Energia, le famiglie italiane pagano più dell’industria: il decreto bollette basterà?

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La transizione verde europea passa dall’elettricità, ma il conto oggi lo pagano soprattutto le famiglie. Un riquadro della Bce sui prezzi della luce mostra che, mentre l’Unione punta ad aumentare la quota di elettricità nei consumi energetici dal 23% del 2024 al 32% entro il 2030, tra il 2015 e il 2023 la domanda nell’area euro è scesa del 6,3% e i prezzi sono rimasti su livelli elevati dopo la crisi del 2021-22. In media, le famiglie pagano circa il doppio per chilowattora rispetto alle industrie più energivore e l’Italia è tra i Paesi dove il divario è più marcato.

Su questo quadro si innesta il nuovo decreto bollette varato dal governo, che rafforza i bonus sociali, rimodula oneri e Irap per il settore energia, in attesa di verificare gli effetti sulle bollette nel primo anno di pieno mercato libero.

 

In questo articolo:

 

  • Bce: il divario nei conti luce tra famiglie e grandi imprese
  • Elettricità, anche in Italia la bolletta è sempre più pesante
  • Bollette, cosa prevede il nuovo decreto del governo

 

Bce: il divario nei conti luce tra famiglie e grandi imprese

Secondo l’analisi dell’Eurotower, la bolletta elettrica degli utenti finali può essere scomposta in quattro componenti: costi di energia e fornitura, costi di rete, Iva e altre imposte. Nel 2024, per le famiglie dell’area euro i costi di energia e fornitura rappresentavano circa il 50% della bolletta, per le industrie ad alta intensità energetica il 63%. I costi di rete pesavano per il 27% sulle bollette domestiche e per il 12% su quelle delle imprese energivore; l’Iva incideva per circa il 14% in entrambe le categorie, mentre le altre imposte e i regimi tariffari specifici per Paese valevano poco più del 10%.

Su questa struttura si innestano differenze significative. In media, le famiglie dell’area euro pagano circa il doppio per chilowattora rispetto alle industrie ad alta intensità energetica. In Francia e nei Paesi Bassi il divario è più contenuto, con prezzi domestici rispettivamente superiori di circa il 64% e del 20% rispetto a quelli delle industrie energivore. In Germania, Spagna e Italia il differenziale arriva invece intorno al 100%. Tra il 2019 e il 2024 i prezzi dell’elettricità sono aumentati di circa il 53% per le industrie ad alta intensità energetica e di circa il 33% per le famiglie, a fronte di un calo dei consumi del 14,5% per le prime e dell’1,5% per le seconde. Il livello dei prezzi è influenzato anche dal mix di generazione e dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets). I Paesi che fanno maggiore affidamento su combustibili fossili importati tendono ad avere prezzi più elevati, mentre quelli con una produzione a minore intensità di carbonio (come la Francia, che utilizza in larga misura il nucleare) risentono meno dei costi Ets. Dove l’intensità di carbonio è più alta, la componente Ets può arrivare a pesare fino al 9% sul prezzo dell’elettricità, quota relativamente più rilevante per le aziende ad alto consumo di energia.

 

I prezzi annuali dell'elettricità per le famiglie e le imprese energivore. Dati in euro/kwh. Legenda: nero, area euro; giallo, Germania; Spagna, rosso; Francia, verde; Italia, azzurro; Olanda, blu. Fonte: elaborazioni Eurostat e Bce.
I prezzi annuali dell’elettricità per le famiglie e le imprese energivore. Dati in euro/kwh. Legenda: nero, area euro; giallo, Germania; Spagna, rosso; Francia, verde; Italia, azzurro; Olanda, blu. Fonte: elaborazioni Eurostat e Bce.

Elettricità, anche in Italia la bolletta è sempre più pesante

Nel quadro tracciato dalla Bce, l’Italia si colloca tra i Paesi in cui il prezzo dell’elettricità per le famiglie risulta circa doppio rispetto a quello applicato alle industrie ad alta intensità energetica. Su questo rapporto incide una caratteristica strutturale del sistema energetico nazionale: la forte dipendenza dai combustibili fossili importati, con il gas che resta una fonte centrale del mix di generazione. Il gas presenta costi marginali più elevati rispetto al nucleare o a molte tecnologie rinnovabili e trasferisce rapidamente sulle bollette le tensioni dei mercati internazionali, come avvenuto nelle crisi energetiche degli ultimi anni. Nel tempo sono stati costruiti meccanismi che alleggeriscono il costo dell’energia per le grandi imprese energivore, attraverso tariffe di rete ridotte e trattamenti specifici sugli oneri. Il risultato è un quadro in cui le famiglie italiane sostengono un prezzo medio per chilowattora sensibilmente più alto rispetto all’industria pesante, pur avendo ridotto i consumi in misura più limitata. La bolletta elettrica entra così in un’area di attenzione non solo economica ma anche sociale, in una fase in cui i bilanci domestici risentono ancora dell’aumento generalizzato dei prezzi.

A questo si aggiunge il cambiamento regolatorio sul mercato retail. Dal 1° gennaio 2024 è terminato il servizio di maggior tutela per le forniture elettriche domestiche e il mercato italiano è passato integralmente al regime di mercato libero. I dati utilizzati dalla Bce si fermano al 2024 e fotografano quindi la fase di transizione, mentre le serie complete sulle bollette delle famiglie nel nuovo assetto regolatorio saranno disponibili nei prossimi esercizi.

 

Bollette, cosa prevede il nuovo decreto del governo

Sul fronte interno, il governo è intervenuto con il decreto bollette approvato dal Consiglio dei ministri il 18 febbraio 2026, illustrato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento, del valore complessivo di circa 5 miliardi, agisce sia sul lato del sostegno diretto alle famiglie sia sulla struttura dei costi per le imprese. Per i nuclei a basso reddito è stato rafforzato il bonus luce: il contributo integrativo sale dai precedenti 90 euro a 115 euro e, sommato al bonus sociale strutturale da 200 euro, porta il sostegno complessivo a 315 euro per il 2016. Ne beneficiano circa 4,5 milioni di famiglie con Isee fino a 9.796 euro, soglia che viene elevata a 20 mila euro in presenza di almeno quattro figli. Per le imprese il decreto estende la rimodulazione degli oneri di sistema alle utenze non domestiche con potenza impegnata inferiore a 16,5 kW, includendo così anche una vasta platea di piccole attività come carrozzerie, parrucchieri e lavanderie. È confermata inoltre la modifica alla formazione del prezzo sul mercato dell’energia elettrica prodotta con centrali a gas, con lo scorporo a monte del costo dei diritti Ets dalla componente utilizzata per determinare il prezzo dell’energia, misura sulla quale è previsto il confronto con la Commissione europea.

Per finanziare l’intervento viene aumentata di due punti percentuali l’Irap per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2025 e al 31 dicembre 2026 per i soggetti che operano prevalentemente in specifiche attività individuate da codici Ateco del comparto energetico. Le maggiori entrate, stimate in 431,5 milioni nel 2026, 501,1 milioni nel 2027 e 68,4 milioni nel 2028, sono destinate alla riduzione della componente Asos (oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili ed alla cogenerazione) relativa al sostegno delle energie rinnovabili e della cogenerazione sulle utenze non domestiche. 

Sul provvedimento, accolto con favore dalla maggior parte delle associazioni di categoria, con Confindustria in testa, si distingue la posizione della Lombardia, regione che da sola vale quasi un quinto della produzione elettrica nazionale. L’assessore regionale all’Energia, Massimo Sertori, in un’intervista al Corriere esprime forte scetticismo: a suo giudizio lo “sconto” sugli Ets rischia di scaricarsi sui consumatori finali e, in ogni caso, il nuovo meccanismo (ammesso che ottenga il via libera di Bruxelles) entrerebbe a regime solo dal prossimo anno, mentre per i produttori l’aggravio Irap è immediato, come mostra la reazione in Borsa con i principali titoli del settore in calo. Sullo sfondo c’è anche il possibile impatto sull’intesa tra Regione Lombardia e i grandi produttori, in particolare A2A ed Edison, che in cambio della proroga delle concessioni si erano impegnati a fornire fino al 15% dell’energia prodotta a prezzo scontato alle imprese energivore: con le nuove regole, queste aziende potrebbero trovare il decreto bollette meno conveniente rispetto all’accordo regionale.

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Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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