Azioni Nvidia: cosa sta succedendo alla star del Nasdaq

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Un ribasso del 12% in cinque sedute (al netto dell’apertura positiva di stamane) è nulla in confronto a un guadagno del 144% da inizio anno e del 528% in tre anni. Tuttavia le azioni Nvidia potrebbero essere arrivate a uno snodo importante che alcuni aspetti fondamentali e tecnici mettono in evidenza. È da un mese che il titolo stenta sul Nasdaq. Ossia da quando, il 20 giugno scorso, ha raggiunto gli ennesimi massimi storici a 140,76 dollari. È seguita una discesa fino a 118 dollari, un recupero che si è fermato al di sotto dei precedenti massimi e la nuova discesa. Il bilancio dell’ultimo mese è negativo per il 13%.

 

Le ragioni della discesa delle azioni Nvidia

Alla discesa hanno contribuito sia un flusso di notizie meno positivo del solito, sia gli allarmi sempre più numerosi di analisti e gestori di fondi sulle valutazioni eccessive raggiunte da Nvidia (e dalle big tech USA in genere) a fronte di aree del mercato trascurate come le small cap. L’indice Russell 2000 ha guadagnato il 10% nelle ultime sei sedute, risultato di una diversificazione dei portafogli verso un segmento destinato a beneficiare dei tagli dei tassi di interesse della Fed.

A vendere azioni Nvidia è stato anche l’amministratore delegato e presidente Huang Jen Hsun. In due giornate, il 15 e il 16 luglio, ha ceduto 240.000 azioni per un controvalore di 126 milioni di dollari. Lo riporta la piattaforma di dati Forecaster, riprendendo i file depositati presso la SEC. L’a.d. del progettista dei chip per l’intelligenza artificiale sta scaricando azioni sul mercato da un po’ di tempo. Ha iniziato a farlo il 13 giugno, nei giorni precedenti il picco del 20 giugno. Da allora ogni giorno è stato buono per vendere.

Si sono poi aggiunte le dichiarazioni dei due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti. Joe Biden potrebbe avere in serbo ulteriori restrizioni sui chip di intelligenza artificiale per la Cina mentre Donald Trump ha dichiarato che Taiwan non paga nulla per l’ombrello fornitogli dagli USA contro la Repubblica Popolare. Il messaggio è stato interpretato come il rischio di un disimpegno, con tutto quello che conseguirebbe per un big della produzione di chip come TSMC.

Ci sono poi gli aspetti fondamentali legati alla valutazione delle azioni Nvidia. “Dall’inizio dell’anno, la capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 è aumentata di 5.800 miliardi di dollari, di cui il 31% attribuibili alla sola Nvidia” hanno osservato in un recente studio gli analisti della Strategy Unit di Pictet AM. I quali ammettono come ciò sia stato un motivo di riflessione profonda “in particolare se consideriamo la vulnerabilità del settore IT”. Gli strategist di Pictet non hanno dubbi sugli utili delle società del settore tech, “che rimangono sani” ma mantengono cautela per “la concentrazione degli utili del mercato”. Il risultato della riflessione è stata una riduzione delle posizioni nel comparto. “Il momentum degli utili societari rimane comunque forte, nonostante sia trainato prevalentemente dai semiconduttori” è l’ammissione finale, utile da tenere presente in vista dei risultati trimestrali che Nvidia pubblicherà il prossimo 28 agosto.

Più netto il giudizio di Sean Peche, portfolio manager di Ranmore Fund Management, secondo il quale “Nvidia è un’azienda fantastica ma che costa troppo” e per tale motivo “potrebbe essere un pessimo investimento. Specialmente nel mondo della tecnologia, dove la competizione è intensa”. Peche cita come esempio giganti del passato come Nokia, Netscape e Nortel “dominanti nel mondo della tecnologia e con grandi prospettive” ma che, acquistate nel momento in cui sembrava che “avrebbero dominato per sempre, hanno portato a ingenti perdite di denaro”. Peraltro, secondo il gestore di Ranmore, “molti grandi clienti di Nvidia stanno cercando di sviluppare i propri chip di intelligenza artificiale e molte di queste società hanno budget per la ricerca e lo sviluppo superiori a quelli di Nvidia. Cisco – conclude Peche – non ha mai avuto clienti che cercavano di competere”.

 

Nvidia è sopravvalutata?

Ricorrendo ai dati della piattaforma Forecaster è possibile trarre alcune informazioni importanti su Nvidia. La prima sono le vendite effettuate dall’amministratore delegato, già viste prima. L’osservazione dell’indicatore proprietario Advanced DPO mostra che l’azione non ha raggiunto, nel secondo picco dell’ultimo mese, i livelli di quotazione precedenti e che i volumi si sono ridotti decisamente in occasione del massimo più recente. Al momento, tuttavia, non si può parlare di inversione di tendenza secondo l’immagine che restituisce l’indicatore Speed, allineato con i movimenti del prezzo delle azioni Nvidia. L’indicatore, non mostra divergenze.

La pagina dei fondamentali fornisce altre due indicazioni importanti. La prima è che in data 4 giugno, Nvidia ha distribuito un dividendo pari allo 0,11% del valore dell’azione. La seconda è che l’azione appare sopravvalutata secondo gli indicatori del Discounted Cash Flow e di Peter Lynch, in media dell’8,23% rispetto al sui fair value.

Per quanto riguarda le osservazioni grafiche, le azioni Nvidia hanno raggiunto l’obiettivo della proiezione della rottura al rialzo del canale ribassista attivo tra il 12 marzo e il 20 aprile. In seguito alla discesa registrata nel corso delle ultime sedute, il titolo si è riportato nelle vicinanze della media mobile a 55 giorni, transitante in area 118 dollari. La rottura al ribasso del livello potrebbe proiettare Nvidia verso quota 93 dollari. In tal caso, prima della rottura, è prevedibile che l’area dei 118 dollari offra una certa resistenza.

Il grafico a candele delle azioni Nvidia
L’andamento delle azioni Nvidia a Wall Street – Fonte: Bloomberg
Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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