ORO, AUMENTANO I RISCHI PER UN CALO DEI PREZZI

L’ipotesi di una marcia indietro degli investitori sull’oro è reale. A cura di Ubp

Dall’inizio dell’estate, i prezzi dell’oro sono aumentati in modo significativo. Questo incremento dipende da una serie di fattori. Il forte calo dei rendimenti reali Usa, in particolare quelli a più lungo termine, ha ridotto il costo opportunità di detenere oro. L’aggressiva politica di allentamento monetario da parte delle banche centrali dei Paesi avanzati ed emergenti ha suscitato timori di una corsa al ribasso dei costi di finanziamento, che ha avuto un effetto benefico sul prezzo del metallo prezioso. In particolare, la decisione dell’Eurotower di ridurre i tassi sui depositi implica che, in alcuni casi, detenere fisicamente oro è adesso più conveniente che depositare denaro contante presso la Bce. Anche le profonde tensioni commerciali e il rallentamento della crescita degli scambi hanno contribuito a un rialzo dei prezzi del metallo giallo, che ne riflette lo status di asset rifugio. Infine, l’aumento dei rischi geopolitici, soprattutto nel golfo Persico, ha portato gli investitori a detenere più oro.

Attualmente però, secondo l’analisi di Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée, Ubp, i rischi per un brusco calo del metallo prezioso, che nella seduta odierna è scambiato a 1.512 dollari l’oncia, sono aumentati.


Grafico Oro by TradingView

Rialzi esplosivi improbabili nel breve

Le posizioni lunghe sull’oro sono a livelli estremi, il che lascia presagire il rischio di una significativa marcia indietro degli investitori, nel caso in cui verranno meno alcuni dei driver fondamentali che influenzano l’andamento dei prezzi del metallo giallo. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un calo modesto delle posizioni lunghe nette, ma i livelli restano comunque levati. Gli Etf mostrano una forte raccolta di posizioni in oro e allo stesso tempo si è verificato anche un forte aumento delle posizioni lunghe in oro sul Comex (Commodities Exchange Center). Le attuali posizioni lunghe già ampie suggeriscono che rialzi esplosivi sono improbabili nel breve termine.

Occhio ai rendimenti reali Usa

La correlazione negativa tra i rendimenti reali statunitensi e i prezzi dell’oro è ben nota; quando i primi salgono, i secondi diminuiscono e viceversa. Rendimenti più bassi riducono il costo opportunità di detenere posizioni lunghe sull’oro. Tuttavia, ciò che è più importante per il prezzo del Gold non è il livello dei rendimenti reali statunitensi di per sé, ma la loro variazione. Dall’inizio dell’anno, i rendimenti reali a lungo termine statunitensi sono scesi da livelli di circa l’1,5% a quelli attuali di circa lo 0,5%. Si tratta di un movimento significativo dei rendimenti reali a lungo termine negli Stati Uniti, che è stata in gran parte responsabile dell’aumento del prezzo dell’oro. È dunque improbabile che i rendimenti sul lato lungo della curva Usa diminuiscano significativamente nei prossimi mesi e che l’inflazione aumenti. Ciò suggerisce che una delle spinte principali per il recente rialzo dell’oro sia venuta meno.


Grafico US10Y by TradingView

L’obiettivo della Federal Reserve

Da tener d’occhio è anche l’effetto della politica monetaria della Fed sulla curva dei rendimenti americani. All’inizio di quest’anno si è verificata un’inversione a 2-10 anni, segnale dell’avvicinarsi di una potenziale recessione americana. Di conseguenza, i prezzi dell’oro sono aumentati in quanto gli investitori hanno cercato protezione in asset rifugio. A settembre, la Federal Reserve ha annunciato che avrebbe ripreso gli acquisti di attività a 60 miliardi di dollari al mese fino a giugno 2020: l’obiettivo è far ritornare il proprio bilancio ai livelli precedenti la fine del QE. In particolare, l’Istituto concentrerà i propri acquisti di asset sul tratto iniziale della curva dei rendimenti. Ciò implica che questa potrebbe divenire più ripida rispetto ai livelli attuali e che l’offerta di protezione attraverso l’oro potrebbe diminuire nelle prossime settimane.

Il ruolo dell’Asia e dei mercati emergenti

Tra gli altri fattori che potranno incidere sui prezzi c’è anche il calo della domanda fisica di oro. La Cina e l’India rappresentano circa il 60% di tutta la domanda fisica di oro, soprattutto per i gioielli. Numerose valute asiatiche si sono recentemente indebolite, in concomitanza con il deprezzamento del Renmimbi offshore (CNH). La debolezza della valuta regionale ha determinato un aumento importante dei prezzi dell’oro in valuta locale. Il maggior prezzo del metallo giallo potrebbe però portare a una diminuzione della domanda fisica. Inoltre il contesto inflazionistico generalmente basso nei mercati emergenti darà alle banche centrali locali la possibilità di ridurre i tassi di interesse, il che dovrebbe indebolire ulteriormente le valute nazionali.


Grafico Dollaro Yuan by TradingView

Le tensioni geopolitiche hanno evitato gli scenari peggiori

Per molti dei rischi che hanno preoccupato gli investitori all’inizio di quest’anno – Trade War, Brexit e alcune tensioni geopolitiche – sono stati evitati gli scenari peggiori e la situazione non dovrebbe peggiorare. L’implicazione per gli investitori è che il sentiment globale del rischio potrebbe migliorare alla fine dell’anno e ciò potrebbe avere conseguenze negative sui prezzi dell’oro. A nostro avviso qualsiasi movimento del Gold al ribasso dovrebbe essere relativamente limitato e i prezzi dell’oro non scenderanno molto al di sotto dei 1.420 dollari per oncia. Se i prezzi si manterranno su questi livelli, riteniamo che ciò rappresenti un’ottima opportunità di acquisto per gli investitori.

La chiave? Chi non ha mai considerato investimenti sull’oro

Nel lungo termine, manteniamo la nostra view costruttiva sull’oro. Le politiche di allentamento delle banche centrali e la prospettiva di un ricorso a politiche non convenzionali lasciano pensare che gli investitori che non hanno mai considerato in precedenza gli investimenti in oro guarderanno sempre più al metallo giallo. Ciò è particolarmente vero nell’Eurozona. Le riserve auree delle banche centrali in percentuale delle riserve totali sono ai minimi pluridecennali e prevediamo che le banche centrali aumenteranno gradualmente le loro riserve auree nei prossimi anni. Questa sarà di ampio supporto al prezzo dell’oro.


Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy
Union Bancaire Privée, Ubp

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