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Antonio Percassi, 10 cose da sapere sul patron dell’Atalanta

Antonio Percassi

Dai campetti di Clusone, piccolo comune in provincia di Bergamo, ai vertici del calcio italiano: è il percorso di Antonio Percassi, il Presidente dell’Atalanta e fondatore della holding Odissea. La Dea è la Dea, sbagliato avere come riferimenti la Champions o addirittura lo scudetto, continuano a ripetere in famiglia. Eppure, da quando è alla guida del club nerazzurro e in particolare ha aperto un ciclo con l’allenatore Gian Piero Gasperini, i risultati sportivi ed economici della gestione Percassi parlano chiaro.

 

Chi è Antonio Percassi, il patron dell’Atalanta

Classe 1953, ultimo di sei figli, Antonio Percassi è l’imprenditore a capo delle holding Odissea S.r.l. (impegnata a livello internazionale nei settori fashion retail ed e-commerce) e Stilo Immobiliare Finanziaria S.r.l., attiva nel mondo del real estate. Dal 1976, entrato in contatto con Luciano Benetton dopo un investimento nella catena d’abbigliamento Stefanel, collabora con la famiglia di Ponzano Veneto.

Al lavoro da anni con i figli, Percassi lancia brand di successo e marchi propri e costruisce outlet e centri commerciali. Nel 2009 è insignito della laurea honoris causa in Ingegneria edile dall’Università di Bergamo. L’Atalanta è una delle sue passioni di sempre, trasformata da provincia del calcio a star europea.

 

Da dove viene la sua ricchezza

Innanzitutto dal suo primo store a marchio Benetton, avviato alla fine degli anni Settanta ed allargato al resto d’Italia e nel mondo con i brand United Colors, Zerododici, Sisley e Playlife. Poi dalla joint venture con Inditex, il gruppo guidato dallo spagnolo Amancio Ortega che è entrato nel mercato italiano proprio grazie a Percassi con i marchi Zara e Zara Home, Massimo Dutti, Oysho, Pull and Bear, Bershka e Stradivarius.

Percassi sviluppa il settore lusso con Gucci, Ferrari e Ralph Lauren e il retail development con Swatch, Nike, Levi’s, Calvin Klein, Guess e Tommy Hilfiger. Insieme al figlio Stefano, crea il brand di cosmetica KIKO Milano e successivamente le linee Womo e Bullfrog. Con Flavio Briatore è socio al 50% del marchio di abbigliamento Billionaire Italian Couture. Ma nelle reti di vendita dei grossi marchi internazionali gestite dalla holding rientra di tutto, da LEGO a Starbucks.

Quanto ad outlet e centri commerciali, Percassi è dietro l’Orio Center di Orio al Serio, l’Antegnate Shopping Center, il Franciacorta Outlet Village di Rodengo Saiano, il Valdichiana Outlet Village di Foiano, il Sicilia Outlet Village di Agira e il Torino Outlet Village. In arrivo ci sono Westfield Milano a Segrate e il Roma Outlet Village a Sant’Oreste. Tutte le sedi dell’azienda Percassi saranno presto concentrate nel complesso immobiliare di Crespi d’Adda, sulla parte industriale del sito Patrimonio dell’UNESCO.

 

Le attività della holding Odissea

Le attività di Percassi sono gestite da due holding: Odissea S.r.l. per lo sviluppo e la gestione di reti commerciali in franchising e l’e-commerce (tutte queste attività fanno capo alla subholding Percassi Retail) e Stilo Immobiliare Finanziaria S.r.l. per i progetti immobiliari commerciali e direzionali e le partnership con i fondi di investimento internazionali.

Entro la fine del 2023 Kiko aprirà altri 120 negozi, arrivando a oltre 1.100 store dislocati in 75 Paesi. L’obiettivo del gruppo per il 2023 è superare a livello aggregato i ricavi netti di 1,4 miliardi di euro, “con una redditività ulteriormente in crescita rispetto al 2022”, come ha spiegato lo stesso Percassi a chiusura di bilancio 2022.

 

Il patrimonio da record di Antonio Percassi

Nel 2023 Percassi si piazza nella posizione numero 2.405 nella lista delle persone più ricche del mondo stilata da Forbes, con un patrimonio di 1,1 miliardi di dollari. La performance dell’imprenditore lombardo è in calo rispetto al 2022 con 1,4 miliardi e al 2021 con 1,3 miliardi.

La holding dei Percassi ha invece chiuso il bilancio 2022 con risultati stellari: 1,3 miliardi di euro di ricavi (+33% rispetto al 2021), un EBITDA aggregato complessivo di oltre 200 milioni e margine al 17%. I numeri raggiunti dal gruppo “sono stati i più alti della nostra storia, e non solo a livello di ricavi, ma anche di redditività e di KPI patrimoniali, dimostrando la solidità del nostro modello di business”, ha dichiarato il patron Antonio.

Tale crescita, registrata in tutti i segmenti e in tutte le aree geografiche è anche un’indicazione della bontà delle scelte fatte negli ultimi anni, che sono state focalizzate su investimenti che stanno generando una redditività sostenibile nel tempo, in aree ad alto valore aggiunto e fortemente innovative.

 

Calciatore prima che imprenditore

Agi inizi degli anni Settanta, Percassi è una giovane promessa del vivaio dell’Atalanta. Dopo la trafila nelle giovanili, debutta non ancora diciottenne nel campionato di Serie B. Dal campionato 1972-73, diventa uno dei pilastri della difesa atalantina: disputa sette stagioni con la maglia nerazzurra, fino a quando la società non lo convince a trasferirsi al Cesena per poter riprendere in scambio il bomber Ezio Bertuzzo.

Con i bianconeri Percassi gioca appena due partite, prima di chiudere la carriera sui campi a 25 anni e dedicarsi a tempo pieno agli affari. Con l’Atalanta vanta 110 presenze, la maggior parte delle quali in Serie B (appena sei in A) ma con allenatori come Giulio Corsini, Heriberto Herrera e Titta Rota. Poco prima dell’addio, nella stagione 1976-1977, Percassi partecipa alla promozione che riporta la Dea in A vincendo gli spareggi contro Cagliari e Pescara.

Antonio Percassi e il co-chairman Stephen Pagliuca
Antonio Percassi e il co-chairman Stephen Pagliuca (foto: Atalanta Bergamasca Calcio)

 

La carriera da dirigente sportivo

Da dirigente sportivo la vita di Percassi si divide in due fasi. La prima è quella degli anni Novanta, quando guarda come modello al Milan di Silvio Berlusconi (suo socio d’affari in alcuni investimenti immobiliari) e rileva la proprietà dell’Atalanta dalla famiglia Bortolotti in seguito alla tragica scomparsa del 39enne Cesare, l’allora più giovane Presidente del calcio italiano.

Percassi ha compiuto da poco 37 anni e debutta da Presidente l’11 novembre 1990, proprio contro il Milan. Nonostante allenatori come Marcello Lippi, Francesco Guidolin e Cesare Prandelli, l’avventura alla Dea si chiude nel 1994 con un campionato disastroso che porta la squadra in B e Ivan Ruggeri al suo posto.

La rinascita è quella degli anni Duemila, con gli affari ormai a gonfie vele. Pronto al ritorno nel calcio, nell’estate del 2010 Percassi riprende la società da Alessandro Ruggeri, il figlio di Ivan, dopo ben 16 anni.

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Da sempre, verrebbe da dire. Percassi è calciatore, dirigente e uomo-squadra prima che proprietario e manager. Già nel 1990 è Presidente per quattro anni, prima di dimettersi e tornare in sella nel 2010 e fino ai giorni nostri. È proprio l’essere un ex giocatore, in particolare un difensore arcigno e roccioso, ad averlo aiutato nel parto del miracolo Atalanta.

L’imprenditore bergamasco di questo aspetto è sicuro: giocare, sudare la maglia, entrare in tackle, specie nei campi di provincia, aiuta ad “affrontare i momenti difficili, perché nel corso di un campionato incontri sempre delle difficoltà” e a “capire come funziona lo spogliatoio”.

 

Quanto ha investito nel calcio

Dopo aver acquistato l’Atalanta dai Bortolotti e averla venduta a Ruggeri quattro anni dopo, Percassi rileva per la seconda volta il pacchetto di maggioranza del club il 4 giugno 2010: la cifra spesa è di 14 milioni di euro. Da imprenditore abile e innovativo, Percassi introduce una gestione moderna e meno artigianale. La società potenzia il settore giovanile, forma una rete di scout, osservatori e dirigenti di talento (su tutti il leggendario responsabile delle giovanili Mino Favini e il direttore sportivo Giovanni Sartori) e soprattutto costruisce uno stadio di proprietà.

Percassi acquista dal Comune il vecchio Atleti Azzurri d’Italia per 8,5 milioni di euro, lo ristruttura e lo trasforma nel Gewiss Stadium: un gioiello da 40 milioni. Senza dimenticare l’ammodernamento del centro sportivo Bortolotti a Zingonia. La presidenza dei Percassi porta il fatturato del club dai 38 milioni del 2011 ai 242 del 2020: nel periodo tra il 2017 e il 2020, l’utile complessivo tocca i 130 milioni.

Gli acquisti e le cessioni dei calciatori, infine, non sono soltanto plusvalenze memorabili come quelle di Gagliardini, Kulusevski, Kessié e Romero. Stando ai dati del portale Transfermarkt, nella sua storia l’Atalanta di Percassi ha speso oltre 20 milioni di euro per cinque giocatori: Jérémie Boga, Éderson, Luis Muriel, Merih Demiral e Juan Musso. Il prossimo crack sarà l’attaccante danese Rasmus Højlund, preso a 19 anni dallo Sturm Graz per 17,2 milioni e già valutato sui 35.

 

I risultati sportivi nel corso della sua presidenza

La fase 1990-1994 è da dimenticare: nonostante i quarti di finale di Coppa Uefa nel 1990-1991, la prima esperienza presidenziale si chiude con la retrocessione in Serie B durante la tribolata gestione tecnica passata da Guidolin a Prandelli e Valdinoci. Con il ritorno nel 2010 e sei stagioni di assestamento, la regina delle provinciali si trasforma con l’ingaggio di Gian Piero Gasperini.

L’allenatore piemontese porta la Dea ai suoi risultati migliori di sempre: quarto posto in campionato nel 2016-2017 (e storica qualificazione per la prima volta alla Champions League) e tre terzi posti di fila nelle stagioni dal 2018 al 2021. Non solo: l’Atalanta brilla in Europa arrivando ad un soffio da un’incredibile qualificazione alla semifinale di Champions nel 2019-2020 (sconfitta 2-1 dal Paris Saint-Germain di Neymar e Mbappé con gol di Marquinhos al 90′ e di Choupo-Moting al 93′) e arrivando ai quarti di Europa League un anno dopo, fermati nella doppia sfida dal Lipsia.

 

La cessione a Bain Capital

Da tempo Antonio Percassi ha lasciato il comando della società al figlio Luca, pure lui cresciuto da calciatore nella Dea e sedotto dagli affari di famiglia a 25 anni. Oppositore dei fondi d’investimento in Serie A insieme a Claudio Lotito, Percassi ha finito per cedere il 55% della società alla private investment firm bostoniana Bain Capital per 350 milioni di euro.

A controllare la Dea dal 19 febbraio 2022 è un partenariato tra una cordata di investitori statunitensi guidata da Stephen Pagliuca (il co-chairman del fondo americano) e la famiglia Percassi che rimane come azionista di minoranza al 45%. Antonio è Presidente, Luca è CEO e nel CdA figurano gli uomini di fiducia Luca Bassi e Mario Volpi. Insomma, la crescita dell’Atalanta e di Odissea non si ferma: la prospettive di Bain Capital e dei marchi della holding sono ottime notizie in termini di investimento sportivo, per la squadra bergamasca e per l’intera Serie A.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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