A Francoforte, la presentazione ufficiale del bilancio annuale della Bce ha confermato un quadro in perdita. Nel 2025 l’istituto diretto da Christine Lagarde ha registrato una perdita di 1,25 miliardi di euro, una cifra significativa, sì, ma molto più contenuta rispetto a 7,9 miliardi di rosso registrati nel 2024. Ma non è l’unico dato da tenere in considerazione, visto che nelle ultime settimane sono cresciute le indiscrezioni in merito a un possibile addio anticipato della stessa Lagarde. Ipotesi che ha inevitabilmente gettato delle ombre sulla reale indipendenza della Bce.
In questo articolo:
- Bilancio 2025 Bce: i dettagli
- La prospettiva per il 2026 e il discorso di Lagarde
- Bce, quanto guadagna Christine Lagarde tra i malumori del suo staff
- Tutti gli altri compensi
Bilancio 2025 Bce: i dettagli
La netta riduzione delle perdite è frutto di politica monetaria e di un contesto macroeconomico che ha gradualmente visto la normalizzazione dei tassi di interesse. Durante gli anni più intensi di politica espansiva, la Bce aveva accumulato una massa enorme di titoli sul proprio bilancio, acquistati a tassi bassissimi o nulli, mentre le passività, alimentate da strumenti come Target 2, gravavano con interessi più elevati. La conseguenza naturale è stata una perdita operativa che ha caratterizzato gli esercizi del 2023 e 2024, ma che nel 2025 ha trovato un primo significativo contenimento grazie al miglioramento dello scenario dei tassi e alla gestione prudente delle attività.
Il bilancio dell’Eurotower rimane comunque solido sul piano patrimoniale: capitale e riserve di rivalutazione ammontano a 71 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente di 12 miliardi, rappresentando un cuscinetto di sicurezza che garantisce la capacità della Bce di affrontare eventuali shock di mercato e di proseguire con le operazioni di politica monetaria senza rischi per l’integrità dell’istituzione. In questa direzione, è opportuno ricordare che la Bce, a differenza di imprese private o banche commerciali, non ha come obiettivo primario la redditività: il suo mandato è mantenere la stabilità dei prezzi, garantire la fluidità dei sistemi di pagamento e contribuire alla stabilità finanziaria complessiva. In questo contesto, le perdite annuali diventano una conseguenza naturale delle strategie di intervento, come il quantitative easing, o dei movimenti dei tassi, più che un segnale di debolezza intrinseca.
Le operazioni di mercato aperto, come l’acquisto massiccio di titoli di Stato, hanno lo scopo di immettere liquidità e sostenere l’economia reale. Queste operazioni hanno però un effetto collaterale sui conti economici: i titoli acquisiti a tassi bassi generano rendimenti inferiori rispetto agli interessi pagati sulle passività. Questo scarto ha prodotto perdite contabili che, pur significative, non minacciano la solidità patrimoniale della Bce. Anzi, le riserve accumulate negli anni precedenti hanno creato un “cuscinetto” più che sufficiente a compensare l’effetto negativo.
La prospettiva per il 2026 e il discorso di Lagarde
Guardando al futuro, gli analisti della Bce stimano un possibile ritorno all’utile già nel 2026, condizionato dall’evoluzione dei tassi di interesse e dalla gestione del portafoglio titoli. La riduzione delle attività totali da 641 miliardi di euro a 603 miliardi segnala un graduale smobilizzo dei portafogli, coerente con la strategia di normalizzazione del bilancio. In questo senso, il ritorno all’utile non sarà solo un risultato contabile, ma anche un segnale di stabilità delle politiche monetarie e di equilibrio nella gestione delle operazioni di mercato.
Lo scenario economico descritto dai numeri trova conferma nel discorso di Christine Lagarde alla Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo. La presidente della Bce ha sottolineato come l’area dell’euro abbia registrato una crescita più robusta del previsto, grazie alla resilienza del mercato del lavoro e agli investimenti in settori strategici. Ma il punto centrale del suo discorso riguarda l’inflazione: non solo l’indice dei prezzi al consumo, ma soprattutto la percezione dell’inflazione tra cittadini e imprese, che risulta mediamente più alta dei dati ufficiali. Questa discrepanza, ha spiegato Lagarde, influenza comportamenti di spesa e decisioni economiche, ed è un elemento cruciale nella gestione della politica monetaria.
La Bce, ha aggiunto, sta affrontando questa sfida attraverso comunicazione trasparente e strumenti educativi, spiegando in modo chiaro le misure adottate e la logica alla base delle decisioni sui tassi, per mantenere fiducia e legittimazione pubblica. In pratica, la credibilità della Bce non dipende solo dai numeri, ma anche dalla capacità di far comprendere al pubblico il senso di quei numeri.
Bce, quanto guadagna Christine Lagarde tra i malumori del suo staff
Parallelamente alla pubblicazione del bilancio, la Bce ha diffuso i dati sulle retribuzioni dei suoi vertici, tra i quali quello della sua presidente, Christine Lagarde. Nel 2025 l’ex direttrice dell’Fmi ha percepito un salario base di 492.204 euro, a cui si sommano circa 140.000 euro di compensi aggiuntivi per il ruolo nella Bank for International Settlements (BIS). Questa doppia fonte di remunerazione ha suscitato malumori interni e polemiche politiche, perché all’interno della Bce esiste un regolamento che di norma impedisce ai dipendenti di accettare remunerazioni da terzi legate alle attività istituzionali. Un elemento che cattura l’attenzione è che secondo quanto riportato dal Financial Times, Lagarde guadagna più del doppio rispetto a quello fissato fissato dal Congresso statunitense per Jerome Powell. L’ormai ex numero della Fed si è fermato infatti a 203.500 dollari, senza alcun compenso supplementare da organismi internazionali.
La differenza non è solo numerica, ma anche culturale e istituzionale: la Bce opera in un contesto multilivello europeo e globale, dove le interazioni con organismi come la Bis sono comuni, mentre la Fed è più centralizzata e vincolata a regole federali rigide sui compensi. Di conseguenza, la presidente Bce Christine Lagarde deve gestire non solo la politica monetaria, ma anche la percezione pubblica e interna dei compensi, mentre Powell opera in un sistema dove questi conflitti non si pongono allo stesso livello. Questo confronto mette in luce quanto la governance e la trasparenza siano cruciali per la legittimazione della Bce, soprattutto in un periodo di perdite contabili e di trasformazioni macroeconomiche profonde.
Tutti gli altri compensi
Nel bilancio annuale 2025 della Banca centrale europea sono dettagliati i salari base e gli emolumenti dei membri dell’Executive Board e di quelli della Supervisory Board impiegati direttamente dall’istituzione. Questi dati sono parte integrata delle note al conto economico relative alla voce “Remuneration of the Executive and Supervisory Boards”. In totale, i compensi base lordi di tutti i membri dell’Executive Board ammontano a circa 2,32 milioni di euro nel 2025, rispetto ai 2,20 milioni del 2024. Per quanto riguarda la Supervisory Board, il bilancio segnala che i membri impiegati dalla Bce (inclusa la Chair Claudia Buch) hanno percepito salari base complessivi pari a circa 1,60 milioni di euro nel 2025, con ciascun membro allineato al livello di circa 351.576 euro lordi.
Oltre a questi salari base, i membri possono ricevere allowances (come “residence allowance”, rappresentanza, benefici sanitari e pensionistici) in linea con le condizioni di impiego della Bce. Nel 2025 le indennità e contributi dell’istituto a favore di board e supervisori (pensioni, assicurazioni, benefit vari) ammontavano a oltre 1,32 milioni di euro.
Vediamoli nel dettaglio – le cifre sono espresse in euro
- Christine Lagarde (presidente): 492.204
- Luis de Guindos (vicepresidente): 421.908
- Piero Cipollone (executive board): 351.576
- Frank Elderson (executive board): 351.576
- Philip R. Lane (executive board): 351.576
- Isabel Schnabel (executive board): 351.576









