Chi è Urbano Cairo, il patron del Torino: imprenditore tra calcio e media - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Chi è Urbano Cairo, il patron del Torino: imprenditore tra calcio e media

Urbano Cairo

Patron del Torino e amministratore delegato di RCS MediaGroup, editore di Cairo Communication S.p.A. e di La7, Urbano Cairo vuole contribuire a ripensare il calcio italiano per raggiungere una maggiore sostenibilità. Da Presidente di una delle squadre più blasonate d’Italia, ha sempre avuto come obiettivo la patrimonializzazione e la solidità della società piuttosto che i piazzamenti in campionato. Anche a costo di finire pesantemente contestato dai tifosi organizzati che lo accusano di aver “cassaintegrato” la fede granata.

 

Chi è Urbano Cairo: la biografia

Classe 1957, milanese ma originario di Masio in provincia di Alessandria, Urbano Cairo è figlio di Giuseppe (ex calciatore dell’Alessandria e imprenditore immobiliare) e dell’insegnante Maria Giulia Castelli. Diplomato allo scientifico e laureato in Economia aziendale alla Bocconi con una tesi sulla strategia finanziaria delle medie imprese industriali in fase di espansione, Cairo comincia la sua avventura nel mondo degli affari agli inizi degli anni Ottanta.

“Nulla accade se non l’hai sognato prima” è l’idea dietro la sua capacità di trasformare passioni in imprese. “Cairo racchiude caratteristiche che raramente si trovano in una sola persona: creatività coniugata al rigore, coraggio, energia, profondo senso logico, capacità di sognare e pragmatismo”, ha detto di lui il Presidente della Community bocconiana Riccardo Monti nominandolo Alumnus Bocconi dell’anno 2019.

 

La carriera in Fininvest

Nel 1981, l’anno della laurea e del servizio militare, Cairo entra nel gruppo Fininvest: chiama Silvio Berlusconi al telefono e si fa assumere come suo assistente personale. Dal 1982 gli vengono assegnati numerosi incarichi dirigenziali. Cairo è prima il responsabile dell’acquisizione di Italia 1 da Edilio Rusconi, poi diventa direttore commerciale e vice direttore generale di Publitalia ’80.

Da amministratore delegato di Mondadori Pubblicità (la concessionaria della casa editrice) ottiene un incremento di fatturato da 390 a 500 miliardi di lire. Lavora per il manager Franco Tatò, risana i costi e sviluppi i ricavi della Giorgio Mondadori. All’epoca il suo stipendio è di 400 milioni, più altri 200 di incentivi.

 

Da dove viene il suo patrimonio

Nel 1995, dopo il coinvolgimento nell’inchiesta Mani pulite e un patteggiamento per appropriazione indebita, fatture per operazioni inesistenti e falso in bilancio, Urbano Cairo scioglie il contratto con Fininvest e intraprende la carriera imprenditoriale in solitaria. Con 1,2 miliardi lordi di buonuscita e alcuni risparmi, fonda la Cairo Pubblicità, quella che poi diventa parte di Cairo Communication.

La società acquisisce da RCS la concessione in esclusiva della vendita degli spazi pubblicitari su periodici molto letti e popolari come Io Donna e Oggi. È l’inizio di un percorso che porta Cairo ad acquisire l’Editoriale Giorgio Mondadori S.p.A. nel 1999, alla quotazione in Borsa nel 2000 (nell’allora Nuovo Mercato) e alla nascita nel 2003 di Cairo Editore S.p.A., la società che si afferma come leader nel mercato dei settimanali con riviste quali Di più, Di più TV e Diva e Donna.

Nel 2013 acquisisce la rete televisiva La7 da Telecom Italia, risanandone il conto economico. Tre anni dopo, nel 2016, lancia l’OPAS delle azioni e diventa Presidente e amministratore delegato di RCS MediaGroup, il gruppo editoriale fondato da Angelo Rizzoli che comprende – tra gli altri – Corriere della Sera e Corriere del Mezzogiorno, La Gazzetta dello Sport e Sportweek. Proprio intorno alla storica sede milanese del Corriere in via Solferino 28 ruota per anni la battaglia legale tra RCS e Blackstone, risolta con il riacquisto dell’immobile da parte dell’editore per 59,9 milioni più 10 milioni per le spese legali.

Oggi Cairo Communication controlla il 59,94% di RCS. Le attività internazionali di Cairo sono invece concentrate soprattutto in Spagna, dove, attraverso la controllata Unidad Editorial, è l’editore di un autentico impero dei media che annovera giornali di peso come Marca e El Mundo.

 

La passione per il pallone

Da giovane Cairo gioca a calcio: dai 16 ai 18 anni, ai tempi del liceo, milita nella Primavera della Pro Sesto, storica squadra di Sesto San Giovanni che rappresenta una delle realtà più importanti del calcio di provincia lombardo.

Con il club biancoceleste Cairo gioca da esterno alto, indossando la maglia numero 7. A distanza di anni, da patron del Torino, l’imprenditore è rimasto tifoso e appassionato della Pro, gestita da Gabriele Albertini, il fratello minore dell’ex centrocampista Demetrio.

 

Sport, media e fondi d’investimento

L’intreccio di media e sport è la cifra di Cairo, ma su un punto è d’accordo con i colleghi Aurelio De Laurentiis e Gerry Cardinale: i fondi d’investimento non devono entrare nella media company della Serie A. Almeno per adesso. Favorevole nel 2021 “perché il calcio era in un momento economicamente molto difficile”, ora l’editore ha cambiato idea.

“Non che oggi siamo in un momento straordinario ma qualche miglioramento c’è stato”, spiga a margine dell’annuncio del rinnovo triennale della sponsorizzazione di Banca Mediolanum sulla Maglia Azzurra del Giro d’Italia, quella del miglior scalatore.

Sento dire da Cardinale che ci sono strade diverse per valorizzare il calcio: io dico vediamo se ci sono delle alternative, ragioniamoci insieme. I nostri diritti TV sono un terzo della Spagna e non dico nemmeno quanto più poveri della Premier League. […] Per la Lega è importante sapere che il prodotto calcio ha un grande valore, negli ultimi quattro anni hanno vinto il campionato quattro squadre diverse. È un torneo molto appassionante, nessuno è mai sicuro di chi può vincere. Serve unità tra i club.

Urbano Cairo
Urbano Cairo (foto: Torino Football Club / Alberto Gandolfo/LaPresse)

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Dal 2 settembre 2005, con il fallimento della società e la rinascita grazie al lodo Petrucci, Urbano Cairo è proprietario del Torino Football Club. Già nel 1999 l’imprenditore vuole acquistare la squadra dal genovese Massimo Vidulich in una cordata con John Lack, Francesco Cimminelli e Elio Faussone, ma l’operazione si rivela troppo complicata e il solo Cimminelli diventa unico proprietario.

Convinto dal sindaco Sergio Chiamparino e dal Presidente della Lega Calcio Adriano Galliani dopo un’estate convulsa di rinvii, assemblee e slittamenti, Cairo rileva il Toro per 10.000 euro: il totale delle quote da 625 euro di ciascuno dei sedici cosiddetti “lodisti”, il gruppo di soci imprenditori e professionisti (da Davide Barra e Pierluigi Marengo a Biagio Ingignoli e Tina Rossi) che ha preso il titolo sportivo e l’eredità legale della società fallita per non ripartire dai dilettanti.

Cairo, in realtà, sostiene che tra capitale, fideiussioni e acquisti, il Torino gli è costato tra i 20 e i 30 milioni di euro. Ma nell’immediato gli unici costi che è chiamato a coprire sono le spese sostenute per il lodo Petrucci e l’aumento di capitale da 10 milioni.

 

Cairo oltre il Torino

A lezione da Berlusconi, entrambi nella pubblicità, nell’editoria e nei media, Cairo ha l’aspirazione del calcio ben prima della complessa vicenda dell’estate del 2005. Nel gennaio del 2000 offre 15 miliardi a Gianni Scerni per rilevare il Genoa, la squadra più antica d’Italia. Ma l’accordo non si chiude perché Scerni ne chiede 25.

Da proprietario consolidato del Torino, Cairo manifesta due volte un interesse per una seconda squadra. La prima volta per il Bari, quando i pugliesi sono falliti e costretti a ripartire dalla D. Il sindaco Decaro, tuttavia, preferisce l’offerta di Aurelio e Luigi De Laurentiis. La seconda volta per il Palermo, pure in questo caso appena fallito e obbligato a riprendersi dai dilettanti. Il copione di Bari si ripete e il sindaco Orlando affida i rosanero all’imprenditore Dario Mirri, che poi cederà a City Football Group.

 

Quanto ha investito nel calcio

Al momento dell’acquisto, il “prezzo” del lodo Petrucci e l’aumento di capitale da 10 milioni di euro. Poi la cifra di 62,2 milioni nel corso dei 17 anni di presidenza. Il versamento più ingente è quello del 2011, quando la proprietà mette 13,6 milioni nella casse del club.

Stando ai dati del portale specializzato Transfermarkt, il calciatore più costoso acquistato da Cairo è il trequartista Simone Verdi, pagato 22 milioni al Napoli. La cessione record è invece quella del difensore brasiliano Bremer, venduto alla Juventus per 41 milioni.

Cairo Communication, la holding con cui il Presidente controlla Cairo Editore S.p.A., La7 e RCS MediaGroup, ha chiuso il primo trimestre del 2023 con una perdita netta di 2,9 milioni di euro. Ma i ricavi consolidati lordi, pari a 256,2 milioni, sono in crescita: +2,7 rispetto allo stesso periodo del 2022.

 

I risultati sportivi nel corso della sua presidenza

Il bilancio sportivo dei 17 anni di Cairo alla guida del Torino non è dei migliori. A parte le due promozioni in Serie A (inclusa la retrocessione in B del 2008-2009), il suo Toro non è mai andato oltre il settimo posto in campionato (conquistato due volte: nel 2013-2014 con Gian Piero Ventura e nel 2018-2019 con Walter Mazzarri) e i quarti di finale di Coppa Italia.

Ventura ha il merito di riportare il club in Europa a 21 anni dall’ultima volta: nell’Europa League 2014-2015. La corsa si ferma agli ottavi di finale, quando la squadra è battuta dallo Zenit San Pietroburgo con un rigore fallito da Cerci all’ultimo minuto. La seconda volta, nel 2019-2020, va decisamente peggio e il Toro è eliminato agli spareggi dal modesto RNK Spalato.

 

Il futuro del Toro e i rumors su Mediaset

Sono in molti a considerare il Torino una squadra indecifrabile e incompiuta a causa della discontinuità nel gioco e nei risultati, non all’altezza delle sue potenzialità e della sua storia. Quel che è certo, però, è che con Cairo i conti sono in ordine ed è rinato il glorioso Filadelfia, ricostruito nel 2017 e diventato il centro sportivo della prima squadra e della Primavera.

L’obiettivo per il futuro è avviare una seconda squadra per poter sviluppare i talenti del settore giovanile e fare del Filadelfia uno stadio di proprietà. Nel mezzo, ci sono i rumors su Mediaset: gira voce, infatti, che l’editore stia costituendo una cordata per rilevare il Biscione.

Per altro, se rimarrà al comando del Toro per altri due anni, Cairo diventerà il Presidente che ha guidato più a lungo il club granata, superando persino Orfeo Pianelli, il Presidente dello scudetto del 1975-1976 (quello con Radice, Pulici e Graziani) che rimase al timone della società dal 1963 al 1982.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *