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Daniel Levy, chi è e che cosa fa il chairman del Tottenham

L'esterno del Tottenham Hotspur Stadium

Dopo aver toccato il fondo con l’addio di Antonio Conte e le disastrose esperienze di Cristian Stellini e Ryan Mason, per rilanciare il Tottenham il chairman Daniel Levy e il CFO Scott Munn (ex CEO del City Football Group), in collaborazione con l’ex direttore generale Fabio Paratici, hanno scelto il carismatico allenatore australiano di origini greche Ange Postecoglou, un manager che non aveva mai allenato in uno dei cinque principali campionati di calcio europei. Una decisione coraggiosa quella del contestatissimo capo degli Spurs. Ma chi è Levy e com’è arrivato a ricoprire quest’incarico così delicato?

 

Chi è Daniel Levy, il chairman del Tottenham

Classe 1962, nato nell’Essex da genitori ebrei, Levy è tifoso del Tottenham sin da piccolo. È il padre Barry, proprietario del rivenditore di moda Mr Byrite, a fargli scorrere il sangue Hotspur nelle vene. Laureato con lode in Economia indirizzo Land Economy al Sidney Sussex College di Cambridge, a poco più di vent’anni entra nell’attività di famiglia prima di specializzarsi nel settore di costruzione e sviluppo immobiliare. In poco tempo indirizza la sua carriera nell’investment banking e si specializza nel private equity.

Nel 1997, insieme all’influente tycoon Joe Lewis, Levy fonda ENIC Group, holding che opera tra sport, media, entertainment, viaggi e turismo e di cui diventa managing director nel 1995. Sposato con l’ex assistente personale Tracy Dixon e padre di quattro figli, Levy è il volto pubblico di ENIC, di cui detiene una quota del 29,88%. Tra le altre società in cui ha investito il gruppo spiccano Autonomy, Warner Bros. Studio Stores, 365 Media Group e il complesso di Church Street Station. Il cammino di sviluppo di ENIC è segnato dal calcio. La holding acquisisce partecipazioni in cinque squadre europee (Glasgow Rangers, Slavia Praga, AEK Atene, Vicenza e Basilea) ed incrementa la propria partecipazione nel Tottenham dall’iniziale 30% all’attuale 86,58%.

 

A quanto ammonta il suo patrimonio

Il patrimonio di Daniel Levy è stimato in 500 milioni di sterline. Nel 2022 il Telegraph rivela che il manager percepisce dal Tottenham uno stipendio di 3,26 milioni come presidente, con un aumento di 500.000 sterline rispetto all’anno precedente. Una cifra nettamente inferiore ai 7 milioni intascati nel 2018, in piena epoca pre-Covid.

Nel 2019 Levy riceve dal club un bonus di 3 milioni di sterline per aver supervisionato la costruzione del Tottenham Hotspur Stadium, l’impianto che ha sostituito lo storico White Hart Lane. Soltanto nel 2020 il chairman fa la sua prima apparizione nella classifica delle persone più ricche del Regno Unito stilata dal Sunday Times: nel 2023 si piazza al 286esimo posto.

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Dopo un fallimentare tentativo di scalata ai vertici del Tottenham nel 1998, Daniel Levy diventa ufficialmente chairman degli Spurs nel febbraio 2001, quando prende il posto di Alan Sugar. Sin da subito si afferma come uno degli amministratori più attenti e rispettati del calcio inglese. Il club che dirige ogni giorno nei suoi uffici nel nord di Londra cresce in maniera esponenziale fino a vantare uno degli stadi migliori al mondo, strutture di allenamento all’avanguardia e una squadra di vertice della Premier costruita con budget modesti.

Levy evita i riflettori: preferisce lavorare incessantemente dietro le quinte. Ha la fama di negoziatore infallibile e sono poche le sue apparizioni pubbliche o ad eventi mondani. “C’è una discrepanza tra le aspettative dei tifosi sulle uscite e il calciomercato e quanto i club possono effettivamente permettersi di spendere”, racconta in una delle sue rare interviste concessa all’Evening Standard.

 

Quanto ha investito ENIC Group negli Spurs

Nel 2000 il gruppo acquisisce il 27% delle azioni da Alan Sugar per 22 milioni di sterline. Due anni dopo, la holding porta le quote al 29,9% e nel 2007 aumenta in modo sostanziale la partecipazione azionaria fino all’85,55% per 25 milioni di sterline. Levy si segnala per una gestione agile e snella del club rispetto alle altre big della Premier e per il profitto record di 113 milioni di sterline fatto segnare nella stagione 2017-2018. I colleghi dicono che trattare con lui è un affare davvero complicato.

Nella classifica delle squadre di calcio che valgono di più al mondo stilata nel 2023 da Forbes, il Tottenham strappa un lusinghiero decimo posto (meglio di Arsenal, Borussia Dortmund, Juventus, Milan e Inter) con un valore stimato di 2,8 miliardi di dollari. Gli Spurs targati Levy sono una società che attira partner importanti (Nike, AIA, Autonomy, Cinch, Getir), spende poco e incassa molto. Stando ai dati di Transfermarkt, l’acquisto record dal 2001 ad oggi è quello del centrocampista francese Tanguy Ndombélé, preso dal Lione per 62 milioni.

Il Tottenham è famoso per le sue plusvalenze e cessioni record. Le più corpose sono quelle di Gareth Bale e Luka Modric al Real Madrid (rispettivamente 101 e 35 milioni), Henry Kane al Bayern Monaco (95 milioni), Kyle Walker al Manchester City (53 milioni) e Dimitar Berbatov al Manchester United per 38 milioni. Una strategia che ha spesso inviso Levy alla Yid Army: i tifosi accusano il boss del club londinese di una gestione frenetica e confusionaria.

Eppure, al Tottenham di Levy – ufficialmente il presidente che ha diretto più a lungo il club – si deve la costruzione del Tottenham Hotspur Stadium, quello considerato da più parti come il miglior stadio al mondo. Un impianto di proprietà senza eguali, progettato dal prestigioso studio Populous, aperto nel 2019 con una capienza di 62.850 posti e concepito non solo per il calcio. Il costo complessivo dell’operazione è di 1,2 miliardi di sterline, ma che genera ricavi da oltre 120 milioni a stagione.

 

I risultati sportivi nel corso della sua presidenza

Prima o poi crolla, gli manca sempre qualcosa, non arriva mai fino in fondo: è quello che si dice in Premier League del Tottenham. Una big che non sa centrare il suo obiettivo. Che sia il campionato (l’ultimo vinto risale alla stagione 1960-1961) o un titolo europeo, in questo caso la seconda Coppa Uefa del 1984. La gestione Levy non segna un cambio di rotta, ma almeno fa arrivare la squadra ad un passo dal risultato. Dal 2001 ad oggi, il numero uno degli Spurs centra una League Cup nel 2008 (2-1 in finale ai supplementari contro i rivali del Chelsea), un secondo posto in Premier nel 2016-2017 e soprattutto una clamorosa finale di Champions League nel 2018-2019, persa per 2-0 contro il Liverpool.

In oltre vent’anni di leadership, Levy cambia una quindicina di allenatori. Harry Redknapp e Mauricio Pochettino sono i manager che durano di più e ottengono i migliori risultati, soprattutto l’argentino che a North London si fa amare dai tifosi grazie ad un gioco spregiudicato ed efficace. La storica finale di Champions al Wanda Metropolitano di Madrid è la prima finalissima nel massimo torneo europeo per club nella storia degli Spurs. Il rapporto tra la società e lo sceriffo di Murphy si interrompe nel 2019 con un avvio di stagione difficile e un doloroso esonero. Bruciati José Mourinho, Nuno Espírito Santo e Antonio Conte, ora tocca ad Ange Postecoglou. L’aussie di Atene è una leggenda in patria: grazie ad un avvio folgorante, Big Ange è la scommessa della dirigenza per cambiare davvero presente e futuro.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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