Accordo Usa-Iran: crolla il petrolio, l’oro invece torna sopra i 4.300 dollari

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Bastano poche ore, a volte, per ribaltare le narrazioni che i mercati avevano costruito per settimane. Ed è esattamente quello che sta accadendo dopo l’annuncio dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran. Sono diverse infatti le reazioni sui mercati e coinvolgono ovviamente varie asset: petrolio, dollaro, rendimenti obbligazionari, oro, tanto per citarne alcuni.

 

In questo articolo:

 

  • Accordo Usa-Iran: Vola l’oro, scende il petrolio
  • La risposta dei mercati azionari

 

Accordo Usa-Iran: Vola l’oro, scende il petrolio

L’accordo, annunciato da Washington e Teheran e confermato anche da una fonte esterna come il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, prevede la fine delle ostilità, la cessazione del blocco statunitense nei confronti dell’Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz, il corridoio attraverso cui transita una parte enorme del petrolio mondiale. La firma formale del memorandum è attesa per venerdì 19 giugno in Svizzera, e si tratta comunque di un accordo preliminare: i nodi più delicati, a partire dal programma nucleare iraniano, restano sul tavolo dei negoziati futuri. Anche la riapertura dello stretto, va ricordato, non sarà immediata: prima andrà bonificato dalle mine, perché il petrolio possa tornare a scorrere in condizioni di sicurezza.

Ovviamente, la reazione del petrolio è stata immediata e netta: il Brent è arretrato di oltre il 4%, scivolando in area 83-84 dollari al barile, mentre il Wti è tornato a un passo dagli 80 dollari, vicinissimo alla soglia dei 79 dollari toccata ad aprile durante il forte sell-off dai massimi. È un livello, secondo David Pascucci, market analyst di XTB, che vale la pena guardare con attenzione: “Questo livello tecnico è cruciale per il futuro e potrebbe segnare la fine dell’inflazione alta già alla fine del mese in corso”, spiega l’analista, ricordando che l’impostazione ribassista del petrolio era già visibile prima dell’annuncio, in una dinamica per certi versi simile a quella vista nel 2022. La differenza, questa volta, è che la conferma arriva da un attore terzo e ufficiale come il governo pachistano, il che rende il segnale più solido. Anche il gas naturale ha seguito la stessa direzione, con il contratto di Amsterdam in calo di quasi il 6%, sotto i 44 euro al megawattora.

Ed è proprio da qui che arriva la spinta dell’oro. Per gran parte del conflitto il metallo giallo era rimasto sotto pressione nonostante il suo status di bene rifugio: il petrolio alle stelle alimentava le aspettative di inflazione, i mercati prezzavano tassi più alti per più tempo, e questo rafforzava sia il dollaro sia i rendimenti dei Treasury, due fattori che storicamente penalizzano un asset come l’oro, che non paga interessi. Con il petrolio in caduta e le prospettive sui tassi che si alleggeriscono, lo schema si è ribaltato: il dollar index ha perso circa lo 0,3%, l’euro è salito sopra 1,16, il rendimento del Treasury decennale è sceso al 4,43% e quello del Btp di pari scadenza al 3,73%. In questo contesto l’oro ha ritrovato slancio, con un balzo del 2,3%, fino a 4.317 dollari l’oncia. In rialzo anche argento e platino, saliti rispettivamente del 3,3% e del 3,2%, segno che il movimento riguarda l’intero comparto dei metalli preziosi e non è un fenomeno isolato.

 

La risposta dei mercati azionari

Sull’azionario l’euforia è stata altrettanto evidente, ma va presa con le pinze. In Asia il Nikkei ha guadagnato il 4,74%, toccando nuovi massimi storici e i futures sul Nasdaq sono tornati sopra i 30.000 punti. L’Europa ha aperto in deciso rialzo, con l’Eurostoxx in crescita di circa l’1,8%, così come il Cac 40 di Parigi e il Dax di Francoforte. Molto anche il nostro Ftse Mib che sta guadagnando circa un punto e mezzo percentuale. 

Il clima di entusiasmo generale ha coinvolto anche il Bitcoin, salito sopra i 65.000 dollari. “Che non si dia per scontato un rialzo a lungo termine”, avverte tuttavia Pascucci: se l’inflazione dovesse effettivamente scendere grazie al calo dell’energia, verrebbe meno uno dei presupposti che ha sostenuto la corsa dei listini negli ultimi mesi, in particolare sul comparto tecnologico e dell’intelligenza artificiale, che nei giorni precedenti l’annuncio aveva già vissuto una fase di forte volatilità e che con questa nuova distensione si trova del tutto slegato dalle dinamiche legate al conflitto.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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