“PETROLIO A 150 $ AL BARILE IN CASO DI GUERRA IRAN-ARABIA”

Il principe Salman: il Medioriente potrebbe fermarsi, e con esso la produzione di petrolio

Forniture del petrolio interrotte e prezzi astronomici “mai visti prima”. Se il conflitto tra Arabia Saudita e Iran dovesse inasprirsi, queste sarebbero le conseguenze secondo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. L’avvertimento arriva due settimane dopo l’attacco missilistico contro gli impianti petroliferi Saudi Aramco dei ribelli Houthi, dello Yemen, in guerra con i sauditi da quando il regno ha lanciato una sanguinosa offensiva nel 2015. Un attacco che Riyad e Washington hanno attribuito a Teheran per i legami con i ribelli (e le risorse che per forza di cose devono esserci dietro un attacco di tale portata e precisione). L’Iran però ha sempre smentito.

Petrolio tra i 100 e i 150 dollari al barile

“Provate a immaginare il Medioriente che si ferma, così, all’improvviso. Con esso, si fermerebbe anche il 30% delle forniture energetiche mondiali, il 20% dei passaggi commerciali globali e il 4% del Pil mondiale. Sarebbe il collasso totale dell’economia globale, non solo dell’Arabia Saudita” prosegue il principe nella sua intervista alla Cbs. Aggiungendo che: “Il mondo deve intraprendere un’azione forte e ferma per scoraggiare l’Iran, altrimenti assisteremo a ulteriori escalation in grado di minacciare gli interessi mondiali”. Per gli esperti del settore, il prezzo del Wti andrebbe a impennarsi  tra i 100 e i 150 dollari al barile, se Iran e Arabia Saudita entrassero in guerra.


Grafico Wti by TradingView

I sabotaggi alle petroliere nello stretto di Hormuz

Washington e Riyad non puntano l’indice contro l’Iran soltanto per l’agguato agli impianti della Saudi Aramco. Teheran sarebbe colpevole anche dei misteriosi sabotaggi occorsi  a diverse navi petroliere, tra cui due inglesi, nello stretto di Hormuz, nel golfo Persico, attraverso il quale passa il 30% del petrolio mondiale. Anche in questo caso, l’Iran nega ogni accusa. Inoltre, l’attacco dei droni alle raffinerie arabe è avvenuto poco dopo la fine alle esenzioni per i paesi che importano petrolio iraniano stabilita dal governo Trump, che, va ricordato, a fine 2018 aveva ritirato gli Stati Uniti l’accordo sul nucleare con l’Iran voluto fortemente da Barack Obama.


Il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman

Arabia poco equipaggiata per una guerra “moderna”

Secondo gli analisti, è difficile che l’Arabia Saudita spinga per un conflitto con l’Iran, a meno che non goda dell’appoggio incondizionato degli Usa, paese amico di Riyad. Il presidente però non propende per un conflitto militare, a pochi mesi dalle nuove elezioni. Per il ministro di stato saudita per gli affari esteri Al Jubeir, quello agli impianti della Saudi Aramco è un attacco rivolto all’intera economia internazionale. Javad Zarif , il ministro degli Esteri iraniano, ha risposto che Teheran non auspica conflitti, ma è pronta a una guerra totale. Per gli esperti della sicurezza, l’Arabia non sarebbe equipaggiata per una guerra contro un paese che dispone di droni e attacchi informatici. “la regione del Golfo è sull’orlo del collasso, poiché un singolo errore può alimentare un grande incendio” ha dichiarato il presidente iraniano Hassan Rouhani, mercoledì all’Onu.

 

Fitch declassa l’Arabia Saudita: “Possibili nuovi attacchi”

Intanto, l’Arabia Saudita ha incassato la bocciatura di Fitch, che ha abbassato il rating da ‘A+’ ad ‘A’, con outlook confermato “stabile”. L’agenzia ha motivato il declassamento spiegando che le tensioni politiche militari nella regione del Golfo stanno evidenziando la vulnerabilità delle infrastrutture economiche dell’Arabia Saudita, e infatti, conclude Fitch, non si escludono nuovi attacchi da parte di Teheran.

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