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FTSE Mib: cosa aspettarsi per il 2023?

Un'immagine di Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana a Milano

Cosa resterà di questo anno 2022? Pochi ricordi positivi, almeno per quanto riguarda l’andamento dei mercati finanziari e, in particolare del FTSE Mib. L’indice delle blue chip quotate in Borsa Italiana ha fatto peggio degli altri pari grado europei. L’Italia rimane uno dei punti deboli dell’Eurozona e in un anno funestato da un’invasione alle porte dell’Europa – quella operata dalla Russia ai danni dell’Ucraina – da un’inflazione in doppia cifra e relativo inseguimento delle Banche centrali mediante rialzo dei tassi di interesse e dalla crisi energetica, lo ha dimostrato una volta di più.

 

I numeri del FTSE Mib nel 2022

Alcuni numeri – i valori fanno riferimento all’apertura di seduta del 30 dicembre 2022 – oltre al quadro grafico inserito più in basso in pagina, sono utili a disegnare l’andamento dell’indice FTSE Mib nel corso dell’anno. Il principale è la performance da inizio anno: -12,48%, la peggiore tra gli altri principali indici europei. Il Dax ha perso poco meno dell’indice italiano mentre decisamente meglio hanno fatto il Cac40, che ha perso poco più dell’8%, e l’Ibex spagnolo che è arretrato di poco più del 5%. Una prima osservazione può essere fatta sulla base di queste percentuali: il settore bancario, che pure è stato favorito dal rialzo dei tassi di interesse, non è riuscito a mascherare gli effetti della crisi energetica. Il blocco dei gasdotti che dalla Russia rifornivano l’Europa ha impattato soprattutto i paesi che più ne erano dipendenti, l’Italia e la Germania. Gli indici FTSE Mib e Dax dicono esattamente questo.

Un secondo numero importante sono i massimi pluriennali del 5 gennaio 2022 a 28.212,68 punti, quota mancante dal settembre 2008. Proprio nel momento in cui l’azionario italiano era riuscito a tornare ai livelli precedenti la crisi finanziaria (l’unico a non averlo ancora fatto), inflazione e guerra Russia-Ucraina hanno rovinato tutto. Notevole, in particolare, l’accelerazione seguita all’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio scorso. Il FTSE Mib ha perso il 18% in meno di due settimane.

Ultima osservazione da evidenziare: dai minimi del 13 ottobre è iniziato un rally che in un mese ha portato un guadagno del 22%. Il movimento si è interrotto ma rimane importante e segnala due cose. In primo luogo che il mercato considera il peggio dietro le spalle. In secondo luogo che esistono i presupposti per un recupero nel corso del 2023, principalmente nella seconda parte come si attendono molti analisti.

 

I presupposti per il 2023

Tra i fattori che potrebbero dare una spinta positiva all’andamento dell’indice FTSE Mib nel 2023 non c’è la possibilità che la guerra Russia-Ucraina termini o che si giunga a una tregua. È bene chiarirlo subito, al momento lo scenario non permette simili ipotesi ma la prevedibilità di un evento come uno scontro armato è praticamente impossibile. C’è invece la consapevolezza che il picco dell’inflazione sia, se non superato, perlomeno molto vicino. La recessione in corso dal quarto trimestre del 2022 e che si estenderà a tutta la prima parte del 2023, aiuterà i prezzi a rientrare. Così come d’aiuto è la discesa dei prezzi delle materie prime energetiche, in particolare il gas naturale.

Un altro fattore, strettamente legato all’andamento dei prezzi al consumo, è la politica monetaria delle Banche centrali. La postura restrittiva ribadita in diverse occasioni dai banchieri centrali dei paesi del Nord Europa – tra questi Klas Knot dei Paesi Bassi e Isabel Schnabel della Bundesbank – è quella dominante in questo momento. È una questione di credibilità: la Bce non può mostrarsi lassista ma deve mantenersi rigida il più a lungo possibile. L’inflazione non è ancora domata. I tassi di interesse, attualmente al 2,5%, sono destinati a salire ancora verso il 3,25-3,5%. I mercati, che fino all’ultima riunione della Bce si attendevano un atterraggio in area 3-3,25% hanno scontato la correzione nelle ultime due settimane. Difficile che si vada più in su del 3,5%, con una pausa nei rialzi che potrebbe arrivare a partire dalla terza riunione dell’anno, prevista il 29 marzo. Con uno scenario di inflazione finalmente sotto controllo e recessione contenuta, il FTSE Mib potrebbe tornare a essere favorito dalla presenza in forze del settore bancario, che può lucrare margini di interesse più elevati sulla sua operatività.

Infine, il rientro dei prezzi dell’energia con la stabilizzazione del mercato dopo l’emergenza, ridarebbe fiato all’industria italiana e ai consumatori, aggiungendo un ulteriore ragione per sperare in un 2023 di recupero. Positiva è anche la riapertura della Cina che nemmeno il nuovo picco di diffusione dei contagi sembra poter fermare.

 

L’analisi tecnica e le strategie operative sul FTSE Mib

Il rally messo a segno dai minimi del 13 ottobre scorso a 20.191 punti è stato messo in stand-by a metà novembre. È seguita una fase di maggiore incertezza, con un trend leggermente discendente che non ha però compromesso le basi del rialzo dai minimi citati. In particolare, il FTSE Mib ha recuperato e si trova tuttora sopra le medie mobili a 55 e 200 giorni, rispettivamente transitanti a 23.590 e 22.997 punti. Medie che peraltro hanno messo a segno un incrocio rialzista il 14 dicembre.
Il rilancio del rally di metà ottobre arriverebbe con la rottura al rialzo di 24.920/25.000 punti. L’obiettivo successivo sarebbero i 25.500 punti di fine marzo 2022. Già il superamento di quota 24.200 punti potrebbe essere sfruttato per operazioni long con target area 24.920.
Al ribasso, al momento il FTSE Mib è schermato da diversi supporti. Le due medie mobili citate prima e i minimi del 20 dicembre a 23.353. Solo la caduta al di sotto dei 23.000 punti, tuttavia, darebbe un nuovo segnale ribassista con primo obiettivo in area 22.500.

Il grafico del Ftse Mib aggiornato alla fine del 2022
Il grafico del Ftse Mib – Fonte: IG

 

FTSE Mib: le strategie operative con i Certificati Turbo24 di IG

Per quanto riguarda l’operatività, si potrebbero valutare strategie long da 24.192 punti con target a 24.680. Lo stop loss potrebbe essere posizionato a 23.700 punti. Per questo tipo di operatività può essere utilizzato un Certificato Turbo24 di IG con facoltà long sull’indice FTSE Mib che abbia il livello di Knock-Out (KO) inferiore alla zona scelta per lo stop loss indicato.

Nel dettaglio, il Certificato Turbo24 Long con ISIN DE000A23NVR0 propone un livello di KO a 16.593,58246 punti e leva 4. Per trovare la corretta size di ingresso a mercato, ricordiamo di controllare il moltiplicatore, sotto la voce info. L’ammontare massimo che si potrà perdere non supererà in ogni caso l’investimento iniziale: perché ciò accada le quotazioni del FTSE Mib dovranno raggiungere il livello di KO del Certificato.

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