I mercati dietro le quinte: il punto di Davide Biocchi

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi, Professional Trader, intervistato da Manuela Donghi

davide biocchi

La settimana è iniziata con il crollo delle Borse: era da mettere in conto? Anche in maniera così forte?

Era da mettere senz’altro in conto, anche se non era possibile prevedere questa intensità. La Borsa è un mercato dove sono quotate imprese che hanno interazione con l’economia reale. Se questa si blocca completamente, è ovvio che ci siano vendite di riflesso, dettate anche da panico, e che queste generino crolli.

I mercati temono ancora le incognite, le incertezze legate alla durata del Coronavirus. Ma non riescono a tranquillizzarsi nemmeno un po’ nemmeno con le misure che i Governi stanno prendendo?

Il problema vero è l’incertezza. I mercati sono nel dubbio: quanto durerà questa situazione? Quanto impatterà nei conti delle società quotate? In preda a questo dubbio amletico nel frattempo vendono. Le misure dei governi sul fronte sanitario sembrano appropriate, mentre sul fronte economico c’è una pericolosa inerzia passiva. Non hanno ancora deciso come arginare l’inevitabile emergenza finanziaria cui andremo incontro, con problemi di liquidità. Invece servirebbe agire subito, altrimenti è ovvio che i mercati vendano. E le vendite chiamano e chiameranno altre vendite, alcune volute, altre obbligate, figlie dell’iper-regolamentazione della finanza, degli stop loss e dei margin-call. Il rischio è un autoavvitamento del sistema finanziario.

E a questo proposito, scusa se insisto, è sufficiente quello che è stato messo in campo fino adesso?

No, perché non si capisce in quale modo si intendono proteggere le imprese, e di riflesso i lavoratori, dai danni subiti. Prendiamo ad esempio il caso dell’Italia, che tutti conosciamo bene, perché viviamo la cosa dall’interno: c’è un tale blocco profondo di qualsiasi attività, produttiva e del settore servizi, che sarà poi difficile anche solo capire come fare a rimettere in moto il tutto. Evidentemente non basterà girare di nuovo la chiave per ricominciare… L’economia pagherà un dazio enorme, che misureremo nel PIL: l’abbiamo capito che subirà un calo pesantissimo?

… sì, ma vale in effetti la pena ricordarlo. Questa settimana è stata peraltro decretata ufficialmente la fine del mercato “Toro” più lungo della storia, con S&P500 e DJ che sono entrati ufficialmente nella fase di mercato ‘Orso’ (perdita > 20% dai massimi del 19 febbraio). E’ iniziata quindi una nuova fase?

Toro o orso, è questione di tecnicismo, ma magari post contesto Coronavirus i mercati potrebbero recuperare parzialmente. Va ricordato infatti che servirebbe fare un +70% per tornare sui massimi di pochi giorni fa. Però abbiamo tutto per recuperare, almeno in parte. I passaggi tra fase toro e orso, o viceversa, di solito richiedono tempo, anche anni, mentre qui il tutto è avvenuto in pochi giorni. Questa distorsione tenderà a rientrare. In ogni caso abbiamo perso la spensieratezza con cui si saliva seppur a dispetto della congiuntura economica non favorevole.  Questa fase è senz’altro conclusa.

Altro spunto della settimana. I mercati non riescono a respirare nemmeno con le Banche Centrali? Hanno fatto abbastanza secondo te? Facciamo una panoramica generale… concentrandoci naturalmente soprattutto sulla Bce, alla luce di quanto accaduto dopo il discorso di Christine Lagarde. 

Senza troppe mezze misure definisco pessimo l’atteggiamento della Lagarde, perché a domanda precisa ha detto: “Noi non siamo qui a preoccuparci per lo spread dei singoli Paesi”, scaricando di fatto l’Italia, con le conseguenze che abbiamo visto sul mercato. Ha in pratica dichiarato che lo spread non era di competenza della Bce, scatenando nei mercati l’idea che per coprirsi dal rischio Coronavirus bastasse shortare l’Italia, le sue banche e il suo Btp, visto che non risultava più protetta da alcuno scudo della Bce. Altro che “what ever it takes”, questa è una colpa grande! Poi però va sottolineato che non sono le Banche centrali, quantomeno non solo loro, a dover agire. Occorrono risposte politiche a livello governativo europeo e dei Paesi sovrani, per creare immediatamente stimoli fiscali e agevolazioni per le imprese. La medicina non è il taglio dei tassi ma gli stimoli all’economia. I mercati sono preoccupati e la Lagarde non ha aiutato, anzi… Avrebbe dovuto dire: “Esorto i governi ad agire, ma noi (Bce) ci siamo e faremo tutto il possibile a sostegno dell’euro”. Invece si è lavata le mani come Ponzio Pilato, facendo un danno enorme, soprattutto all’Italia.

Permettimi una domanda poco politically correct: ti manca Mario Draghi?

Non mi manca lui come persona. Manca piuttosto una figura in grado di imporsi per autorevolezza. In Europa c’è un vuoto da questo punto di vista. In America c’è Trump: simpatico o no che sia, più autoritario che autorevole, ciononostante parla ai mercati e non lesina contributi ad alto spirito nazionalistico. Nessuno in Europa è in grado di farlo ora. Draghi era riconosciuto e rispettato dai mercati perché sapeva parlare loro col piglio giusto: dopo di lui un vuoto incolmabile. Non che Trump mi sia particolarmente simpatico, ma questo ruolo gli va riconosciuto

Sempre Trump, il nostro solito market mover… Che “ruolo” gli dai in questa emergenza?

Trump ha preso il toro per le corna, aumentando la sua comunicazione e lanciando chiari messaggi di decisionismo. Non lesina critiche agli europei per inazione, critica il suo competitor Biden per come agì ai tempi dell’ influenza suina e così facendo fa anche campagna elettorale. Trump fa tutto insieme allo stesso momento ed è sempre sulla cresta dell’onda. Ribadisco: in Europa manca una figura simile… Ursula von der Leyen è nuova e sbiadita: sembra non in grado di proporre linee guida…

Nell’ultima settimana sono state poche le società risparmiate dal massacro nelle Borse. Le vendite sui mercati finanziari hanno riguardato qualunque settore, ma secondo te ci sono alcuni comparti dell’economia che, seppur in un contesto di rallentamento, potrebbero uscirne bene?

In Italia come altrove non mancano società in grado di beneficiare di questi momenti, ma in linea di massima questo mercato non è da comprare. Punto! Poi magari ci sonno settori come le utilities che vengono meno penalizzati, ma scendono comunque. I rimbalzi si chiamano così perché sono solo temporanei. La Borsa non recupererà tutto in un fiato. Deve e dovrà consolidare nel tempo, prima di recuperare, altrimenti la fretta produrrà solo rimbalzi effimeri.

In questo clima e in un contesto sicuramente molto precario per ovvie ragioni, come ti senti di salutare i lettori di Borsa e Finanza questa settimana?

Spiegando che non credo sia ancora il momento di investire. La volatilità è alle stelle e rimarrà alta per un po’. Quello che resta più ricercato è la liquidità, a vista sul conto, pronta per essere indirizzata su qualche asset class, ma per ora resta in attesa. Al mercato serve un consolidamento che richiede e richiederà tempo. Dopo avere tanto parlato del paracadute, spero che chi ci segue l’abbia usato per proteggersi da questa caduta vertiginosa. Per chi non l’ha fatto ora serve sperare in un recupero.

Un’ultima cosa… Tu hai lanciato un sondaggio: di cosa si tratta?

Per far ripartire il Paese dopo la pessima Lagarde propongo di emettere un Btp speciale per aiutare le imprese, riservato a investitori italiani, con extra cedola legata al recupero del PIL, deducibile dal reddito. Noi italiani abbiamo la forza per sostenere la ripresa del Paese. TU lo sottoscriveresti?

Dimmelo qui: http://bit.ly/Dì_la_tua

 

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