PETROLIO, LO SHOCK DEI PREZZI CAUSERA’ NUOVI CONFLITTI?

WisdomTree: l’aumento del Wti cresce parallelamente al rischio di uno scontro militare Usa-Iran

Aveva registrato una tendenza al ribasso negli ultimi 3 mesi, il prezzo del petrolio, raggiungendo minimi di 54,02 dollari al barile. Da stanotte però le cose sono cambiate. Il Wti è salito di oltre il 20% prima di ridurre, si fa per dire, all’13% i guadagni iniziali, avviati durante le contrattazioni delle borse asiatiche dopo che la compagnia petrolifera di stato dell’Arabia Saudita, Saudi Aramco, ha subito un attacco a fuoco con i droni da parte dei ribelli Houthi, originari dello Yemen, nel fine settimana.


Grafico Wti by Trading View

 

WSJ: Arabia Saudita valuta posticipo Ipo di Aramco

Il prezzo del petrolio ha superato i 62 dollari al barile. Potrebbe arrivare fino a 70, spiegano gli analisti. Perché il colpo subito dal volume di produzione è elevatissimo: a causa dell’intervento yemenita, la sospensione stimata è di quasi 6 milioni di barili di petrolio al giorno, più della metà della produzione dell’Arabia Saudita che copre il 5% dell’offerta globale. Inoltre, nel corso dell’attacco sarebbe fuoriuscito il 50% della produzione di gas, almeno stando alla dichiarazione del ministro dell’energia, il Principe Abdulaziz bin Salman, insediatosi poco più di una settimana fa. Secondo fonti saudite, Saudi Aramco potrebbe giù riattivare un terzo della produzione di petrolio interrotta entro sera. Ma per il Wall Street Journal, il paese starebbe anche valutando un posticipo dell’Ipo della compagnia di Stato, fino a quando la produzione non tornerà ai livelli normali: i piani originali prevedevano una quotazione a novembre sul mercato saudita e a seguire una sui mercati internazionali.

Una guerra “per procura”

“Le implicazioni politiche però sono ancora più grandi di quelle economiche e finanziarie -spiega Nitesh Shah, direttore ricerca di WisdomTree-. I ribelli Houthi nello Yemen sono sostenuti dall’Iran. La guerra tra Arabia Saudita e Yemen (Houthi), in atto dal 2015, è comunemente considerata come una guerra per procura tra Arabia Saudita e Iran. Che potrebbe trasformarsi in un conflitto aperta contro Teheran, con l’appoggio americano nei confronti di Ryad“.  Teheran aveva dissotterrato l’ascia di guerra attaccando le navi che si muovevano all’interno e intorno allo Stretto di Hormuz (il più importante snodo di transito del petrolio del mondo) nei mesi di maggio e giugno 2019. Poco prima, gli Stati Uniti avevano rotto il patto sul nucleare firmato quattro anni fa dall’amministrazione Obama. Da quel momento il rischio di uno scontro militare è aumentato notevolmente: lo stesso Donald Trump, il 21 giugno scorso, aveva spiegato di aver ritirato 10 minuti prima dell’orario stabilito un ordine di attacco di una squadra di caccia americani, che avevano come obiettivo tre siti iraniani e 150 persone. Non è da sottovalutare il ruolo degli Usa, paese amico dell’Arabia Saudita e pronto a difenderne gli impianti.  Teheran, dal canto suo, ha risposto che le basi Usa sono nel raggio dei suoi missili, e ha smentito il presidente americano, che ieri aveva dichiarato alla stampa che il paese islamico aveva chiesto un incontro sul nucleare.

I ribelli Houthi: “Pronti a colpire ancora”

Prosegue Nitesh Shah: “La relativa assenza di notizie dai titoli dei giornali aveva indotto il mercato a credere che ci fosse una diminuzione dei rischi nella regione. Solo la scorsa settimana il prezzo del petrolio è sceso di oltre il 2% in un solo giorno, quando il presidente Trump ha licenziato il suo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, considerato da molti come un falco anti-iraniano. Ovviamente gli eventi degli ultimi giorni hanno bloccato bruscamente il processo di attenuazione delle tensioni”. Stati Uniti, Opec e Arabia Saudita hanno già dichiarato di aver dato l’autorizzazione per l’utilizzo delle scorte strategiche di petrolio, per cercare di contenerne il prezzo. Ma come detto, il Wti continua a salire, così come il Brent, molto vicino ai 70 dollari al barile.  Conclude il top analist di Wisdom Tree: “Crediamo che il premio legato al contesto geopolitico aumenterà relativamente al petrolio man mano che cresce di giorno in giorno il rischio di intervento militare nella regione”. Proprio oggi, nel pomeriggio, sono arrivate in questo senso nuove minacce da parte dei ribelli yemeniti: “Il nostro braccio è lungo: possiamo raggiungere qualsiasi luogo in qualsiasi momento” ha fatto sapere il portavoce degli Houthi, rivolgendosi all’Arabia Saudita.

 

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