Investire in terre rare? Ecco come fare con un ETF
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Investire in terre rare? Ecco come fare con un ETF

Investire in terre rare? Ecco come fare con un ETF

E’ possibile investire sulle terre rare? Quali sono le soluzioni a disposizione degli investitori? Vi sono prodotti quotati in Borsa Italiana? Scopriamo insieme come fare con un ETF e sfruttare un trend che grazie a tecnologia e green economy sta vivendo una fase di rally

 

Periodicamente le cosiddette terre rare tornano sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Situazioni di tensione sui prezzi generati da elevata domanda da parte dell’industria oppure da contesti di tensione sul fronte geopolitico vista la forte concentrazione in poche zone del mondo, tra le cause principali di questa attenzione rivolta dai media al business delle terre rare. In questo 2021 puntuale è arrivata la fase di rally nei prezzi delle terre rare aggravata da un contesto di generale poderoso rialzo della maggior parte dei prezzi delle materie prime.

 

Terre rare: cosa sono e a cosa servono

Prima di vedere come è possibile cavalcare sui mercati questo trend con un investimento via ETF, scopriamo cosa sono le terre rare e di cosa si tratta. Le terre rare sono un gruppo di diciassette elementi chimici, più precisamente: cerio (Ce), disprosio (Dy), erbio (Er), europio (Eu), gadolinio (Gd), olmio (Ho), lantanio (La), lutezio (Lu), neodimio (Nd), praseodimio (Pr), promezio (Pm), samario (Sm), scandio (Sc), terbio (Tb), tulio (Tm), itterbio (Yb) e ittrio (Y).

Questi metalli sono considerati fondamentali per la produzione di diversi componenti dell’industria tecnologica ed elettronica. Troviamo terre rare in prodotti di largo consumo come televisori, memorie dei computer, batterie, cellulari. Ma troviamo terre rare anche e soprattutto nella cosiddetta green technology. Pannelli fotovoltaici e industria automobilistiche ne fanno largo uso, ma anche le stesse turbine eoliche utilizzano terre rare per la loro produzione di alta tecnologia. Basti pensare che per la produzione di un normale veicolo elettrico è richiesta una quantità di minerali da sei a otto volte maggiore rispetto a quella impiegata per fabbricare un veicolo convenzionale con motore a combustione interna.

Nel prossimo decennio l’uso di singoli minerali come cobalto, grafite e litio potrebbe aumentare di 21, 25 e 42 volte, rispettivamente, in conseguenza di una spinta aggressiva verso l’uso di energia pulita (fonte IEA). L’aspetto forse più paradossale della vicenda è che se le terre rare servono per alimentare l’industria verde, queste stesse materie prime proprio per la loro difficoltà di estrazione e raffinamento risultano essere particolarmente impattanti ed inquinanti nei siti di estrazione e dintorni.

 

Terre rare: ecco l’ETF quotato in Italia che compensa un vuoto

I mercati finanziari come ben sappiamo negli ultimi tempi si sono concentrati su tematiche e quella delle terre rare obiettivamente mancava sul mercato italiano. Giusto segnalare quindi che è arrivato anche in Italia un ETF che investe sulle cosiddette terre rare. Come vedremo tra poco in realtà lo strumento di VanEck investe anche in altro.

Cominciamo con il dire che l’ETF arriva in Italia 11 anni dopo il lancio avvenuto negli States nel 2010. Chi pensa di aver perso l’affare del secolo può stare tranquillo. Dal lancio avvenuto nel 2010 la performance è negativa di circa il 4%. Un recupero avvenuto tutto negli ultimi 12 mesi con un travolgente +170%. Ecco spiegato l’interesse del pubblico per questo strumento. Osservando il grafico la prospettiva appare peraltro incoraggiante. Tra il 2016 e il 2020 sembra essere stato realizzato un doppio minimo confermato proprio nel 2021 con il break del massimo del 2018.

Il paniere delle società che compongono l’ETF è molto ridotto e quindi siamo di fronte a quei classici ETF dove la diversificazione non è un pro dello strumento. Sono infatti 21 le azioni che replicano l’indice MVIS Global Rare Earth/Strategic Metals Index e le prime 10 società coprono il 60% del portafoglio. La replica è fisica completa e il costo dell’ETF è pari a 0,59% all’anno. La missione di questo indice è ricomprendere al suo interno le società che generano almeno il 50% dei propri ricavi da metalli strategici, dalle terre rare o da progetti estrattivi che, quando sviluppati, potrebbero generare almeno il 50% dei ricavi da metalli strategici/terre rare.

Il VanEck Vectors Rare Earths and Strategic Metals (codice ISIN IE0002PG6CA6) tiene quindi le maglie larghe ipotizzando anche un business che va oltre le terre rare ricomprendendo dei generici metalli strategici. Particolare nel KIID il riferimento trovato sulle azioni cinesi. Essendo una fetta importante di questo business l’ETF può investire fino al 60% del proprio net asset value direttamente in azioni emesse da società quotate sullo Shanghai Stock Exchange o lo Shenzhen Stock Exchange. Ed infatti la Cina copre il 35% del paniere seguita dall’Australia con il 30% e gli USA con il 15%.

In conclusione possiamo dire che l’ETF di VanEck compensa un vuoto di offerta presente sul mercato italiano relativamente all’investimento in terre rare e metalli strategici in genere. Le quotazioni storicamente non appaiono care dal punto di vista dei fondamentali e dei prezzi registrati 10 anni fa. Attenzione però ad alcuni punto di debolezza dell’ETF come la concentrazione geografica e la scarsa diversificazione del numero di società presenti nel paniere.

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Redazione

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