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Franco svizzero: ecco perché il dominio sulle altre valute potrebbe finire

Franco svizzero: ecco perché il dominio sulle altre valute potrebbe finire

Il franco svizzero è  sempre stata una valuta particolare e per certi aspetti controversa. Considerata un asset rifugio, la moneta elvetica tende a rafforzarsi in scenari di tensione economica, finanziaria e geopolitica. A volte però gli investitori rimangono disorientati davanti alla politica monetaria della Swiss National Bank, che osserva da vicino i movimenti del franco e spesso agisce in maniera imprevedibile.

Dopo l’attacco di Hamas nei confronti di Israele lo scorso 7 ottobre, il franco svizzero si è irrobustito fino a raggiungere nuovi massimi storici, riflettendo il suo status di porto sicuro nei mercati valutari in tempi di grande turbolenza. L’EUR/CHF è sceso fino a 0,9417, al di sotto del supporto 0,9420 del settembre 2022 e livello che non si vedeva da gennaio 2015, quando la Banca centrale svizzera annuncio che non avrebbe più difeso la soglia limite di 1,20 che solo poche settimane prima aveva confermato.

È chiaro che il rischio di una espansione del conflitto in Medio Oriente abbia messo all’erta gli investitori che ora si allontanano dalle attività con maggiore rischio. La domanda che molti si pongono è se il franco svizzero sia in condizione di rafforzarsi ulteriormente e cosa potrebbe succedere se la minaccia di una guerra di più ampia portata dovesse ridimensionarsi.

 

Franco svizzero: 2 fattori che potrebbero indebolirlo

Per dare una risposta alla domanda è necessario analizzare il comportamento della Banca nazionale svizzera. A giugno del 2022 l’istituto guidato da Thomas Jordan ha iniziato una politica volta a far apprezzare il franco, affinché in Svizzera venisse ridotto il rischio di importare inflazione. Come conseguenza il franco svizzero ha guadagnato posizioni sull’euro e sul dollaro USA. La SNB ha raggiunto il suo obiettivo, visto che l’inflazione svizzera è tornata sotto il target del 2%.

Ma cosa ha fatto realmente la SNB per sostenere la valuta domestica? In pratica, ha utilizzato le riserve valutarie costituite nel decennio precedente spendendo oltre 100 miliardi di franchi. Nella riunione del mese scorso, la SNB ha mantenuto fermo il tasso sui depositi all’1,75%, indicando che sarebbe rimasto a quel livello a lungo. Nel contempo ha sottolineato che l’inflazione complessiva è stata generata quasi interamente a livello nazionale. Se ne deduce che la componente valutaria sul carovita sia stata eliminata e quindi la Banca centrale svizzera non ha più motivo per continuare a sostenere il franco per dissipare i rischi inflazionistici. Inoltre l’autorità monetaria ha bisogno di riequilibrare le riserve valutarie che ha utilizzato in enorme quantità nell’ultimo anno e mezzo. Giocoforza, una volta che la paura per i rischi geopolitici si sarà attenuata, non è escluso che gli investitori tornino a vendere franchi.

C’è anche un altro fattore che potrebbe segnare la fine del dominio del franco, ossia il differenziale dei tassi d’interesse. Negli ultimi mesi il divario con i tassi degli altri paesi si è ampliato. Da sempre il franco è stata una valuta utilizzata per operazioni di carry trade. In sostanza i trader si finanziano con valute a basso rendimento come il franco per acquistare monete a rendimento più elevato come, in questo momento, il dollaro USA o l’euro. Ne consegue che, una volta ristabilita una certa serenità sui mercati finanziari, il carry trade potrebbe tornare in auge .Il franco svizzero avrebbe tutte le caratteristiche necessarie per svolgere il ruolo di moneta di finanziamento, ossia (in Svizzera): inflazione bassa e in calo, tassi d’interesse stabili e surplus delle partite correnti.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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