Cosa non stiamo facendo per i cambiamenti climatici - Borsa e Finanza

Cosa non stiamo facendo per i cambiamenti climatici

Lotta ai cambiamenti climatici

Il periodo storico che stiamo affrontando è davvero complicato. Prima la pandemia che ha messo in ginocchio l’economia, poi il conflitto russo ucraino che ha aperto le porte a una crisi alimentare, ora la crisi idrica e la siccità, causate anche dalle temperature torride registrate un po’ su tutto il pianeta.

Il nemico silenzioso, al quale l’opinione pubblica non sembra purtroppo dare la giusta importanza, si chiama riscaldamento climatico, global warming in inglese. Su giornali e televisioni sentiamo politici di ogni schieramento dire che “dobbiamo agire” nei confronti di questo problema, ma cosa stiamo facendo (veramente) per risolvere, o quantomeno tamponare, questa situazione?

 

Global Warming: non stiamo facendo abbastanza

A malincuore scopriamo, dalle parole di Ivan Mazzoleni (il CEO di Flowe, il conto 100% digitale di Banca Mediolanum ) che se da un lato esistono iniziative lodevoli da parte di realtà private, comunità e associazioni, gli Stati e la politica in generale stanno facendo ancora troppo poco. Anzi, si fanno dei passi indietro.

È di qualche giorno fa la notizia secondo cui nei primi 6 mesi del 2022 ben 3.988 chilometri quadrati di foresta amazzonica sono andati distrutti, oltre 3 volte la superficie di Roma. È il valore più alto mai registrato per questo periodo, praticamente il triplo del valore registrato nel 2017.

Negli Stati Uniti la corte suprema ha vietato all’EPA (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente) delle centrali elettrichedi regolamentare le emissioni di carbonio nelle centrali elettriche, di fatto lasciando libertà di produzione e di emissione a quest’ultime.

E poi, come ciliegina sulla torta, abbiamo un ritorno all’utilizzo del carbone. La guerra tra Russia e Ucraina e le relative sanzioni alla Russia hanno fatto schizzare al rialzo il prezzo di gas e petrolio, rendendo difficile l’approvvigionamento soprattutto in Europa. Una situazione di precarietà che ha obbligato i governi europei a riattivare le centrali a carbone, ormai inattive da tempo, per evitare di rimanere senza energia.

Definitivamente possiamo affermare di non star facendo abbastanza per un problema che, secondo gli esperti, potrebbe costare davvero caro.

 

Le conseguenze del riscaldamento globale vanno ben oltre l’aumento delle temperature

Il global warming, l’innalzamento delle temperature, non causa solo fenomeni meteorologici estremi ma anche tensioni dal punto di vista sociale. Prendiamo ad esempio la crisi idrica. Mazzoleni ricorre all’etimologia della parola “ruscello” che ha in sé già il concetto di scarsità. Infatti, il termine ruscello deriva dal latino rivus, così come la parola “rivalis” RIVALE, intendendosi persone che concorrono per attingere allo stesso rio. In altre parole, quando una risorsa diventa scarsa si litiga.

Siamo portati a pensare che i conflitti dovuti alla scarsità di acqua siano distanti da noi, relegati agli angoli più lontani del pianeta, ma non è così. Pochi mesi si è creata tensione addirittura tra Veneto e Trentino a causa dell’acqua, visto che il Veneto si è visto inizialmente rifiutare la richiesta di far arrivare più acqua nei suoi territori fatta ai vicini di casa, al fine di supportare l’agricoltura. Quella stessa acqua in Trentino serviva per alimentare le centrali idroelettriche e ovviare alla scarsità di energia dovuta alla crisi russo-ucraina.

Oggi gran parte dei flussi migratori in atto nel mondo sono causati dai cambiamenti climatici. I migranti che dal Sud America cercano di raggiungere gli Usa, le popolazioni che cercano di attraversare il Mediterraneo partendo dalle coste del nord Africa scappano dalla povertà delle loro terre in quanto non hanno cibo sufficiente per vivere e la siccità non è solo questione di un’estate.

Ogni area geografica è un caso a sé, ma alla base, se scaviamo, ci sono sempre i cambiamenti climatici, rafforzati da politiche di sfruttamento dei territori agricoli insostenibili. In un reportage di Silvia Boccardi di Will Media emerge con chiarezza che i cambiamenti climatici da una parte e le colture intensive di palme per l’olio di palma dall’altra, stanno costringendo intere popolazioni a scappare, lasciando un territorio che ogni giorno diventa più arido e sterile.

 

 

Temperature record e crisi idrica: le soluzioni tecnologiche esistono, il problema è la politica

Come mai, nonostante la pressante campagna di informazione dei media sulla drammatica situazione per il clima, ancora non facciamo abbastanza per risolvere la situazione?

Il problema di base è che investire e attuare le soluzioni che già esistono per risolvere il problema, non restituisce un ritorno economico nel breve periodo. In particolare i politici si stanno rivelando miopi davanti a questa situazione. Basti pensare, per esempio, che nel PNNR (Piano nazionale di ripresa e Resilienza) non sono stati stanziati fondi per combattere il cambiamento climatico, come denunciato da Luca Chianca di Report nella puntata del 27/06/2022.

Un altro esempio di miopia delle istituzioni è quello della continua cementificazione, come nel caso dell’ampliamento del nodo autostradale di Bologna di cui si è parlato in questi giorni. Una politica lungimirante dovrebbe puntare a scelte sostenibili nel lungo termine, magari scontentando i cittadini nel breve, piuttosto che attuare una politica accomodante ma che alla fine distrugge il pianeta. La richiesta da parte dei comitati di ricerca sull’ambiente è di passare dal trasporto su gomma al trasporto su rotaia, ma poi ognuno continua a guardare il suo orticello.

 

Irrigazione mirata e gestione delle acque piovane: ecco come risolvere la crisi idrica

Come si può risolvere la crisi idrica? Innanzitutto cominciando a guardare ai numeri: in Italia oltre il 40% dell’acqua viene persa nel terreno a causa dell’obsolescenza delle tubature del sistema di distribuzione nazionale. In un minuto l’Italia perde 6,5 milioni di litri d’acqua a causa di questo problema.

Ma non basta rinnovare le tubature. In primo luogo bisognerebbe cambiare l’approccio che abbiamo con l’acqua. Siamo sempre stati abituati ad averne in abbondanza, purtroppo non è più così. In secondo luogo bisogna sfruttare le tecnologie esistenti: l’irrigazione mirata goccia a goccia nelle coltivazioni, la costruzione di vasche di raccolta sul territorio per il riutilizzo dell’acqua piovana sono solo due esempi.

Il problema è che ci vuole tempo per costruirle ma soprattutto ci vogliono politici che decidano di mettere in atto i provvedimenti per farlo. Dal punto di vista della popolarità è molto più facile allargare una strada risolvendo il problema del traffico subito, piuttosto che investire milioni di euro della collettività in un bacino idrico che, di fatto, non risolve un problema nell’immediato!

 

Flowe e la campagna FRESHBACK: un albero in Guatemale ogni 100 pagamenti degli utenti

Cosa si può fare allora per migliorare la vita del pianeta Terra e combattere i cambiamenti climatici? Partire dai piccoli gesti, come trasformare il pagamento di un caffè con la carta di credito. Lo ha fatto Flowe, che fino al 31 luglio 2022 pianterà un albero in Guatemala ogni 100 pagamenti di tutti gli utenti, fatti con la famosa carta in legno che contraddistingue il visionario progetto 100% online di Banca Mediolanum.

Gli alberi che verranno piantati insieme a zeroCO2 non saranno solo forestali, ma anche da frutto, cosa che aiuterà a sostenere le le comunità locali. Una campagna, quella messa in campo da Flowe nell’estate 2022, che mira ad aiutare una delle popolazioni più colpite dai cambiamenti climatici.

“È con i piccoli gesti, come un pagamento fatto con carte, che le persone possono decidere di avere un impatto positivo sul pianeta” ha detto Ivan Mazzoleni di Flowe ai microfoni di Luca Discacciati di Investire.biz.

Vuoi aderire all’iniziativa? Visita il sito di FLOWE e ricordati di usare il codice promo “FRESHBACK”.

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Redazione

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