I mercati dietro le quinte: il punto di Davide Biocchi, trader

I MERCATI DIETRO LE QUINTE: IL PUNTO DI DAVIDE BIOCCHI #5

davide biocchi

Intermarket ma non soltanto con Davide Biocchi (Directa Sim), intervistato da Manuela Donghi

Biocchi caricatura

Sono giorni cruciali per le Feste, si va alla caccia di regali e si cominciano a contare preventivamente gli stravizi, ma uno sguardo è sempre lì, sui mercati, nonostante la settimana prossima sia quella più ridotta proprio per le varie chiusure della Borsa. Per la dieta c’è sempre tempo, ma per il riposo?

Ciao Davide!

Ciao, beh, di riposo parliamo dopo, magari…

Hai ragione, prima concentriamoci sui mercati, anche perché questa è stata una settimana, anzi un mese ricco di eventi!

Sì, esatto. In effetti io partirei proprio dal fatto che tutto sommato il mercato ha continuato a girare qui intorno tutto il mese e va a chiudere, consolidandoli, vicino ai massimi dell’anno. Perché è vero che mancano ancora tre sedute, ma l’anno di fatto si è chiuso oggi con le scadenze tecniche.

Scusa se ti interrompo, ma mi sembra che tu esprima una malcelata soddisfazione…

E certo che è una soddisfazione! Perché in fondo più volte ho detto che non dovevamo aspettarci un rally di Natale dopo un anno di crescita, ma semmai un consolidamento dei guadagni. E così, un mese ricco di appuntamenti, in cui c’erano le elezioni Uk, le Banche centrali sugli scudi, la Brexit e la trade war sullo sfondo e ha fatto capolino pure l’impeachment di Trump, tutto è scivolato via liscio come l’olio. E inoltre ci siamo tolti di mezzo alcuni potenziali rischi sistemici, che ora spaventano molto meno.

Tipo la Brexit?

Esattamente. La Brexit, finalmente, sta volgendo al termine. E dopo quasi quattro anni, quasi mi dispiace… Scherzo, ovviamente. Ma ci aggiungo anche la Fase 1 della Trading War, anche se qui ci attendono le puntate successive.

Sarebbe a dire? E quali altri temi si inseriranno secondo te nel dibattito economico, il prossimo anno, ormai?

Beh per l’appunto la trade war parte seconda, più tecnica e noiosa, Poi le conseguenze post Brexit, che incideranno notevolmente sull’economia europea, e infine le elezioni Usa, che saranno il momento clou del 2020. E tutto questo senza dimenticare l’agenda macroeconomica, che scandirà le scelte delle banche centrali, che come al solito saranno protagoniste. Ci aggiungerei anche il tema commodities, con petrolio e oro che devono farci vedere se saranno forti oppure no, senza dimenticare le correlazioni tra le varie asset class.

Ne hai già individuata qualcuna?

Senz’altro sì. Ne parlo da un po’ e mi sembra evidente che nel 2020, se dovesse continuare, questa correlazione inversa tra reddito fisso (in particolare il Bund tedesco) e Borse potrebbe portare qualche sorpresa. Tutti i titoli di stato stanno aumentando i loro rendimenti, questo significa che il denaro parcheggiato viene parzialmente tirato via e al momento e il mercato azionario è il maggiore beneficiario.

Ho la sensazione che stia per arrivare un MA…

… ma dobbiamo capire bene cosa ci sta dietro, altrimenti assumeremmo un bel rischio. Nel senso che dobbiamo capire se questa uscita dal Bund per andare su azionario è figlia solo di una fame disperata di rendimento, e in questo caso parlerei di “trade della speranza”, oppure se c’è qualcuno che sta guardando oltre i dati macro e sta pensando di comprare un bottom in Europa.

Quale accendiamo?

La prima sinceramente mi sembra più plausibile. Certo il mercato ne sta beneficiando a livello di valori, ma i numeri della macroeconomia non sostengono per nulla questa crescita, soprattutto in Europa. Sembra proprio il trade della disperazione…

E quindi?

Beh l’America quantomeno tiene e i suoi numeri non sono poi malaccio, anche se lontani a quelli del 2018. L’Europa invece frena proprio! E lo fa a partire dalla Germania, la sua locomotiva, che è pervasa da un pessimismo diffuso, soprattutto nel settore della manifattura. E se stanno male loro figuriamoci gli altri Paesi, che spesso dipendono proprio dal colosso tedesco. Non dimentichiamoci che la Germania misura in billion, mentre gli altri in million… E il post-Brexit sarà decisivo, perché il commercio verso il Regno Unito, insieme allo spauracchio dei dazi Us e le difficoltà dell’automotive sono quelli che hanno un po’ piegato i tedeschi. In particolare il settore auto vive più precarietà perché sta passando dall’era del Diesel a quella dell’elettrico e contestualmente sta cambiando radicalmente il modo in cui si acquista l’automobile (sempre più noleggio a lungo termine). La confusione regna di conseguenza sovrana nella testa degli acquirenti.

Quindi è per questo che il mercato dell’auto è in discesa, non è difficile capirlo…

Esattamente. Troppe indecisioni fanno sì che l’acquirente si fermi in attesa di capirne di più, ma nel frattempo il settore soffre di brutto, anche perché deve investire più del solito per trovare soluzioni vincenti tra ibrido ed elettrico.

Senti, con questa premessa ho un po’ di paura a chiederti dell’Italia…

Se la locomotiva è in crisi, figurati il vagone postale… Quindi senza di loro come facciamo a  riprenderci noi?

Senti Davide, torno su un concetto che abbiamo già analizzato ma che hai ripreso anche oggi. Sui fondamentali non abbiamo nulla che giustifichi un rialzo di Borsa, ma cosa significa quindi nello specifico?

Significa che bisogna trovare una spiegazione per cui mentre tutti si aspettano che i mercati debbano scendere, in realtà questi salgono da tempo (oltre il 23% di performance da inizio anno). E la mia spiegazione, che a molti non piace, è che la crescita dei mercati non si basa per nulla su aspettative legate ai fondamentali dell’Europa, perché sono pessimi, ma sul tecnicismo che ho descritto sopra: flussi di liquidità fuoriescono dal Bund e finiscono sulle azioni che crescono di valore con scambi crescenti. La liquidità sposta i mercati che, sottoposti a pressioni in acquisto, salgono fregandosene di tutto e apparentemente senza spiegazione alcuna…

Però?

E si, c’è un però… Questa fase non può durare in eterno, è come una macchina con la batteria scarica che si sta cercando di far partire a spinta. Se la spinta è sufficiente a innescare la ripartenza allora si può continuare e chissà, porterebbe proprio la Borsa a innescare ottimismo e a far tornare la  voglia di investire.

Altrimenti?

Altrimenti ci aspetta un hard landing, un atterraggio duro. Perché se si riesce a tornare ai 25000 punti di indice, cioè sopra al livello che respinge da 10 anni ogni velleità rialzista della nostra Borsa allora tutto bene, altrimenti il ritorno indietro sarà bello tosto. Basta imparare dal passato: da qui si può rischiare di tornare indietro parecchio. Per questo serve buttare il cuore oltre l’ostacolo e con un po’ di ottimismo (per ora ingiustificato) cavalcare questo rialzo, seppur con un robusto paracadute.

C’è qualcosa che ti fa essere almeno un pochino ottimista? Dimmi di sì, ti prego…

Ma sì, dai! Per esempio, gli Usa difficilmente vorranno trovarsi in recessione nel periodo elettorale. Soprattutto non lo vorrà Trump! Infatti appena sente odore di crisi mette sotto pressione il Governatore della Fed Jerome Powell affinché dia stimoli all’economia.

L’America ok, ma in Europa si perdono pezzi.

Evidentemente ti riferisci al Regno Unito che se ne va. Capisco la tua preoccupazione, ma stiamo a vedere. Io ho imparato a non contraddire mai il mercato che ha sempre ragione e per ora sale anche se è difficile capire perché. Per questo dico che serve il paracadute. Per parafrasare Montanelliti turi il naso” e compri, e se serve ti proteggi. Come? Vendendo quel che hai, oppure con i futures, o con le opzioni… Le opportunità fortunatamente non mancano.

Il quadro, adesso mi sembra più chiaro. Ci torneremo nelle prossime settimane… intanto Buon Natale, che farai?

Mi riposo qualche giorno. Siccome ritengo che il prossimo anno ne vedremo delle belle preferisco arrivarci fresco e preparato. Credo che il mercato nel 2020 sarà frizzante a prescindere dal verso, Non avremo da annoiarci.

Ok, allora mi riposo un po’ anch’io…

Hai colto il punto, Manuela. Buon Natale!

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