Il mercato dell’argento ha archiviato la fase euforica di inizio 2026. Dopo aver temporaneamente superato quota 120 dollari l’oncia, il metallo prezioso è arretrato fino agli attuali livelli intorno ai 60 dollari. Secondo Nitesh Shah, responsabile Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree, la fase di rialzo non era sostenibile, perché avrebbe rischiato di compromettere la domanda industriale del metallo. Ora l’analista prevede un percorso di recupero graduale, con un possibile ritorno verso 70 dollari l’oncia, sostenuto dai fondamentali ma frenato dall’evoluzione del rapporto tra domanda e offerta. La correzione ha comunque lasciato il metallo prezioso su valori significativamente superiori, circa del 70%, rispetto allo scorso anno.
In questo articolo:
- La domanda industriale di argento rimane forte: ecco i fattori chiave da monitorare
- Inflazione, India e produzione mineraria: i limiti al rialzo del metallo
- Previsioni sull’argento: rialzo possibile ma senza nuovi eccessi speculativi
La domanda industriale di argento rimane forte: ecco i fattori chiave da monitorare
Uno dei principali elementi da monitorare per capire l’evoluzione futura dell’argento è il settore fotovoltaico. La domanda proveniente dall’industria solare rappresenta infatti uno dei pilastri del consumo globale del metallo, utilizzato nei pannelli per le sue proprietà di conducibilità elettrica. Secondo Shah, il mercato dovrà affrontare un rallentamento della componente cinese di domanda. Infatti, la costruzione di impianti fotovoltaici in Cina si è concentrata nella prima parte del 2025, quando gli operatori hanno deciso di anticipare alcune modifiche alle tariffe elettriche. Come conseguenza si potrebbe determinare una riduzione della domanda di argento da parte del settore solare cinese nel corso 2026. Un calo che potrebbe essere compensato almeno in parte dalla crescita della domanda in altri Paesi, sostenuta dalle strategie di diversificazione energetica dopo le tensioni in Medio Oriente. La transizione energetica resta quindi un elemento strutturale di supporto per l’argento, anche se il ritmo di crescita potrebbe essere meno intenso rispetto alle aspettative più ottimistiche.
Un altro elemento centrale nelle previsioni sull’argento è il rapporto con l’oro. I due metalli hanno seguito dinamiche simili negli ultimi mesi, con una correzione che ha ridotto parte della componente speculativa accumulata nella prima fase dell’anno. Secondo WisdomTree, il contesto macroeconomico resta favorevole. “Il nostro outlook sull’argento – spiega Shah – resta strettamente correlato a quello sull’oro. L’argento dovrebbe beneficiare degli stessi fattori che sostengono il metallo giallo, ma con una volatilità maggiore dovuta alle dimensioni più ridotte del mercato e alla maggiore presenza di investitori retail”. L’oro potrebbe rafforzarsi verso livelli superiori ai 4.560 dollari l’oncia nel secondo trimestre del 2027 e “questo scenario rappresenterebbe un sostegno indiretto anche per l’argento”.
Inventari, India e produzione mineraria: i limiti al rialzo del metallo
Tra i fattori che potrebbero limitare il rialzo dell’argento rientra la situazione degli inventari fisici. Nel corso della prima parte del 2026, alcune scorte sono rimaste bloccate negli Stati Uniti a causa delle tensioni legate ai dazi. Secondo WisdomTree, il mercato dell’argento continua a registrare un deficit strutturale, ma la dimensione dello squilibrio tra domanda e offerta appare destinata a ridursi. “La portata di tale deficit sembra restringersi”, sottolinea l’esperto, escludendo una drastica riduzione delle disponibilità fisiche nel prossimo periodo.
Un ruolo importante è giocato anche dall’India, uno dei mercati più rilevanti al mondo per monete d’argento, piccoli lingotti e gioielli. Nel maggio 2026 il governo indiano ha aumentato le tasse sulle importazioni di argento dal 6% al 15%, nel tentativo di contenere la pressione sulla bilancia commerciale provocata dall’aumento del costo delle importazioni energetiche durante la crisi mediorientale. Una futura distensione geopolitica e una riduzione dei prezzi dell’energia potrebbero aprire lo spazio a una revisione delle misure fiscali, ma WisdomTree precisa che al momento non considera questo scenario nelle proprie previsioni sull’argento.
Anche dal lato dell’offerta mineraria emergono elementi di moderazione. L’analisi evidenzia come la produzione sia strettamente collegata agli investimenti effettuati dalle società minerarie. Un aumento delle spese in conto capitale dovrebbe tradursi nel tempo in una maggiore estrazione di materiale, contribuendo a ridurre ulteriormente la pressione sul mercato. “Un capex più elevato dovrebbe nel tempo tradursi in una maggiore estrazione di materiale”, afferma Shah, prevedendo una crescita marginale della produzione mineraria di argento nei prossimi anni.
Previsioni sull’argento: rialzo possibile ma senza nuovi eccessi speculativi
Alla luce dei diversi fattori analizzati, le previsioni sull’argento elaborate da WisdomTree indicano uno scenario di crescita moderata. Il prezzo del metallo potrebbe salire verso quota 70 dollari l’oncia, sostenuto soprattutto dal contesto favorevole per l’oro e dalla domanda legata alla trasformazione energetica. Il rialzo, tuttavia, dovrebbe essere più contenuto rispetto al movimento esplosivo registrato nel gennaio 2026. Secondo l’analisi, il mercato dell’argento è particolarmente vulnerabile a movimenti speculativi perché presenta dimensioni inferiori rispetto all’oro e una componente significativa di domanda proveniente dagli investitori retail.
“La nostra previsione non ha l’obiettivo di intercettare picchi temporanei della materia prima, bensì le oscillazioni di prezzo più sostenibili giustificate dai fondamentali macroeconomici, industriali e dell’offerta”, spiega Nitesh Shah. La prospettiva centrale è quindi quella di un mercato in equilibrio più stabile: da una parte l’argento continuerà a beneficiare della domanda industriale, della transizione energetica e di un possibile rafforzamento dei metalli preziosi; dall’altra, la crescita della produzione, la razionalizzazione dei consumi industriali e il rallentamento di alcuni segmenti della domanda impediranno probabilmente nuovi rialzi estremi.









