Inflazione: ecco 7 consigli utili per proteggersi - Borsa e Finanza

Inflazione: ecco 7 consigli utili per proteggersi

Inflazione: ecco 7 consigli utili per proteggersi

La domanda che molti si stanno facendo in questo momento è se l’alta inflazione che stiamo vivendo in questo periodo storico sia transitoria oppure destinata a durare a lungo. Gran parte dei Governatori delle principali Banche Centrali del mondo continuano a sostenere la tesi della temporaneità della crescita dei prezzi, determinata più che altro dalla carenza di manodopera e dalla scarsità degli approvvigionamenti. Questa teoria è confutata da chi sostiene invece che sarà proprio la scarsità della forza lavoro che spingerà in alto i salari e farà in modo che l’inflazione permanga.

La distinzione è molto importante perché da quanto avverrà nei prossimi mesi si determina la politica monetaria degli istituti centrali, con ovvi riflessi sui mercati finanziari. Il problema è che le ultime risultanze arrivate dal Dipartimento del Lavoro americano non fanno ben sperare. L’indice dei prezzi al consumo del mese di ottobre è cresciuto del 6,2% in USA, il livello più alto dal 1990. Questo ha dato forza a quanti finora hanno avvertito della minaccia di un’inflazione duratura e della necessità di adottare tutti gli strumenti adeguati per combatterla e per proteggersi.

 

Inflazione: le contromisure che i risparmiatori possono adottare

A questo punto i risparmiatori si chiedono quali siano le contromisure da adottare in relazione al carovita, ipotizzando che sia qui per restare. Ve ne possono essere 7 da tenere in debita considerazione, vediamole nel dettaglio.

 

Investire sui titoli che traggono vantaggio dall’aumento dei prezzi

L’aumento dei prezzi tende a spingere in alto i rendimenti obbligazionari sulle attese che le Banche Centrali si muovano prima per stringere sul costo del denaro. Questo favorisce indubbiamente i titoli bancari perché allarga lo spread tra i tassi sul denaro che le banche prestano e quelli sui depositi dei risparmiatori. Saranno avvantaggiate anche le azioni delle aziende che producono beni di consumo essenziali, in quanto hanno meno difficoltà a trasferire il costo delle materie prime sui consumatori finali. I più penalizzati saranno quei titoli di società che prendono a prestito per investire nel lungo termine. In testa a questa categoria vi sono le aziende tecnologiche, ma anche le immobiliari e le case automobilistiche. Tali società dovranno sostenere oneri di finanziamento più alti se i tassi dovessero crescere.

 

Evitare il reddito fisso

L’inflazione erode i guadagni in termini reali, di conseguenza se si acquista un prodotto che dà una rendita vitalizia ciò che si ottiene periodicamente perde valore nel tempo. Sarebbe meglio piuttosto investire in rendite fisse a breve termine oppure che sono indicizzate alle azioni che guadagnano in ambienti inflazionistici. Sarebbero da evitare anche le obbligazioni, i titoli di Stato e i fondi obbligazionari che non sono indicizzati all’inflazione, in quanto con l’aumento futuro dei tassi vedono il prezzo di mercato abbassarsi perché meno attraenti rispetto ai titoli di nuova emissione.

 

Sì a mutui, no a carte di credito

Un aspetto che bisognerà valutare con attenzione riguarda le modalità di finanziamento. In questo momento accendere un mutuo a tasso fisso bloccando il costo per lungo tempo potrebbe essere un’ottima scelta in un contesto in cui i tassi saliranno nei prossimi anni. Inoltre, acquistare una casa ora potrebbe rivelarsi un affare per il futuro, essendo che un’inflazione maggiore fa salire il prezzo degli immobili. I debiti con la carta di credito invece sono legati a un tasso variabile, quindi con il tempo tendono a costare di più.

 

Investire nelle materie prime

Gran parte della crescita dei prezzi che si sta vedendo in questi mesi è fortemente dettata dall’aumento del prezzo delle materie prime sul mercato, dovuto alla scarsità dell’offerta rispetto al boom della domanda. In particolare sono quelle energetiche come il gas naturale e il petrolio ad essere sulla cresta dell’onda. Potrebbe essere una buona soluzione seguire il trend puntando direttamente sui prodotti agganciati alle materie prime oppure su azioni delle compagnie energetiche che traggono beneficio dell’energy crunch. Anche alcuni prodotti agricoli come mais e grano hanno vissuto un periodo di rialzi e, con le previsioni di condizioni metereologiche avverse per il raccolto, potrebbero continuare il rally.

 

Investire nei beni rifugio

In periodi di alta inflazione gli investitori sono sempre andati in soccorso di beni che non perdevano il loro valore intrinseco. Tra questi spiccano senza dubbio l’oro e altri metalli preziosi come l’argento e il platino. In questa veste negli ultimi tempi si sono fatte strada anche le criptovalute, sebbene l’alta volatilità faccia dubitare sull’effettiva validità delle valute digitali come copertura contro il rialzo dei prezzi.

 

Evitare le aziende che soffrono dell’aumento dei salari

La carenza di manodopera spingerà tantissime aziende a cercare lavoratori, dovendo però affrontare il problema dell’aumento dei costi. In particolare sono le società della ristorazione tra quelle più impegnate a reclutare personale, trovandosi costrette a pagare di più. Invece le società tecnologiche nel tempo aumenteranno sempre più gli investimenti nelle macchine e meno nelle persone, quindi dovrebbero soffrire in maniera inferiore l’incremento del costo della manodopera. Vi sono però alcune aziende tecnologiche che producono software avanzati che consentono la ricerca in modo efficiente del personale abbattendo i costi. Queste potrebbero avvantaggiarsi da un costo del salario più alto.

 

Evitare le aziende sanitarie

L’inflazione potrebbe ricevere un grande contributo dalla sanità, per effetto della pandemia. Da quando il Covid-19 è entrato nelle nostre case vi è stato un incremento notevole della ricerca di personale sanitario, in concomitanza con il fatto che molti operatori hanno iniziato ad allontanarsi dal campo. Questo giocoforza determina una spirale inflazionistica del lavoro, con aumento dei costi per le aziende che operano nel settore sanitario.

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