Bancomat, la stablecoin in euro prende forma: nove banche italiane avviano i test

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Il futuro della moneta sarà digitale e l’Italia, con Bancomat, ha deciso di non arrivare seconda. Il progetto si chiama Eur.bank ed è una stablecoin in euro, regolata e interoperabile, presentata al Salone dei Pagamenti 2025 di Milano e ora pronta a compiere il passo successivo. Nove tra i principali istituti del Paese, da Intesa Sanpaolo a Banco BPM, da Banca MPS a Crédit Agricole Italia, hanno aderito alla prima fase di sperimentazione tecnica, avviando la verifica dei casi d’uso e dell’infrastruttura di supporto. Il progetto si muove dentro la cornice regolamentare del MiCAR, punta ad applicazioni concrete sulla tokenizzazione del debito sovrano e sui pagamenti digitali, e può contare su un consenso istituzionale che coinvolge Banca d’Italia, Abi e Mef. Il lancio è previsto nel 2026, con l’ambizione dichiarata di fare dell’Italia il primo Paese europeo a dotarsi di una stablecoin bancaria regolata.

 

In questo articolo:

 

  • Eur.bank, una stablecoin bancaria dentro le regole europe
  • Eur.bank in azione: dal debito sovrano al cross-border
  • Da Banca d’Italia al Mef: tutti con Bancomat

 

Eur.bank, una stablecoin bancaria dentro le regole europe

Eur.Bank nasce all’interno del perimetro regolamentare definito dal MiCAR, che in Europa consente l’emissione di stablecoin esclusivamente a banche e istituti di pagamento vigilati, a differenza degli Stati Uniti dove il 98% delle stablecoin è denominato in dollari ed emesso da operatori privati non regolamentati. Alla prima fase di sperimentazione tecnica — priva di coinvolgimento diretto della clientela — hanno aderito Banca Generali, Banca Mps, Banca Sella, Banco Bpm, Bper Banca, Cassa Centrale Banca, Credem Crédit Agricole Italia e Intesa Sanpaolo. Nel modello proposto, saranno le banche aderenti a emettere la stablecoin, mentre Bancomat si posiziona come abilitatore tecnologico, dove fornirà l’infrastruttura, la governance e la connessione con le reti europee, inclusa l’European Payments Initiative. “Noi ci poniamo come abilitatori, non come emittenti. La moneta sarà distribuita dalle banche e resa interoperabile da Bancomat“, ha dichiarato Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat. Le riserve a garanzia resteranno all’interno del perimetro bancario con una copertura quasi uno a uno: “Il sottostante dietro le nostre stablecoin è quasi uno a uno, cosa che non hanno nemmeno le banche commerciali”, ha precisato Burlando, aggiungendo che “è per questo che gli operatori privati americani non vogliono emettere stablecoin in euro: non ci guadagnerebbero”.

Burlando ha ricordato come negli Stati Uniti l’emissione di stablecoin in dollari rafforzi il ruolo del dollaro creando domanda aggiuntiva di titoli del Tesoro americano, mentre in Europa non abbiamo ancora un’infrastruttura analoga, e questo ci penalizza in termini di competitività monetaria. L’obiettivo dichiarato non è generare profitti diretti, ma offrire al sistema uno strumento sicuro, trasparente e funzionale all’economia reale, costruendo quello che Burlando ha definito “una nuova architettura di fiducia tra banche, istituzioni e cittadini”.

 

Eur.bank in azione: dal debito sovrano al cross-border

La sperimentazione tecnica in corso, attualmente priva di coinvolgimento diretto della clientela, punta a verificare tre aree applicative prioritarie: la tokenizzazione di strumenti finanziari incluso il debito sovrano, i pagamenti e i regolamenti on-chain continuativi operativi 24 ore su 24 e sette giorni su sette, e il supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane ed europee attraverso la semplificazione dei flussi transfrontalieri. Sul tema della tokenizzazione del debito pubblico, Bancomat è già in dialogo con il Mef sull’ipotesi di rendere acquistabili Btp anche per importi minimi, eliminando intermediazioni costose e ampliando la platea dei risparmiatori attraverso una digitalizzazione diretta del rapporto tra Stato, sistema bancario e cittadini.

Eur.Bank si inserisce nel più ampio percorso di trasformazione di Bancomat, da circuito di pagamento a piattaforma di sistema, con una nuova infrastruttura tecnologica centralizzata completata all’85% e l’ecosistema digitale One Bancomat. “Siamo l’unico operatore europeo che può offrire tutta la filiera dei pagamenti: dal negozio fisico all’e-commerce globale, fino ai trasferimenti P2P e P2M”, ha aggiunto Burlando. Sul fronte della sperimentazione con le nove banche, l’obiettivo di Bancomat è dimostrare che innovazione e stabilità non sono in contraddizione. ma che si può costruire un’infrastruttura digitale moderna restando pienamente “dentro la logica della fiducia e della tutela del risparmio”.

 

Da Banca d’Italia al Mef: tutti con Bancomat

Il progetto avanza in stretto coordinamento con le autorità di vigilanza e le istituzioni. Bancomat ha aperto un dialogo formale con Banca d’Italia e si è assicurata il sostegno esplicito dell’Abi. Il vice direttore generale vicario Gianfranco Torriero aveva definito Eur.Bank “un’iniziativa capace di rafforzare la sovranità strategica dell’Europa e consolidare il rapporto di fiducia tra banche, imprese e cittadini”. Il direttore generale di Abi Marco Elio Rottigni ha confermato che l’associazione “guarda con favore alle iniziative di settore sulle stablecoin finalizzate ad approfondire scenari, opportunità e possibili soluzioni a beneficio dell’intero settore bancario italiano”, definendo il percorso complementare e coerente con le iniziative pubbliche in corso. Anche il Sottosegretario al Mef Federico Freni aveva espresso sostegno, sottolineando che “garantire l’emissione sicura di una stablecoin di sistema ancorata all’euro è presupposto fondamentale per alimentare e blindare quel patto di fiducia tra banche, operatori e cittadini che è alla base della nuova economia digitale”.

La roadmap prevede il lancio nel 2026, con il pieno coinvolgimento del sistema bancario. “Potremmo essere i primi a definire uno standard”, aveva anticipato Burlando, “su cui gli altri Paesi europei potrebbero innestarsi, condividendo le stesse regole e la stessa tecnologia”.

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Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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