Dalle strategie socialmente responsabili agli investimenti a impatto

DALLE STRATEGIE RESPONSABILI AGLI INVESTIMENTI A IMPATTO

investimenti a impatto

Cresce l’importanza dei bisogni finanziari degli investitori in ambito sostenibile: Ubp e gli investimenti a impatto

Befesa, Xylem e Aquafil. Tre società che generano i loro ricavi dalla ricerca di soluzioni alle più grandi sfide del mondo e rappresentano le soluzioni d’investimento maggiormente orientate alla sostenibilità. Per Ubp sono le più esposte in modo univoco a un chiaro percorso di crescita nei prossimi decenni. E quindi, buone soluzioni di investimento orientate alla sostenibilità. La banca privata svizzera, specializzata nella gestione patrimoniale per clienti private e istituzionali, dedica la sua ricerca proprio a opportunità di questo tipo, attraverso un sistema di analisi in collaborazione con il Cambridge Institute for Sustainability Leadership, istituzione pionieristica nel settore che lavora per la costruzione di un’economia sostenibile.


Victoria Leggett, Head of Impact Investing & Portfolio Manager di Ubp

Gli investimenti a impatto

“Si chiamano investimenti a impatto, e rappresentano una delle sottocategorie degli investimenti responsabili e sostenibili” spiega Victoria Leggett, Head of Impact Investing & Portfolio Manager di Ubp. Prima della fine del 2018, questi ultimi ammontavano a circa 31.000 miliardi di dollari. Oggi continuano a crescere a un ritmo più rapido rispetto a qualsiasi altra asset class. Gli investimenti a impatto rappresentano meno del 5% dell’Aum degli investimenti sostenibili, ma stanno crescendo all’impressionante Cagr (il tasso annuo di crescita composto) del 67%. “A differenza delle strategie degli investimenti responsabili -prosegue Victoria Leggett- che si basano sull’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance (Esg), gli investimenti a impatto si contraddistinguono nella misura concreta dei miglioramenti prodotti in termini di sostenibilità, ma la cui variabile regina rimangono i flussi di reddito. Un approccio pienamente responsabile, insomma, non si conclude con il semplice compimento del processo di investimento”.

 

Cosa è e non è “impact”

A titolo di esempio, una società che si occupa di esplorazione in campo petrolifero e offre un ottimo welfare ai dipendenti, con una solida governance e una gestione responsabile della catena di approvvigionamento, rappresenta un candidato ideale “best-in-class” da un punto di vista Esg.  Tuttavia, indipendentemente dalla qualità del lavoro, non si qualificherebbe come un investimento “impact”, perché i suoi ricavi non sono generati con l’intenzione di combattere il riscaldamento globale o l’inquinamento. Il mercato azionario, al contrario, offre diverse gemme con un alto livello impact e un interessante potenziale di rendimento, soprattutto nei settori orientati all’ innovazione: “L’industria alimentare ne è un esempio: i requisiti per un’etichettatura “pulita” e ingredienti più sani negli alimenti sono ormai diffusi e rappresentano una sfida per i produttori tradizionali” continua la top analist di Ubp. Che aggiunge: “Sotto la pressione delle autorità di regolamentazione e dei consumatori, i produttori alimentari devono ripensare i loro processi e rivedere le loro ricette, e non tutti i costi possono essere trasferiti ai loro clienti. Misurare concretamente i miglioramenti prodotti in termini sostenibilità è ciò che contraddistingue l’Impact Investing”.

Le tre proposte di Ubp

Un altro tema prioritario per gli investitori che guardano all’impact è il cambiamento climatico, tematica che si estende ben oltre le aziende che producono energia rinnovabile. “Ci sono profili promettenti tra le aziende che si occupano di sviluppo di nuovi materiali che contribuiscono a ridurre l’impronta ecologica del settore edile” prosegue Victoria Leggett, che suggerisce tre titoli azionari. Come detto, il primo è Befesa, sul mercato tedesco: leader mondiale nel riciclaggio di polvere d’acciaio grazie al recupero delle discariche pericolose, evitando l’estrazione di metalli grezzi riesce a  riciclare 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi all’anno. La seconda società da seguire è Xylem, fornitore americano di tecnologie dell’acqua, utilizza proprio le tecnologie smart per testare, trattare e incrementare l’efficienza. Infine, Aquafil Global (nella foto sotto l’andamento dei titolo nella giornata di oggi): è uno dei principali attori, in Italia e nel mondo, nella produzione di fibre sintentiche, Dal 2010 la società ha recuperato 20.000 tonnellate di reti da pesca dagli oceani. Ogni 10.000 tonnellate di Econyl consente di riparmiare 70.000 barili di petrolio ed evita 57.000 tonnellate di emissioni di CO2.

Grafico Aquafil by Trading View

Un solo pianeta, ma produciamo per tre

L’attuale stile di vita richiederà l’equivalente di tre pianeti terra entro il 2050. Il tema della sostenibilità è diventato uno dei più sentiti in quest’ultimo periodo. Abbiamo un solo pianeta e le sue risorse sono sempre più limitate. Ogni anno perdiamo 13 milioni di ettari di foresta a causa della deforestazione. L’80% delle acque reflue viene immesso in fiumi e mari senza essere stato sanificato. Molti bisogni di base, come servizi igienico sanitari adeguati, una buona educazione e un regime alimentare salutare, non sono accessibili alla maggioranza della popolazione mondiale e l’aggravarsi della disuguaglianza sociale (salari stagnati vs QE che ha portato a una forte crescita) alimenta una forte instabilità politica.

Cosa sta facendo l’Onu

Ecco perché le Nazioni Unite hanno preso coscienza della portata della sfida e nel 2015 hanno introdotto i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals SDG), una roadmap per supportare i settori pubblico e privato nella lotta alle sfide più urgenti per la comunità internazionale. Questo impegno comporterà una spesa annua stimata che va dai 5.000 ai 7.000 miliardi di dollari, di cui la maggior parte da capitali privati. I paesi in via di sviluppo costituiscono almeno il 64% del fabbisogno totale degli investimenti (3.300/4.500 miliardi di dollari) e l’Africa la metà. Le risorse necessarie rappresentano il 7/10% del Pil globale e il 25/40% degli investimenti globali annuali. Oggi i flussi pubblici sono pari a 1.600 miliardi di dollari, mentre quelli privati corrispondono a 1.900 miliardi di dollari.

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