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Joan Laporta, chi è e che cosa fa il presidente del Barcellona

Un primo piano di Joan Laporta

Ha messo a rischio “la sua salute e il suo patrimonio” per il Barcellona: così El Paìs descrive il presidente Joan Laporta in un ritratto spietato del suo “sistema di comando”. Il periódico spagnolo lo chiama “il Re Sole” perché costruisce le sue fortune sulle disgrazie altrui: prima la gestione fallimentare di Joan Gaspart, poi le dimissioni di Josep Maria Bartomeu, arrestato nell’ambito delle indagini del “Barçagate”, le diffamazioni perpetrate dalla sua dirigenza ai danni di giocatori e soci critici nei confronti della società. Ma chi è Laporta e com’è arrivato alla guida di uno dei club più gloriosi d’Europa?

 

Chi è Joan Laporta

Classe 1962, nato e cresciuto a Barcellona, Joan Laporta Estruch è un avvocato: laureato in legge con una specializzazione in gestione delle imprese e diritto societario, è il fondatore insieme a Xavier Arbós Codina dello studio Laporta & Arbós. Attivo in campo politico, Laporta è deputato del Parlamento catalano dal 2010 al 2012 e attualmente è presidente di Democràcia Catalana, partito indipendentista da lui fondato per sfidare il potere centrale di Madrid. Dalla politica al calcio, il passo è breve: més que un club, più di un club, è il motto che incarna lo spirito del Barça, la sua vocazione a essere simbolo non solo di una città ma di una regione che non si è mai del tutto sentita parte della Spagna.

Con i suoi 220mila soci, il Barcellona rappresenta il più grande esempio di azionariato popolare nel mondo, più di Bayern Monaco e Borussia Dortmund in Germania. Laporta comincia la scalata alla presidenza nel 1998 lanciando la piattaforma Elefant Blau, un movimento che si oppone al nuñismo (la gestione del presidente José Luis Núñez, il più longevo di sempre e quello che ha conquistato la prima Coppa dei Campioni) e sostiene il candidato Àngel Fernández. Ma devono passare cinque anni e l’interregno di Joan Gaspart prima di presentare ufficialmente la sua candidatura.

 

Da quanto tempo gravita nel calcio

Grazie al supporto di giovani imprenditori e navigati uomini d’affari, Laporta si candida a numero uno del Barcellona alle elezioni del 2003: il 15 giugno si vota, i candidati sono sei e con il 52,7% dei consensi sbaraglia la concorrenza del grande favorito Lluis Bassat, diventando all’età di 41 anni il quarto presidente più giovane nella storia del club. Supportato dai consigli del “profeta” Johan Cruyff e dal lavoro del vicepresidente Sandro Rosell e dell’amministratore Ferran Soriano, Laporta guida un profondo rinnovamento della rosa e ottiene fantastici risultati sportivi.

Nel 2005, nonostante le dimissioni di cinque ex membri del Consiglio di amministrazione (tra cui Rosell) che denunciano l’autoritarismo, il nepotismo e l’opacità delle sue operazioni, Laporta non si ferma e inanella una serie di vittorie e acquisti stellari: Thierry Henry, Leo Messi, Ronaldinho e Samuel Eto’o diventano los 4 fantásticos. Il voto di sfiducia viene rimandato al 2008, ma nonostante più del 50% dei soci voti a favore, la mozione non va a buon fine e il presidente resta al suo posto. È la rivelazione del caso di spionaggio interno alla junta directiva (il direttore generale Joan Oliver assolda una società specializzata per monitorare i directivos Joan Boix, Joan Franquesa, Rafael Yuste e Jaume Ferrer nelle loro attività al di fuori del club) a convincere Laporta a non ricandidarsi per le elezioni presidenziali del 2010, vinte da Rosell con il 60% delle preferenze.

Non mancano altre controversie nel suo curriculum, come il coinvolgimento nel caso Negreira (l’ex vicepresidente degli arbitri spagnoli sospettato di aver intascato pagamenti illeciti da parte del club catalano) per cui è indagato per corruzione, la chiusura del canale televisivo ufficiale del Barça per migliorare i conti del club (facendo risparmiare 8 milioni di euro all’anno, ma lasciando per strada 150 persone che lavorano all’emittente), il supporto al progetto Superlega e la partenza forzata di Messi per rispettare il salary cup.

 

A quanto ammonta il suo patrimonio

Nel corso della sua carriera, Laporta accumula dividendi succulenti. Il suo patrimonio è sconosciuto, ma c’è chi lo stima tra i 10 e i 50 milioni di euro. I guadagni derivano principalmente dalla carriera legale, dallo stipendio del club e dagli accordi di sponsorizzazione. Tra le sue proprietà figurano numerosi terreni, attività immobiliari e un’impresa di costruzioni. È famoso in città l’attico di oltre 300 metri quadrati che il manager possiede in Avenida Diagonal e che ha acquistato per più di 3 milioni di euro.

Il 7 marzo 2021 Laporta è rieletto presidente del Barça con il 54,3% dei voti, battendo nettamente gli altri candidati Victor Font (30%) e Toni Freixa (8,6%). Stavolta l’avvocato eredita un club in una situazione tutt’altro che rosea, con ricavi ridotti e un indebitamento finanziario superiore al miliardo di euro. Il suo programma si basa su los cinco deberes, le cinque erre: ridurre i costi, rifinanziare il debito, recuperare i ricavi, rivedere il budget e ripristinare la tesoreria.

 

Quanto ha investito nel Barcellona

Diventare presidente del Barcellona non è per tutte le tasche. Per la rielezione del 2021, Laporta raccoglie 124,6 milioni di euro di garanzie per presiedere il club, uno dei prezzi più alti pagati nella storia del Barça per assumere la presidenza. Chi lo critica sostiene che i suoi CdA fanno spese superflue e sproporzionate e che il leader continua a spendere e comprare, fregandosene della crisi e dei debiti. Nella stagione 2022-2023, tuttavia, il club chiude il bilancio con un utile netto di 304 milioni di euro, ricavi per 1,259 miliardi e costi operativi saliti a 1,165 miliardi.

A Laporta si devono gli ingenti investimenti nella Masia, l’efficace settore giovanile: una fucina di talenti che permette al club di fare ottime plusvalenze. C’è poi la questione stadio: il presidente chiude l’operazione di finanziamento per il restyling del Camp Nou definendolo “il più importante progetto istituzionale della storia del club” che trasformerà l’impianto nel “miglior stadio del mondo”.

I lavoro di Espai Barça, che dovrebbero terminare nel 2027, non comportano costi per i soci né ipotecano il club: il prestito sarà pagato con il reddito straordinario ottenuto dallo stadio, che dovrebbe aggirarsi sui 300 milioni all’anno. Lo storico impianto di Les Corts verrà completamente rinnovato, con l’ampliamento da 99mila a 110mila posti e un costo complessivo stimato in 900 milioni.

Sul fronte del calciomercato, l’acquisto più costoso del Barça di Laporta è quello di Zlatan Ibrahimović, pagato all’Inter la bellezza di 69,50 milioni. Nulla a che vedere con i 135 milioni spesi da Bartomeu per Philippe Coutinho e per Ousmane Dembélé. Quanto al valore del club, oggi quello del Barcellona è di 5,51 miliardi secondo la classifica delle 30 squadre che valgono di più stilata da Forbes: la terza posizione in assoluto, dietro agli eterni rivali del Real Madrid e al Manchester United.

 

I risultati sportivi nel corso della sua presidenza

Laporta è presidente del Barcellona per due mandati: il primo dal 15 giugno 2003 al 30 giugno 2010, il secondo dal 7 marzo 2021 ad oggi con la sua rielezione. Durante la sua prima esperienza al vertice del club, quella cominciata con Frank Rijkaard in panchina e fuoriclasse come Leo Messi, Ronaldinho, Eto’o, Xavi, Andrés Iniesta e proseguita con l’arrivo di Pep Guardiola, il club conquista quattro campionati spagnoli, due Coppe nazionali e tre Supercoppe, due Champions League, una Supercoppa europea ed un Mondiale per club.

Con la fine dell’era Guardiola e l’addio di Messi, il secondo mandato di Laporta – dal 2010 al 2020 al suo posto c’è Bartomeu – si rivela più difficile del previsto. La stagione 2021-2022, caratterizzata dal cambio di allenatore con l’esonero di Ronald Koeman e l’approdo di Xavi, si conclude senza titoli in bacheca. Il Barça si rifà nel 2022-2023 vincendo il campionato (27esimo titolo della storia) e la 14esima Supercopa, ma fallendo in Champions con l’uscita nella fase a gironi e in Europa League con l’eliminazione agli spareggi. Anche nel 2023-2024 le cose non vanno come previsto: quando la squadra è in piena crisi di risultati, come un fulmine a ciel sereno, Xavi annuncia l’addio a fine stagione.

“Ho ragionato da tifoso e da uomo del club. Sono io il responsabile, ora i giocatori saranno più liberi. La squadra ha bisogno di un cambio di rotta. Voglio ringraziare il presidente per la fiducia, sono un tifoso del Barça e desidero il meglio per il club”, le parole del tecnico. Chi sarà il prossimo allenatore scelto da Laporta? C’è grande fermento in casa azulgrana: Mikel Arteta e Thomas Tuchel, Jürgen Klopp e Roberto De Zerbi, Thiago Motta e Sergio Conceiçao, Hansi Flick e Imanol Alguacil sono i nomi caldi che già animano e dividono i tifosi.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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