano le implicazioni di questi dati per le politiche della Fed. Dopo che la Banca Centrale ha effettuato tagli ‘di sicurezza’ di 75 punti base, mettendo fine alla riduzione del bilancio, allentando le tensioni sul mercato repo e aumentando le riserve bancarie grazie agli acquisti di T-bill, la curva dei rendimenti si è nuovamente irripidita e il dollaro si è lievemente indebolito. Se quindi i dati dovessero tornare a rafforzarsi, la Fed rimuoverà le misure di sicurezza? È possibile, ma improbabile, per tre ragioni.

 

L’incertezza legata alle elezioni Usa

Innanzitutto, le elezioni americane previste per la metà dell’anno appena iniziato faranno certamente aumentare l’incertezza per le imprese: in questo senso la Federal Reserve e il suo governatore Jay Powell, che ha già ricevuto diverse critiche dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, punterà a tenersi fuori da ogni scontro politico.

 

Il resto del mondo non cresce come gli Usa

In secondo luogo, la crescita nel resto del mondo, dal Vecchio Continente ai mercati emergenti, non è ancora abbastanza solida da poter resistere a un eventuale inasprimento delle politiche della Banca Centrale Americana e al rafforzamento del dollaro che ne risulterebbe.

 

Fed: il ruolo chiave dell’inflazione

Infine, vi un interrogativo sul prezzo che la Fed ha dovuto pagare per questi tagli ‘di sicurezza’. Il ‘costo’ di un taglio dei tassi dovrebbe essere l’aumento dell’inflazione, tuttavia al momento le pressioni inflazionarie restano contenute, con i dati odierni sui salari che mostrano una crescita solo moderata. Semmai, l’attenzione della Federal Reserve è sulla mancanza di inflazione e sulle possibili strategie per controbilanciarla: ciò rende un inasprimento molto complicato da implementare.

 

Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond Fund,
Merian Global Investors