Certificati: conosci te stesso per non sbagliare

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Conosci te stesso”, massima greca che campeggiava sul tempio di Apollo a Delfi – di difficile attribuzione vista la distanza storica che separa dalla sua prima enunciazione – è verità valida ancora oggi, anche nel mondo degli investimenti, anche nel mondo dei certificati. I quali ultimi offrono una gamma di equilibri di rischio/rendimento molto ampia che li rende strumento flessibile, pur nella loro rigidità strutturale, con cui investire. A patto di saper scegliere quello giusto. Ma scegliere come, e giusto per cosa? Riccardo Frascà al tempo dei greci antichi non c’era. C’era però nel 2004, quando i primi certificati vennero lanciati in Italia replicando quelli della Germania, dove erano già ampiamente diffusi.

“I certificati nascono con l’idea di eliminare dai prodotti il rischio gestore, in quanto sono basati su un calcolo a priori del rendimento sotto determinate condizioni” racconta Frascà a Borsa&Finanza. Nel primo periodo italiano dei certificati la tendenza era quella di copiare le strutture tedesche, più aggressive. Agli italiani però il rischio non piace, mentre apprezzano la possibilità di ricevere rendite periodiche. Così il mercato domestico ha preso una strada diversa. I prodotti con cedola (o coupon o premio) rappresentano oggi la categoria di certificati più sviluppata in Italia in termini di varietà disponibili, in un continuum di bilanciamento tra rendimento e protezione all’interno del quale gli investitori rischiano però di perdersi.

Per non farlo è necessario “interrogarsi” sottolinea Frascà, su quale sia il giusto compromesso tra le proprie attese di rendimento e di protezione. Conosci te stesso, appunto.

 

Il compromesso dei Cash Collect

“I certificati sono un compromesso – riprende Frascà -. Si rinuncia a priori a diventare ricchi, in particolare per i certificati che pagano la cedola e sono dotati di autocall (opzione di rimborso anticipato n.d.r.). In compenso si può beneficiare di rendimenti sotto forma di coupon anche con mercati in laterale o ribassisti”. Se si vuole spuntare una cedola più elevata, e quindi un rendimento più alto, bisognerà rinunciare a un po’ di protezione o accettare il rischio di avere sottostanti più volatili o più numerosi. Non si scappa, questa regola vale per tutte le attività finanziarie. Ecco perché, per scegliere bene tra le molte opzioni disponibili – airbag, richiamo anticipato, meccanismo step down, a cedola incondizionata, fast, magnet e così via – spesso combinate insieme in modo fantasioso dagli emittenti, bisogna studiarseli i certificati. Inoltre, la combinazione dei sottostanti che entrano nel paniere di un certificato può nascondere delle trappole. Conoscere sé stessi è la base, ma non basta, bisogna conoscere i certificati.

 

Il trade off degli emittenti di certificati

In realtà gli emittenti non combinano le opzioni disponibili nei loro prodotti in modo fantasioso. A cosa guardano quando costruiscono un certificato? Capirlo può aiutare chi utilizza i certificati a scegliere il prodotto che più si adatta ai suoi obiettivi. Riccardo Frascà spiega che “la realizzazione di un certificato è guidata da due motori enormi: i dividendi delle azioni che ne costituiscono il paniere, utilizzati per acquistare le opzioni che lo fanno funzionare, e la volatilità”.

Entrambi questi fattori variano nel tempo e costringono gli emittenti a modificare l’equilibrio rischio/rendimento dei prodotti che offrono. Più i dividendi sono elevati, in termini di rendimento sulla quotazione dell’azione, maggiore sarà il valore disponibile per comprare opzioni in grado di offrire un maggiore rendimento, oppure per abbassare la barriera rendendola più profonda, oppure ancora per ridurre il numero di azioni nel paniere. In poche parole, il rischio rendimento sarà migliore. Lo stesso discorso vale per la volatilità. Più questa è elevata, migliore è il rapporto rischio/rendimento. “Per esempio – spiega Frascà – un certificato Cash Collect con tre sottostanti emesso dopo una corposa salita dei mercati azionari offrirà cedole meno elevate o barriere di protezione meno profonde rispetto a un certificato con le stesse azioni sottostanti emesso dopo una discesa dei mercati. Allo stesso modo, i certificati costruiti in fasi di mercato con volatilità elevata avranno un rapporto rischio rendimento migliore di quelli emessi quando le Borse sono tranquille. Non a caso i prodotti migliori nascono nei momenti di stress di mercato, dopo che il valore dell’azione è sceso, il dividendo è aumentato in percentuale e la volatilità venduta è più alta”.

 

Cosa guardare quando si acquista un certificato

L’avidità è buona, l’avidità e giusta, l’avidità funziona” dichiarava davanti a una platea di azionisti Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, nel film Wall Street (1987). L’avidità è anche pericolosa. “Intestardirsi sul rendimento quando le condizioni di mercato cambiano può portare a brutte sorprese” spiega Frascà. Gli investitori si abituano a ricevere una cedola corposa e poi, quando il certificato scade, ne cercano un altro in grado di offrirgli un rendimento simile o maggiore. Peccato che, se il nuovo certificato è stato emesso in uno scenario di mercato diverso, magari meno volatile, per offrire lo stesso coupon dovrà avere un rischio maggiore. “E così si finisce per aumentare il rischio nel proprio portafoglio di investimento” aggiunge l’esperto.

Per evitare di cadere in questo errore bisogna conoscere il proprio compromesso tra rendimento e protezione. “I certificati andrebbero sempre approcciati ragionando sullo scenario peggiore. Ci si deve domandare come ci si sentirebbe nell’ipotesi peggiore prevista dal certificato, anche se il rischio che si verifichi è remoto. Non bisogna dimenticare che nel mondo dei Cash Collect ci sono prodotti in grado di limitare le perdite, come gli Airbag per esempio”.

Una volta identificata la struttura più adatta alla propria propensione al rischio, è necessario prendere in considerazione i sottostanti che compongono il certificato. “Gli emittenti giocano sulla volatilità, come dicevo prima. Per offrire una cedola più elevata, a parità di condizioni, devono creare un paniere decorrelato. Quando i sottostanti sono decorrelati tra loro il rischio che il certificato salti è più alto perché sto comprando storie societarie diverse. Se si vuole qualcosa di più in termini di rendimento, un buon consiglio è analizzare il titolo decorrelato rispetto agli altri”.

Attenti infine ai “falsi amici”, ovvero quei panieri di azioni che sembrano correlate tra loro ma in realtà non lo sono o lo sono in piccola misura. “Per esempio – conclude Frascà – un certificato con paniere settoriale sul lusso composto dalle azioni Kering, Hermes e Ferragamo di correlazione ne ha meno di quanto si possa pensare. Le tre società hanno infatti storie completamente diverse”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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