La BoJ alza i tassi, ma lo yen non si muove

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Lo yen si rafforza leggermente sui mercati valutari dopo la decisione della Bank of Japan di alzare i tassi di interesse ai massimi dal 1995. Tuttavia, la valuta giapponese rimane sopra la soglia psicologica di 160 per dollaro Usa, rendendo concreta la possibilità che il Ministero delle Finanze intervenga direttamente con massicci acquisti valutari qualora lo yen dovesse perdere ulteriore terreno.

Il cambio Usd/Jpy è in rialzo di oltre 2 punti percentuali da inizio anno e ha accelerato il passo dopo lo scoppio della guerra in Iran a fine febbraio, poiché gli investitori hanno acquistato il dollaro come bene rifugio. L’accordo che ha posto fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran, insieme all’ultima stretta della Banca del Giappone, potrebbe però allentare la pressione sulla divisa nipponica, aumentando le probabilità di un percorso più accidentato per il rally di lungo periodo del “ninja”.

 

In questo articolo:

 

  • La BoJ alza i tassi di interesse
  • Yen: cosa pensano gli analisti

 

La BoJ alza i tassi di interesse

Non accadeva da 31 anni che i tassi di interesse in Giappone fossero così elevati. Come previsto, la BoJ ha effettuato una stretta di un quarto di punto percentuale, portando il costo del denaro dallo 0,75% all’1%. La Banca centrale ha motivato la decisione con il minore rischio di un peggioramento dell’economia giapponese a causa della guerra in Medio Oriente, dopo l’accordo di pace raggiunto tra Stati Uniti e Iran e le misure adottate dal governo nipponico per limitare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Inoltre, la normalizzazione della politica monetaria trova supporto nella necessità di contenere le pressioni inflazionistiche. Secondo la BoJ, infatti, le aziende stanno trasferendo i maggiori costi del petrolio lungo la filiera a un “ritmo relativamente rapido”.

La banca centrale ha anche deciso di sospendere, a partire dal prossimo aprile, il programma di riduzione graduale degli acquisti di obbligazioni, continuando ad acquistare circa 2.000 miliardi di yen, pari a 12,5 miliardi di dollari, di titoli di Stato giapponesi al mese.

Le misure restrittive della BoJ potrebbero dare ossigeno allo yen, anche se alcuni operatori si aspettavano una mossa più coraggiosa, con una stretta di 50 punti base. Tuttavia, la debolezza della valuta peggiora la bilancia commerciale del Giappone e alimenta l’inflazione, fattori che continueranno a spingere la BoJ verso ulteriori rialzi dei tassi, secondo gli analisti.

 

Yen: cosa pensano gli analisti dopo la decisione della BoJ

La reazione contenuta dello yen all’aumento dei tassi della BoJ lascia pensare che il mercato avesse già scontato la mossa della banca centrale, ma soprattutto che “l’ampio differenziale dei tassi con gli Stati Uniti continui a non sostenere la valuta”, ha affermato Kieran Williams, responsabile Asia FX di Intouch Capital Markets. A suo avviso, nel medio termine la pressione sullo yen difficilmente si attenuerà soltanto grazie all’aumento dei tassi, “lasciando l’intervento delle autorità giapponesi come un rischio concreto nel breve termine”.

Prima della riunione, Citigroup ha elaborato una previsione di lungo periodo per il cambio Usd/Jpy, indicando un livello di 160, pur stimando una correzione a 155 entro la fine del 2026. Secondo la banca statunitense, la debolezza dello yen nel breve termine è destinata a persistere e la normalizzazione della politica monetaria della BoJ non sarà sufficiente a invertire la tendenza. Citi ritiene inoltre che, in questa fase, saranno necessari interventi del Ministero delle Finanze per contenere la debolezza della valuta nazionale.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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