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Apple: l’iPad nel mirino dei regolatori UE, ecco cosa comporta

Apple: l'iPad nel mirino dei regolatori UE, ecco cosa comporta

L’iPad di Apple è stato preso di mira dall’Unione Europea nell’ambito del Digital Markets Act (DMA) entrato in vigore il 7 marzo. Le regole volte a contrastare i fenomeni di abuso di posizione dominante in tema di concorrenza hanno comportato che il dispositivo del colosso di Cupertino venisse inserito in una lista di prodotti e servizi delle grandi aziende tecnologiche per misure restrittive. Secondo le nuove disposizioni del DMA, è considerata illegale l’attività volta a favorire i propri servizi rispetto a quelli della concorrenza. Tra l’altro, non è possibile combinare i dati personali tra i diversi servizi forniti ed è fatto divieto per l’utilizzo di dati raccolti da terze parti al fine di competere con loro, nonché bisogna consentire agli utenti di scaricare le app dalle piattaforme rivali. Tutti precetti, questi, di fronte a cui alcune Big Tech nel mirino da Bruxelles come Apple, Amazon, Alphabet, Meta Platforms, Microsoft e ByteDance in un modo o nell’altro sono deficitarie.

La stretta dell’UE significa per Apple che la società ora ha sei mesi di tempo per conformarsi alle misure preventive. Più precisamente, Apple deve adattare il suo sistema operativo in modo da soddisfare alcuni obblighi e divieti imposti dal DMA, tra cui quello di consentire agli utenti di iPad di scaricare le app oltre l’ecosistema Apple e di disinstallare le app precaricate sui dispositivi. “L’iPadOS costituisce un importante gateway su cui molte aziende fanno affidamento per raggiungere i propri clienti”, ha dichiarato il commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager, sottolineando che la decisione dell’UE garantirà la preservazione dell’equità e della concorrenza. Apple ha risposto tramite un portavoce che l’azienda “mitigherà i nuovi rischi per la privacy e la sicurezza dei dati posti dal DMA”.

 

Apple: cosa rischia con la stretta UE

Cosa succede se Apple non si conformerà alle disposizioni dell’UE entro il termine previsto dalla legge? Il rischio è una multa fino al 10% del fatturato annuo globale, il che significa con riferimento al 2023 una sanzione massima di 38,5 miliardi di dollari. Sarà molto difficile arrivare a uno scenario di questa portata, anche perché la società guidata da Tim Cook si è resa disponibile per collaborare e rientrare nei ranghi disegnati dal DMA. Tuttavia, l’aggressività dell’UE rischia di mettere ulteriore pressione al titolo in Borsa. Uno dei motivi che hanno determinato il calo del 12% delle azioni Apple a Wall Street da inizio 2024 è stata proprio la stretta delle autorità di regolamentazione.

Quest’anno l’antitrust UE ha colpito la società americana con una ammenda di 1,8 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nel settore dello streaming musicale. Si è trattata della prima multa comminata dal blocco dei 27 al gigante dell’iPhone. I problemi regolamentari di Apple non sono però racchiusi nel Vecchio Continente. Fuori dai confini europei, l’azienda deve affrontare una causa aperta dal Dipartimento di Giustizia USA, insieme a 15 Stati, riguardo l’accusa di imposizione di limitazioni software e hardware su iPhone e iPad che renderebbero la concorrenza più difficile.

Tutto questo si somma alle numerose problematiche che l’azienda californiana sta affrontando in questo periodo, come il calo della domanda di iPhone in Cina, dove sta perdendo quote di mercato. Il 2 maggio la società rilascerà i conti trimestrali e le attese sono per alcune anticipazioni in merito all’intelligenza artificiale, su cui si concentrerà la Conferenza Mondiale degli Sviluppatori, l’attesissimo evento che si terrà nel mese di giugno.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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