Il 9 febbraio scorso First Solutions, società di advisory specializzata nella fornitura di soluzioni di investimento, ha lanciato l’FS AI Global Equity Index. Il benchmark è la base di un AMC (actively managed certificate) emesso da Vontobel e identificato dal codice ISIN DE000VM8QU38, di cui First Solutions è index sponsor. Da allora, l’indice ha realizzato una perfomance positiva del 28%, quasi il doppio di quanto fatto nello stesso periodo dall’S&P500. Borsa&Finanza ha chiesto a Riccardo Frascà, amministratore delegato e cofondatore di First Solutions e ad Antonio Trinca, managing partner, di spiegare il funzionamento del prodotto e le ragioni dell’ottima performance.
Vi aspettavate una performance così elevata?
Risponde Riccardo Frascà: “Il nostro obiettivo iniziale era costruire un portafoglio che potesse offrire, su un orizzonte di tre anni, del valore aggiunto rispetto a un investimento nell’indice S&P500. In questo momento la nostra scommessa è assolutamente vincente”.
Ma è sostenibile?
RF: “Se guardiamo al parametro più comune che viene utilizzato nell’analisi degli investimenti azionari, ovvero il rapporto prezzo/utili, attualmente il portafoglio si trova a quota 16/17. Il mercato di riferimento, ovvero l’S&P500, scambia a oltre 30 volte gli utili. Questo significa che il nostro indice è più sostenibile dal punto di vista del prezzo delle azioni. Certo, il mercato in generale a queste quotazioni potrebbe essere esposto a delle correzioni”.
Come in aprile e in luglio. Come si è comportato il vostro indice in quei frangenti?
Risponde Antonio Trinca: “Teniamo conto del fatto che il lancio risale a febbraio ma nel corso dei primi mesi siamo stati impegnati nella costruzione del portafoglio. Comunque ci siamo resi conto subito della presenza di una volatilità più elevata nei mercati e recentemente abbiamo deciso di utilizzare i future per coprire alcune posizioni al fine di abbassarla e avere performance più lineari”.
A settembre invece c’è stata una vera e propria impennata. A cosa è stata dovuta?
RF: “I titoli che avevamo in portafoglio hanno mediamente sovraperformato. Uno dei concetti alla base dell’indice è che bisogna avere il coraggio di lasciar andare i cavalli vincenti finché corrono. Il nostro modello cerca società con fondamentali molto solidi e con rapporti prezzo/utili interessanti. In alcuni casi abbiamo inserito in portafoglio azioni che in precedenza avevano guadagnato il 60% o il 100% ma la cui performance è poi arrivata al +300/+400%. Tanti altri gestori non lo avrebbero fatto o avrebbero ridotto le relative posizioni in portafoglio. All’opposto, in alcuni casi abbiamo inserito azioni che per i primi 4 mesi non hanno reso nulla e poi sono partite al rialzo”.
Fortuna?
RF: “Al momento direi che abbiamo un positivo riscontro che il modello di selezione titoli funziona bene”.
Che cosa lo fa funzionare bene?
AT: “Il modello di selezione, che sfrutta l’intelligenza artificiale ma non esclude la discrezionalità umana. Il processo inizia da un universo di 5.000 società nordamericane (Canada e Stati Uniti n.d.r.) che hanno una capitalizzazione di almeno 500 milioni di dollari e un volume di scambi giornaliero di almeno 10 milioni di dollari. Su questo universo lavora la nostra intelligenza artificiale, che utilizza un modello quantitativo ispirato alla metodologia di Piotrosky, basato su ampi set di dati. L’analisi viene condotta su una serie di nove parametri di analisi fondamentale e di redditività. Sono previste anche delle variabili indipendenti come il capex, le stime di crescita future, l’analisi di momentum, le stime di crescita degli analisti, la coerenza dei dividendi, gli investimenti in ricerca e sviluppo, la governance, la composizione del management. Alla fine rimangono da 30 a 50 società sulle quali viene eseguita un’ulteriore analisi sui dati finanziari. L’obiettivo è distillare due o tre azioni da inserire in portafoglio ogni mese”.
Da quante azioni è composto l’indice?
AT: “Il portafoglio ad oggi è composto da una quarantina di azioni. Ogni mese valutiamo se inserire o togliere nuove società. Possiamo decidere anche di non apportare cambiamenti. In questo abbiamo un’assoluta discrezionalità. L’indice viene continuamente monitorato. È importante sottolineare che si tratta di un portafoglio buy&hold, costituito da azioni di società su cui c’è una convinzione importante”.
RF: “Aggiungerei che si tratta di un portafoglio molto diversificato. L’esposizione alla tecnologia, per esempio, non raggiunge il 20%. Al suo interno possiamo trovare anche tante società della cosiddetta old economy che sfuggono all’attenzione del mercato. Come per esempio Royal Caribbean, nel settore delle crociere, che ha realizzato una performance del +70% dall’acquisto, o Abercrombie, su cui pochi avrebbero puntato ma che è salita del 140%. Il vantaggio del modello che c’è dietro al portafoglio è che permette di selezionare anche società storiche. Inoltre è adattabile al contesto. Non si tratta infatti di un modello quantitativo automatico, che magari funziona per un po’ di tempo ma poi si inceppa. Abbiamo la possibilità di adattarlo cambiando le variabili indipendenti, per esempio, o valutando il momentum. Sono solo due esempi di come il fattore umano può intervenire su una base selezionata dall’intelligenza artificiale, la sola che possa analizzare un database di informazioni di ingenti dimensioni”.










