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Italia: per Moody’s unico Paese in Europa a rischio downgrade

Italia: per Moody's unico Paese in Europa a rischio downgrade

L’Italia è a rischio di declassamento, secondo Moody’s. La società di rating americana ha scritto in un rapporto che la terza economia europea è l’unica che potrebbe perdere la qualifica di investment grade, seppure gli analisti non abbiano espresso alcuna opinione in merito alla probabilità che ciò si verifichi. A rendere concreto questo rischio contribuiscono la “crescita lenta e i maggiori costi di finanziamento che potrebbero indebolire ulteriormente la posizione fiscale dell’Italia”, osserva Moody’s.

Gli analisti dell’agenzia mettono in risalto il fatto che il paese affronti rischi elevati con riferimento alle riforme cruciali che il governo Meloni dovrà attuare per potenziare la crescita, come quelle legate alla ricezione dei fondi del PNRR. Attualmente l’Italia ha un rating Baa3 con outlook negativo, ossia una tacca sopra al livello “junk”. Il prossimo appuntamento con la valutazione del credito di Moody’s è il 19 maggio.

 

Italia: cosa significa per i BTP un downgrade di Moody’s

Quanto potrebbe incidere un eventuale downgrade di Moody’s sui titoli di Stato italiani? Guardando il quadro nel complesso, la situazione per il momento appare abbastanza tranquilla. Lo spread tra i BTP a 10 anni e i Bond tedeschi alla stessa scadenza si è ridotto notevolmente dalla fine dello scorso anno, ovvero da 250 a 187 punti base. Ciò è il risultato di due fattori preponderanti. Uno è l’obiettivo dichiarato del governo di voler mantenere una certa sobrietà fiscale per tenere i conti in ordine al cospetto delle richieste e delle raccomandazioni che arrivano da Bruxelles. Un altro si riferisce allo scudo anti-frammentazione che la Banca Centrale Europea ha pronto nel caso ce ne fosse la necessità. Dall’annuncioa metà 2022 lo scudo non sia mai stato utilizzato.

Gli investitori quindi si sentono più tranquilli e rassicurati. Tuttavia, qualsiasi scossone proveniente dalle agenzie di rating  non passerebbe inosservato o quantomeno contribuirebbe a generare qualche turbolenza. Bisogna tenere conto che, per un paese indebitato come l’Italia, i rendimenti più alti generati dall’aumento dei tassi della BCE potrebbero essere devastanti per i conti pubblici. “Le prospettive macroeconomiche italiane per il 2023-24 non sembrano così cupe come inizialmente previsto e Meloni ha finora evitato un forte confronto con l’Ue” ha affermato Evelyne Gomez-Liechti, stratega dei tassi presso Mizuho International Plc. Fitch Ratings, che ha una view più stabile di quella di Moody’s,  esprimerà un giudizio sul debito italiano il 12 maggio.

S&P Global Ratings venerdì scorso si è espressa con maggiore ottimismo, affermando che le prospettive del paese sono stabili e riflettono l’aspettativa che “il debito pubblico italiano rispetto al PIL diminuirà nel 2023-2026, con una ripresa della crescita economica il prossimo anno, sostenuta dagli investimenti dell’Ue, dalla domanda estera e dalla stabilizzazione delle ragioni di scambio”. Questa valutazione “è bilanciata rispetto al rischio di un’inversione nella realizzazione di riforme critiche”, ha aggiunto l’agenzia. In questo momento, comunque, l’Italia presenta un debito/PIL di oltre il 140% e viaggia con una crescita sostanzialmente lenta.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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