OPEC COMPATTA: TAGLI ALLA PRODUZIONE PER 9 MESI

Taglio da 1,2 milioni di barili di petrolio al giorno, e quindi la conferma della decisione già presa a dicembre, oppure un intervento più incisivo, per sostenere ulteriormente i prezzi del greggio. Questa sarà una delle decisioni più importanti che verranno prese oggi e domani a Vienna, al meeting dellOpec. L’altro tema chiave è la durata del taglio: sei o nove mesi? Le ultime indiscrezioni danno quasi per certo il prolungamento fino a marzo 2020, mentre il Wti ha già toccato e raggiunto nella notte i 60 dollari al barile: non succedeva dal 22 maggio scorso, per un rialzo comunque da attribuire ragionevolmente ai segnali di distensione tra Usa e Cina a margine del G20 di Osaka.

I lavori a Vienna sono iniziati stamattina, con il comitato di controllo sull’efficacia degli accordi presi a dicembre. Nel pomeriggio, al via la riunione vera e propria dell’Opec (Algeria, Angola, Ecuador, Guinea Equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela), a cui seguirà quella dell’Opec Plus (Azerbaijan, Bahrain, Brunei, Kazakhstan, Malesia, Messico, Oman, Sudan, Sud Sudan)  assieme alla Russia, nella cui delegazione è presente il ministro dell’Energia Aleksander Novak, il quale avrà un colloquio bilaterale con il capo del dicastero del petrolio dell’Iran, Bijan Zanganeh, probabilmente prima del meeting ufficiale, per convincere Teheran ad allinearsi con il resto dei paesi, al momento tutti compatti per il taglio da 1,2 milioni di barili per 9 mesi, scelta che avrebbe preso piede dopo l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il principe saudita Mohammed bin Salman al G20.


Il ministro del Petrolio del Venezuela, Manuel Salvador Quevedo

IRAN: L’OPEC E’ DESTINATA A MORIRE
Venezuela, Nigeria e Iraq in questo senso avrebbero già dato il loro via libera. E anche l’Iran, stando a quanto riferito dal ministro Zanganeh al suo arrivo a Vienna, sarebbe della partita: “Non ho nessun problema con i tagli produttivi. Sarà un vertice facile, la mia posizione è molto chiara”. Altrettanto chiaro che, a fronte di un incontro in cui, a quanto pare, le scelte saranno  unanimi, le tensioni rimangono forti all’interno dell’Organizzazione. Proprio l’Iran è uno dei paesi più sul piede di guerra, sia per il suo ruolo sempre più marginale, sia per le nuove sanzioni decise dagli Stati Uniti. L’Arabia Saudita, alleata di Trump, ormai tratta direttamente con la Russia, paese ufficialmente ancora fuori dall’Opec. “Un’organizzazione destinata a morire” secondo Zanganeh, almeno finché non riuscirà a riprendersi l’autorità ormai perduta.


Il ministro del Petrolio dell’Iran Bijan Zanganeh circondato dai giornalisti

IL PREZZO DEL PETROLIO
Il prezzo del petrolio, dopo l’avvio di Wall Street con l’S&P500 che ha aperto con il nuovo record storico a 2.977,9, continua a trattare in area 60 dollari al barile anche se alle 16 si ritrova nuovamente sotto quota 60, “per molti il punto di equilibrio -spiega Angelo Ciavarella di Infinox, da Vienna-. Tra il 2010 e il 2014 molti paesi avevano tratto benefici con il Wti a 90 dollari. I paesi più piccoli cercheranno di spingere almeno per un rialzo a 70 $”.

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