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Investire in Turchia? Ecco come fare con gli ETF

Come investire in Turchia utilizzando gli ETF quotati a Piazza Affari

Investire in Turchia? La Borsa e la lira turche hanno perso terreno negli ultimi anni per le politiche della banca centrale, influenzate dal presidente Erdogan. Vediamo come in vestire in azioni dell’estremo lembo d’Europa

 

Investire in Turchia? L’investimento nel mercato azionario turco potrebbe a prima vista sembrare attraente all’investitore che guardi alla sottoperformance e alla lunga discesa sui minimi dei listini del Paese. Tuttavia bisogna essere prudenti perché per la nazione sul Bosforo i problemi da affrontare non sono pochi.
A cominciare dal fatto di essere l’ultima frontiera prima di entrare nel campo bellico russo ucraino. La Turchia, infatti, si affaccia sul Mar Nero, oggi caldissimo. Anzi di più, ne controlla l’accesso avendo sotto controllo lo stretto dei Dardanelli e lo stretto di Istanbul che, con il Mar di Marmara, portano dal Mar Egeo al Mar Nero. Una posizione strategica, da sempre, che ha visto tensioni e contrapposizioni, da sempre. Per questo il premier Recep Tayyp Erdogan, al potere dal 2003, vuole far pesare a livello geopolitico la posizione strategica della Turchia facendo guadagnare al Paese, nei consessi internazionali, quello spazio perso a livello economico.

La dipendenza dal petrolio e un’inflazione schizzata all’80% per effetto di una scellerata politica monetaria rappresentano gli elementi più critici quando si analizza l’attuale momento dell’economia turca. Infatti, dopo aver abbassato i tassi di interesse al 14%, la Banca centrale ha adottato un approccio attendista e poi ha effettuato un nuovo taglio al 13% in agosto, anche a causa delle avverse reazioni dei mercati che hanno alimentato fiumi di vendite costringendo Erdogan ad adottare misure di contenimento della fuoriuscita dei capitali, ma soprattutto di sollievo per una popolazione che si trova a che fare con prezzi al consumo che su base annua sono cresciuti a luglio del 79,6%.

Le conseguenze di queste scelte sono ben visibili sulla lira turca che solo negli ultimi 5 anni ha perso oltre il 300% rispetto all’euro, creando le premesse per un disastro economico che ha generato una perdita di potere d’acquisto per la popolazione. Il tutto aggravato dall’impennata del prezzo delle materie prime dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Erdogan sa che deve fare in fretta per cercare di rimediare a una situazione che ha spinto la Borsa turca espressa in euro ai minimi storici.

Negli ultimi 10 anni l’indice Msci Turkey ha perso il 6% all’anno contro il +5% annuo dell’indice azionario emergente. Una sottoperformance importante. Se ci trovassimo di fronte a un indice tra i più importanti del mondo non si potrebbe che pensare a una occasione secolare. Trattandosi però della borsa turca e soprattutto di azioni quotate in lire turche, qualche precauzione aggiuntiva è doverosa. Di certo trovarsi ai minimi dal 2009 ingolosisce l’investitore a caccia di interessanti occasioni di acquisto e in effetti i numeri dei principali indicatori fondamentali. Il rapporto prezzo utili è inferiore a 7. Il rapporto tra prezzo e valore di libro è di 1,3.

 

Investire in Turchia: 2 ETF quotati alla Borsa di Milano

Vediamo ora due ETF azionari quotati alla Borsa di Milano che permettono ai risparmiatori di investire in Turchia. Il prodotto di riferimento sul quale fare delle valutazioni è l’ETF iShares MSCI Turkey con ISIN IE00B1FZS574, strumento quotato dal 2006 e con capitalizzazione superiore ai 100 milioni di euro.

L’alternativa meno costosa è l’ETF di Lyxor (LU1900067601), con 0,45% di spese correnti annue contro 0,74% di iShares, che però capitalizza 70 milioni di euro. Quest’ultimo si differenzia anche per la replica (sintetica) e per l’utilizzo dei proventi essendo ad accumulazione (iShares invece è a replica fisica ma a distribuzione).

Entrambi gli ETF hanno come sottostante l’indice Msci, in grado di offrire una buona diversificazione settoriale: i finanziari coprono il 23% del totale, seguiti da industriali (21%), materiali (16%) e beni di largo consumo (12%). Il difetto più evidente è l’assenza di diversificazione. Le prime 10 società rappresentano ben il 95% dell’intero portafoglio.

In conclusione una Borsa, quella turca, che potrebbe beneficiare di uno stop nella guerra tra Russia e Ucraina per il venir meno di una serie di problemi legati all’inflazione, ma anche per un atteggiamento meno belligerante di un membro Nato come appunto la Turchia finora molto ostile al governo americano.

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