SCHRODERS: IL REGALO DI ADDIO DI DRAGHI? QE FINO AL 2026

Ma il presidente della Bce sarà ricordato anche per non esser riuscito ad alzare i tassi

Mario Draghi sarà sempre ricordato per aver fatto ‘tutto il necessario’ per salvare l’euro durante la crisi del debito sovrano, e per aver introdotto le politiche monetarie non convenzionali alla Banca Centrale Europea quando molti pensavano che non sarebbero state politicamente tollerate. Così Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders. L’ultima mossa del governatore della Bce, con l’obbiettivo di stimolare l’economia dell’Eurozona, il taglio dei tassi di deposito dal -0,4% al -0,5%, e ovviamente la ripresa del programma di Quantitative Easing: “Venti miliardi al mese è una cifra di poco inferiore rispetto alle aspettative del consensus -prosegue Zangana-. Tuttavia, la promessa di mantenere gli acquisti attivi finché i tassi di interesse non verranno alzati di nuovo (invece che indicare un limite temporale) rappresenta una mossa più generosa di quanto i mercati non si aspettassero”. E questa è l’altra faccia della medaglia: “Draghi -spiega il Top Analist- sarà anche ricordato dagli investitori e dai risparmiatori per non essere riuscito ad alzare i tassi durante il proprio mandato”.

QUANTITATIVE EASING FINO AL 2026
Questa è la previsione di Schroders. Queste sarebbero le aspettative dei mercati monetari in riferimento al prossimo rialzo dei tassi di interesse: un bazooka che smetterà di “sparare” non prima di sette anni, fino al 2026: “Mercati che però sono rimasti delusi da questi provvedimenti, evidentemente espansivi, ma non troppo”. In questa direzione vanno i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi, aumentati dopo la conferenza stampa (all’apertura di Wall Street -0,48%, giovedì mattina era a -0,6%), anche l’euro è in rialzo sul dollaro, sopra quota 1,11 al giro di boa delle borse europee per poi ritracciare a 1,1060.

Grafico Bund decennale by Trading View

GLI EFFETTI SUL SETTORE BANCARIO E SISTEMA PENSIONISTICO
Nel suo ultimo monetary policy meeting, il presidente della Bce ha indicato il declassamento delle previsioni sulla crescita e sull’inflazione da parte dell’istituto come le principali ragioni a supporto della decisione del ritorno al Qe. Già, perché di ritorno si tratta: a soli nove mesi di distanza dalla sua fine. E tra i responsabili, Draghi ha citato l’aumento del rischio geopolitico e la trade war tra Usa e Cina: “Una situazione problematica, dato che l’uso dei tassi di interesse e del Qe non può influire sull’esito dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina” prosegue Azad Zangana di Schroders. Che aggiunge: “Una politica monetaria più accomodante potrebbe portare ad un incremento marginale della domanda domestica per controbilanciare la debolezza della domanda esterna, ma con una economia che cresce in linea con il trend, le azioni della Bce di oggi avranno nel migliore dei casi un lieve impatto positivo. Draghi ha giustamente lamentato che la mancanza di allentamento fiscale da parte dei governi ha esacerbato questa situazione. Tuttavia, sarà il caso di domandarsi se il beneficio marginale ottenuto grazie alle decisioni odierne varrà il danno inflitto al settore bancario e al sistema pensionistico”.

VERSO UNA NUOVA RIDUZIONE SUI TASSI SUI DEPOSITI
Per l’analista di Schroders, è significativo anche il cambiamento annunciato della forward guidance della Bce. I tassi di interesse rimarranno pari o al di sotto del livello attuale finché l’inflazione non sarà tornata vicina – ma inferiore – al target del 2%: “Ciò suggerisce che un ulteriore taglio è decisamente possibile, come previsto nel nostro scenario di base. Ci aspettiamo infatti che la BCE riduca nuovamente i tassi sui depositi a -0,6% a dicembre”.

INFLAZIONE AL 2% NON PRIMA DEL 2021
Conclude Azad Zangana: “Durante la conferenza stampa sulle politiche monetarie, Draghi ha risposto in modo evasivo alle domande sulla natura degli acquisti nell’ambito del Qe. Ciò suggerisce che debba ancora essere definito come investire 20 miliardi di euro al mese in modo efficace senza rimanere a corto di asset. Per di più, la natura ‘open-ended’ di quest’ultimo programma di QE potrebbe avere conseguenze profonde. Draghi è fiducioso che il programma riporterà l’inflazione sul livello target, semplicemente ciò non avverrà prima del 2021”. Si vedrà se il nuovo presidente Christine Lagarde se la caverà meglio da questo punto di vista. In ogni caso, una cosa è certa: la strada verso politiche monetarie più accomodanti è stata spianata e verrà percorsa per un certo periodo.

 

Schroders, fondato nel 1804, quotato alla Borsa di Londra dal 1959 e parte dell’indice FTSE 100, è uno dei principali gruppi finanziari globali, con un patrimonio gestito e amministrato pari a 496,6 miliardidi euro (al 30.06.19).

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