Grano: quotazioni ai massimi da 10 anni, ecco effetti su inflazione

Grano: quotazioni ai massimi da 10 anni, ecco effetti su inflazione

Grano: quotazioni ai massimi da 10 anni, ecco effetti su inflazione

I prezzi del grano sono balzati al massimo da 10 anni sul mercato delle materie prime a causa della guerra Russia-Ucraina. E ci sono tutte le condizioni perché le quotazioni continuino a salire nei prossimi mesi. Le forniture avevano già avuto una battuta d’arresto con lo scarso raccolto e la carenza generale di manodopera. Adesso quanto sta succedendo nell’Est Europa contribuisce ad appesantire una situazione molto seria. 

Russia e Ucraina insieme costituiscono il 25% del commercio mondiale di grano. Le sanzioni attuate dall’Occidente nei confronti di Mosca hanno mandato letteralmente in subbuglio i mercati. Mentre per quanto riguarda l’Ucraina, i porti sono rimasti bloccati per via dell’invasione e dei bombardamenti. Ad esempio aziende come Bunge Ltd. e Archer-Daniels-Midland Co. hanno dovuto chiudere le strutture, mentre una grande società agroalimentare ucraina come Kernel Holding SA ha affermato che gran parte dei suoi dipendenti sono dovuti partire per combattere nell’esercito e quindi l’attività è rimasta ingessata. 

Con i trasporti e la logistica nel caos e i cittadini arruolati nell’esercito, la logica conseguenza è stata un crollo delle forniture e un’impennata dei prezzi. Il problema è che non si sa per quanto tempo questo possa durare e ciò solleva preoccupazioni negli investitori, che si aspettano ancora carenze di offerta e un rally sostenuto. Tuttavia, i contratti future per il 2023 sono tutti in forte calo, il che significa che i trader non si aspettano un conflitto duraturo.

 

Inflazione: con i prezzi del grano alle stelle, preoccupazione in Nord Africa

L’effetto di questa situazione è ovviamente un’inflazione alimentare che già ha raggiunto livelli importanti in ogni parte del mondo, con riferimento in questo caso a prodotti come farina, pasta e pane. Un Paese che sicuramente sarà più coinvolto di altri è l’Egitto, che rappresenta il più grande acquirente mondiale di grano. Nel 2020 Russia e Ucraina hanno costituito circa l’86% delle importazioni della materia prima nella Regione nordafricana. Le spedizioni dal Mar Nero sono quindi di vitale importanza e, secondo alcune stime, le scorte egiziane di grano sono sufficienti ancora per 4 mesi. 

Il Ministro dell’approvvigionamento Aly El-Moselhy ha riferito che dall’anno scorso il prezzo medio del grano importato è passato da 250 a 350 dollari la tonnellata, mentre il budget per questo anno fiscale si basa su 255 dollari. Questo significa che il deficit di bilancio verrebbe messo seriamente sotto pressione. Il punto è che tutto ciò fa lievitare i prezzi del pane, considerato in Paesi come Egitto e Marocco basilare per la propria educazione alimentare, al punto che i Governi hanno speso miliardi di dollari in sussidi per rendere accessibile il prodotto a tutti. 

Per rendere l’idea, una focaccia sovvenzionata in Egitto viene venduta a 1 centesimo di dollaro e i fornai vengono risarciti per le perdite subite. Adesso con questi aumenti è possibile che il programma di sussidi subisca un ridimensionamento per non pesare troppo nelle casse statali, ad esempio stabilendo che solo le persone più povere possano beneficiare del pane sovvenzionato. 

Altri Paesi della stessa Regione vivono anche una situazione particolarmente insidiosa per lo stesso motivo. La Tunisia infatti sta cercando alternative provando a importare grano da Stati come Uruguay, Bulgaria e Romania per rimediare alla carenza dal duo Russia-Ucraina. Mentre il Marocco, che fa affidamento per circa il 25% sull’import del Mar Nero, si è riferito alle fonti di Argentina, Francia e Polonia .

 

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